Ansia e stress: allo studio prebiotici sperimentali per ridurli

The APC Microbiome Institute – Cork (Ireland) STUDIO ORIGINALE

La somministrazione di prebiotici sembra giocare un ruolo importante per il trattamento dell’ansia e dello stress.

John F. Cryan, il ricercatore irlandese che ha coordinato lo studio.

A dimostrarlo sono alcuni ricercatori dell’APC Microbiome Institute, in Irlanda, che hanno valutato nei topi l’effetto sull’asse cervello-intestino dei frutto-oligosaccaridi (FOS) e dei galatto-oligosaccaridi (GOS), fibre solubili con azione prebiotica.

I prebiotici sono sostanze non digeribili che subiscono un processo di fermentazione da parte dei batteri intestinali, al termine del quale vengono prodotti acidi grassi a catena corta e acido lattico.

Nonostante la loro somministrazione sia notoriamente associata a effetti benefici sull’intestino e sul sistema immunitario, l’utilizzo dei prebiotici come mezzo per manipolare il microbioma è, ancora oggi, un campo poco esplorato, soprattutto per quanto riguarda i possibili esiti sul sistema nervoso centrale.

Gli autori dello studio hanno quindi deciso di valutare se, e come, i FOS e i GOS agiscano sull’ambito comportamentale e in particolare sulla sfera dell’ansia e della depressione.

I due prebiotici sono stati somministrati ai topi, da soli o in combinazione, per alcune settimane, durante le quali un gruppo di roditori è stato sottoposto a stress psicosociale cronico. I ricercatori hanno analizzato i livelli plasmatici di corticosterone, la composizione del microbiota e la concentrazione degli acidi grassi a catena corta nell’intestino cieco.

Inoltre, hanno eseguito test comportamentali per valutare i livelli di ansia e stress.

Secondo quanto riportato sulla rivista Biological Psychiatry, il trattamento combinato con i due prebiotici ha mostrato effetti sia antidepressivi, sia ansiolitici. Inoltre, la somministrazione dei soli GOS, o della combinazione con i FOS, sembra in grado di ridurre il rilascio di corticosterone indotto dallo stress.

I dati ottenuti indicano anche la capacità dei prebiotici di modificare l’espressione genica in due aree molto importanti del cervello, l’ippocampo e l’ipotalamo. Inoltre, per quanto riguarda la concentrazione nell’intestino cieco degli acidi grassi a catena corta, sono stati rilevati alcuni cambiamenti, che correlano in maniera significativa con gli esiti positivi osservati a livello comportamentale.

Infine, è stato dimostrato che gli effetti indotti dallo stress psicosociale cronico sono stati annullati dalla somministrazione dei prebiotici, non solo per quanto riguarda l’ambito comportamentale, ma anche per quanto concerne la composizione microbioma intestinale. L’assunzione di FOS e GOS ha infatti vanificato l’azione dello stress, annullando la riduzione sia della concentrazione di lattobacilli e bifidobatteri, sia del rapporto fra actinobatteri e proteobatteri osservate nei topi “stressati” che non hanno assunto prebiotici.

Analisi delle coordinate principali della matrice di distanza Weighted Unifrac del microbiota cecale nei tre gruppi di topi analizzati dallo studio. In fucsia il gruppo di controllo, in giallo i topi sottoposti a stress, in blu il gruppo sottoposto a stress che ha ricevuto FOS e GOS. (B) Rapporto Actinobatteri/Proteobatteri. (C) Abbondanza relativa dei phyla batterici del microbioma cecale nei tre gruppi di topi analizzati dallo studio. (Modificata da http://www.biologicalpsychiatryjournal.com/article/S0006-3223(17)30042-2/abstract)

Nel complesso, i risultati ottenuti dai ricercatori indicano quindi un ruolo benefico dei prebiotici per il trattamento di comportamenti legati allo stress e sottolineano l’importanza di considerare il microbioma intestinale, nell’ambito della psichiatria nutrizionale, come nuovo target terapeutico per trattare le patologie correlate all’asse cervello-intestino.

I prebiotici, essendo substrati per le fermentazioni microbiche intestinali, sono in grado di modulare la composizione del microbiota e potrebbero rappresentare una nuova modalità per ridurre gli effetti dello stress.

In letteratura, è noto il ruolo delle popolazioni microbiche intestinali nella modificazione e produzione di molecole neuroattive in grado di influenzare significativamente tutti quei parametri (neurochimici, immunologici, ma anche comportamentali) importanti nell’ambito delle patologie psichiatriche associate allo stress.

«Quanto osservato apre le porte a una nuova strategia basata sulla dieta per combattere gli effetti dello stress» – commenta John F. Cryan, coordinatore dello studio. «Se i risultati ottenuti nei topi saranno confermati anche nell’uomo, sarà possibile sviluppare un trattamento “psicobiotico” per combattere patologie come depressione e ansia».

Lisa Trisciuoglio

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