Carcinoma polmonare: nel microbioma dell’espettorato possibili biomarker

Aberystwyth University – Swansea University (Gran Bretagna) STUDIO ORIGINALE

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Un recente studio pilota, coordinato da Luis A. J. Mur della Aberystwyth University, nel Regno Unito, suggerisce la possibilità che il microbioma dell’espettorato possa fornire biomarcatori batterici utili per la diagnosi e la stadiazione del carcinoma polmonare.

L’espettorato è costituito dall’insieme di muco, microrganismi, detriti cellulari e altre particelle intrappolate nel muco. Raccoglierne un campione e analizzare la composizione del microbioma permetterebbe di ottenere in modo non invasivo, secondo quanto riportato, informazioni utili sull’apparato respiratorio.

Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Plos One hanno deciso di valutarne la potenziale utilità clinica nel caso di sospetto di tumore al polmone: a questo scopo, i ricercatori hanno raccolto campioni di espettorato da 10 pazienti che presentavano sintomi riconducibili al carcinoma polmonare.

Lo studio sul carcinoma polmonare

I risultati ottenuti dal sequenziamento metagenomico del materiale raccolto hanno permesso di evidenziare differenze nel microbioma dei quattro soggetti ai quali è stato effettivamente diagnosticato un carcinoma polmonare, rispetto ai sei per i quali l’esame istologico ha dato esito negativo.

Dai risultati ottenuti è emerso che sette specie batteriche erano presenti in tutti e dieci i partecipanti allo studio. Ma tra questi, lo Streptococcus viridans è risultato significativamente più abbondante nei pazienti con tumore del polmone.

Altre sei specie batteriche sono state osservate, con livelli significativamente diversi fra di loro, in tutti i soggetti sani, mentre in tutti i pazienti con carcinoma polmonare sono stati riscontrati 16 ceppi batterici.

I ricercatori hanno anche rilevato che cinque specie (G. adiacens, S. intermedius, M. tuberculosis, Streptococcus viridans, Mycobacterium bovis) erano significativamente più numerose nei campioni di espettorato raccolti dai pazienti con tumore del polmone rispetto ai soggetti sani.

Inoltre, la presenza di G. adiacens è risultata associata, solo nei pazienti oncologici, a quella di altre sei specie batteriche (Enterococcus sp. 130, Streptococcus intermedius, Escherichia coli, Streptococcus viridans, Acinetobacter junii, Streptococcus sp. 6), la cui abbondanza relativa sembra essere correlata ai diversi stadi della malattia.

Nel loro complesso, i dati raccolti dimostrano quindi per la prima volta l’utilità dell’analisi metagenomica del microbioma dell’espettorato che, in futuro, potrebbe essere utilizzata per individuare in modo non invasivo biomarker per lo screening del carcinoma polmonare.

Trattandosi di uno studio pilota, i risultati ottenuti dovranno però essere prima confermati in coorti più ampie di pazienti.

Lisa Trisciuoglio

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