Alzheimer, studio italiano svela il ruolo di alcuni batteri intestinali

Ospedale Fatebenefratelli – Brescia (Italy) STUDIO ORIGINALE

Una peculiare composizione del microbioma intestinale sembra caratterizzare i meccanismi con cui insorge la malattia di Alzheimer.

Ad affermarlo è uno studio dell’ospedale Fatebenefratelli di Brescia coordinato da Giovanni Frisoni e Annamaria Cattaneo, pubblicato su Neurobiology of Aging.

Secondo quanto emerge dall’indagine, la sovrabbondanza di alcuni ceppi batterici a scapito di altri sarebbe legata alla presenza, nei pazienti affetti da patologie cognitive, di processi infiammatori.

Nelle patologie neurodegenerative si osserva un accumulo di proteine tossiche a livello cerebrale. Nell’Alzheimer sono la proteina beta-amiloide e la proteina tau. Anche se i meccanismi con cui insorgono queste patologie non sono ancora del tutto chiari, sappiamo che l’infiammazione a livello del sistema nervoso centrale svolge un ruolo nella loro patogenesi.

Alcuni studi recenti su modelli animali hanno indicato come possibile causa dell’infiammazione una specifica composizione del microbioma intestinale: alterazioni nella popolazione batterica a livello enterico sono state osservate nella sclerosi multipla e nel Parkinson.

Per verificare l’esistenza di alterazioni simili nei pazienti affetti da Alzheimer, suggerita anche da studi precedenti, i ricercatori di Brescia hanno preso in esame un gruppo ristretto di pazienti anziani e sono stati confrontati con un gruppo di controllo di 40 pazienti con problemi cognitivi, ma privi di placche amiloidi, nonché altri 33 pazienti con danni cognitivi.

Hanno quindi analizzato sei specifici ceppi batterici legati all’infiammazione e monitorato i livelli di citochine pro-infiammatorie o antinfiammatorie a livello ematico.

Rispetto ai pazienti sani, quelli con danni cognitivi da amiloidosi presentano un livello di citochine pro-infiammatorie più alto e una sovrabbondanza di batteri appartenenti alla specie Escherichia/Shigella, con una carenza di Eubacterium rectale. Quest’ultimo svolge una funzione principalmente antinfiammatoria.

La natura dello studio e la ristrettezza del campione preso in esame impediscono ai ricercatori di stabilire una relazione causa-effetto.

I dati sembrano tuttavia suggerire che alcuni specifici batteri possano stimolare una reazione immunitaria e infiammatoria a livello del sistema nervoso centrale in virtù della quale potrebbe scaturire l’accumulo di proteine tossiche.

Gli autori dello studio non possono però al momento escludere che possa esistere una relazione diretta fra la formazione di placche proteiche e il microbioma. Le ipotesi sono molteplici ed è lo stesso Frisoni a precisare, come riportato dall’agenzia stampa Lapresse: «Lo studio dell’interazione tra microbi intestinali e cervello è un percorso di ricerca che merita di essere ulteriormente esplorato».

Davide Soldati