Dolcificanti, la saccarina altera il microbiota intestinale e favorisce le infiammazioni epatiche

University of Georgia, Athens – University of North Carolina, Chapel Hill (USA)  STUDIO ORIGINALE

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Uno studio condotto dalle università statunitensi della Georgia e del North Carolina svela nuovi meccanismi d’azione della saccarina, uno dei più comuni dolcificanti artificiali. Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Food and Chemical Toxicology, la saccarina agisce sul microbiota intestinale modificandone la composizione e il funzionamento, facilitando l’insorgere di infiammazioni a carico del fegato.

La saccarina, in uso fin dal 1879, è il dolcificante artificiale più antico ed è generalmente considerata sicura, nonostante alcuni studi su animali abbiano già confermato che può modificare la composizione del microbiota e il metabolismo dei batteri presenti nell’intestino. I meccanismi esatti dietro questo fenomeno, tuttavia, non sono stati finora chiariti.

L’ipotesi dei ricercatori è che la saccarina possa stimolare nei batteri intestinali la produzione di lipopolisaccaridi e altri metaboliti potenzialmente dannosi, provocando così l’insorgere di infiammazioni. Per verificare la tesi, gli scienziati hanno sperimentato per sei mesi su un gruppo di venti roditori, somministrando a una parte degli animali un dosaggio di saccarina disciolta nell’acqua di 0,3 mg/kg, quantità paragonabile a quella consigliata per gli esseri umani (15 mg/kg).

I ricercatori hanno condotto analisi genetiche e prelevato campioni fecali per analizzare la composizione del microbioma e i relativi meccanismi d’azione dei batteri. Pur non influendo sulla ricchezza e sulla biodiversità del microbioma, la saccarina altera l’abbondanza relativa delle specie batteriche presenti nell’intestino, favorendo la proliferazione di batteri legati all’insorgere di infiammazioni, come il Corynebacterium, a danno di altre specie la cui carenza crea un ambiente favorevole all’infiammazione.

Il rapporto fra microbioma, risposta immunitaria e infiammazioni è ben documentato nella letteratura scientifica, e la scoperta di per sé indica un ruolo chiave della saccarina in tal senso. Le analisi genetiche aggiungono tuttavia un altro tassello, che ha aiutato i ricercatori a comprendere meglio il meccanismo d’azione del dolcificante: nel fegato dei roditori esposti alla saccarina è stata infatti evidenziata una sovrabbondanza di due geni, iNOS e TNF-alfa. Il primo gioca un ruolo chiave in numerose infiammazioni a carico del fegato, il secondo può promuovere il danneggiamento delle cellule epatiche.

La saccarina agirebbe quindi da mediatore per l’insorgere di infiammazioni: modificando la composizione del microbioma e il suo metabolismo (sono state riscontrate 1743 alterazioni a livello molecolare nel microbioma dei roditori esposti alla saccarina) e favorendo l’espressione genica a livello di mRNA.

«Questo studio offre nuove conoscenze sulle alterazioni funzionali indotte dalla saccarina nell’intestino», scrivono gli autori, «e una potenziale correlazione fra le perturbazioni del microbioma intestinale e l’infiammazione cronica nell’ospite».

Davide Soldati

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