Autismo: trapianto di microbiota potrebbe migliorare i sintomi

Arizona State University – Tucson (USA) STUDIO ORIGINALE

Uno studio condotto dalla Arizona State University rivela un nuovo approccio per trattare i disturbi dello spettro autistico: il metodo, testato su un piccolo gruppo di pazienti tra i 7 e i 16 anni, ha prodotto un miglioramento sensibile e costante dei sintomi cognitivi e intestinali legati all’autismo. Pur trattandosi di uno studio pilota, potrebbe diventare la base per ricerche future sull’argomento.

I disturbi dello spettro autistico riguardano una percentuale crescente di bambini, e le cause scatenanti di questa complessa patologia neurobiologica non sono ancora state chiarite del tutto.

Alla base sembra esistere una complessa interazione tra fattori genetici e ambientali: fra questi è incluso il microbiota intestinale, una componente insieme ambientale e parzialmente ereditaria.

Oltre ai noti disturbi di tipo cognitivo e d’interazione sociale, spesso sono associati all’autismo disturbi di tipo gastrointestinale (costipazione, diarrea o un’alternanza fra le due).

Numerosi studi supportano l’ipotesi che nei pazienti autistici si abbia un microbioma squilibrato e con una minore diversità tra specie batteriche.

Studi in vivo e trial clinici precedenti hanno provato l’efficacia rispettivamente di probiotici e di antibiotici per riequilibrare il microbioma e alleviare i sintomi gastrointestinali e cognitivi legati all’autismo, ma i benefici si sono rivelati temporanei e sono regrediti velocemente al termine del trattamento.

La ricerca, publicata su Microbiome, ha preso spunto da questi risultati applicando la tecnica del trapianto fecale, che consente di introdurre una maggiore varietà di specie batteriche rispetto ai probiotici. La tecnica è stata applicata con successo per le infezioni ricorrenti da Clostridium difficile e sembra efficace anche per il trattamento di alcune infiammazioni croniche intestinali.

L’ipotesi degli scienziati è che l’autismo e i sintomi gastrointestinali correlati derivino in parte dal microbioma, e che il trapianto fecale possa rappresentare una strategia efficace per riequilibrarlo.

La sperimentazione è stata condotta su diciotto pazienti, sottoposti a un ciclo preparatorio di antibiotici per ripulire il microbioma intestinale. Il successivo trapianto del microbioma intestinale, proveniente da feci di donatori sani, si è svolto in due fasi: una prima somministrazione ad alto dosaggio seguita da dosi più basse di mantenimento per le successive 7 settimane. Al termine del trattamento, i pazienti sono stati monitorati per altre otto settimane.

Al termine del trattamento, il miglioramento dei sintomi gastrointestinali legati all’autismo si è attestato su una media del 77%, mentre i sintomi cognitivi e relazionali della patologia (registrati seguendo i criteri diagnostici standard) sono migliorati del 25%. I benefici sono rimasti costanti, stando ai risultati, anche nelle otto settimane di follow-up.

Nonostante si tratti di uno studio pilota, condotto su un campione estremamente ridotto e non in modalità a doppio cieco (quindi soggetto in una certa misura all’effetto placebo), i ricercatori considerano incoraggianti i risultati, e contano di stimolare l’interesse ad approfondire la validità del trapianto fecale come strumento terapeutico contro l’autismo.

Davide Soldati