Consumare funghi potrebbe migliorare il microbiota intestinale

3 Dicembre 2018 / di Silvia Radrezza

Università del Minnesota (studio originale)

Stato dell’arte
Nonostante i funghi non siano considerati come “alimenti fonte di fibre”, contengono carboidrati indigeribili poco digeribili che potrebbero avere effetti positivi per la salute intestinale.
Cosa aggiunge questa ricerca
Si è valutato l’impatto del consumo di funghi vs carne in termini di tolleranza gastrointestinale, di produzione di acidi grassi a catena corta e ramificata, di effetto lassativo e di composizione del microbiota.
Conclusioni
È stato osservato un effetto positivo, ma sono necessarie ulteriori ricerche per interpretare come le alterazioni batteriche indotte dal consumo di funghi possano riflettersi sulla salute.

Cereali, legumi, frutta e verdura. Sono queste le principali fonti di fibre che tutte le linee guida raccomandano per uno stile di vita sano.

E i funghi? Pensandoci bene non li troviamo così di frequente nelle indicazioni dietetiche. Che effetti hanno nel nostro organismo? Ci fornisce qualche informazione a riguardo lo studio coordinato da Julie Hess dell’Università del Minnesota e pubblicato su Nutrients.

Nonostante i funghi non siano inclusi tra i classici “alimenti fonte di fibre”, contengono carboidrati non o poco digeribili come chitine, oligosaccaridi, beta-glucani, mannitolo ecc. che potrebbero avere effetti positivi per la salute intestinale.  

Le ricerche, condotte finora solo sugli animali, hanno infatti dimostrato come alcuni carboidrati contenuti, per esempio, nei comuni funghi champignon (Agaricus bisporus) possano essere utilizzati come prebiotici in modelli murini o di pollo. Nonostante i risultati promettenti, non sono stati trovati riscontri anche nell’uomo, almeno fino al presente studio.

I ricercatori americani hanno confrontato l’impatto del consumo di champignon arrostiti (226 gr + 6 gr di fibre addizionali / pasto) per 10 giorni, vs quello di carne (28 gr/pasto) per altri 10 giorni, sui marcatori di salute intestinale e sulla composizione del microbiota fecale in 32 adulti sani. È stato inoltre valutato e comparato il livello di fermentazione delle due diete, basandosi sulla concentrazione degli acidi grassi a catena corta (SCFAs) e di quelli ramificati (BCFAs), la tolleranza gastrointestinale, l’effetto lassativo, il peso delle feci oltre che i loro pH e consistenza.

Di seguito i risultati ottenuti sulla base dei test di misurazione per la produzione di gas fermentativi, dei questionari compilati dai soggetti inclusi al termine di ogni trattamento e dell’analisi dei campioni fecali.

Test di fermentazione

A tutti i partecipanti è stato chiesto di soffiare all’interno di speciali sacche prima di pranzare e dopo 60, 90 e 180 minuti dal pasto per valutare il contenuto di idrogeno e metano, marcatori di fermentazione delle fibre. Nessuna differenza è stata riscontrata tra i due regimi alimentari.

Tolleranza gastrointestinale

Sulla base dei questionari compilati è emerso che:

  • al primo e secondo giorno, il consumo di funghi ha comportato un maggior numero di sintomi gastrointestinali, flatulenza in particolare, rispetto al consumo di carne nello stesso periodo
  • al termine dei due periodi di studio (10° giorno della dieta con funghi e con carne rispettivamente) non è risultata alcuna differenza significativa tra i due regimi alimentari in termini di sintomi gastrointestinali
  • nessun evento avverso è stato registrato durante tutto lo studio
  • nel complesso, entrambe le diete si sono mostrate ben tollerate

Effetto lassativo

Il peso delle feci durante la dieta a base di funghi è risultato significativamente superiore, mentre nessuna differenza è emersa in termini di frequenza della defecazione, pH o consistenza.

Concentrazione di SCFAs e BCFAs

Nessuna differenza importante nella concentrazione di acetato, propionato, butirrato, isobutirrato o valerato tra i due periodi di trattamento. Al contrario, il contenuto di isovalerato si è mostrato significativamente superiore in seguito al consumo di carne.

Microbiota intestinale e funghi

Nel complesso, il sequenziamento genico dei 261 campioni fecali raccolti durante tutto lo studio ha mostrato la presenza di 11 phyla, 68 famiglie e 69 generi batterici. Nel dettaglio:

  • a livello di phyla, Bacteroidetes e Firmicutes sono risultati i più abbondanti, sia durante la dieta a base di funghi, sia durante quella a base di carne (37.79% e 31.65% vs 49.81% e 54.84% rispettivamente), seguiti da Proteobacteria (3.08% vs 2.65%) e Verrucomicrobia (1.71% vs 1.96%)
  • a livello di genere, invece, la maggiore espressione è stata attribuita a Bacteroides, Parabacteroides, Blautia, Ruminococcus, Coprococcus, Faecalibaterium, Sutterella e Akkermansia
  • Bacteroides, Parabacteroides, Coprococcus, Sutterella e Anaerostipes sono risultati maggiormente presenti dopo la dieta a base di funghi

Nonostante questi siano dati preliminari, un buon consumo di funghi sembrerebbe avere qualche effetto a livello intestinale.

Come suggeriscono gli stessi autori, sono però necessarie ulteriori ricerche per interpretare come le alterazioni batteriche indotte dal consumo di funghi possano riflettersi sulla salute dell’ospite.

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