Ted Dinan: «Così abbiamo scoperto il legame tra microbiota e depressione»

4 Dicembre 2018

La depressione è la più grave tra i disturbi psichiatrici, nonché una delle più comuni condizioni mediche. Affligge almeno il 5% della popolazione ed è un problema globale che non impatta solo sulla salute mentale, ma anche su quella fisica. Infatti, i pazienti con depressione maggiore cronica hanno, ad esempio, maggiore rischio cardiovascolare.

Ma il microbiota dell’intestino gioca o no un ruolo nella genesi della depressione?

Proprio indagando su questo punto, i ricercatori della University College Cork, in Irlanda, hanno scoperto che il microbiota intestinale nei pazienti depressi è inferiore per diversità e ricchezza. In altre parole, nell’intestino dei pazienti con depressione maggiore vi sono meno microrganismi.

Non solo. Trapiantando il microbiota da un soggetto depresso a uno sano, è possibile trasferire il comportamento depressivo e parallelamente alterare il metabolismo del triptofano e indurre lo sviluppo di infiammazione.

È quindi lecito chiedersi se, targettizzando il microbiota, sia possibile curare la depressione.

Secondo Ted Dinan, ricercatore della University College Cork che da anni indaga proprio sull’asse intestino-cervello, a parte antidepressivi e terapie psicologiche, bisogna fornire ai pazienti consigli dietetici al fine di promuovere una maggiore diversità e rendere più rapido il processo di guarigione nel recupero dalla depressione. E la dieta mediterranea, con molta frutta, verdura e pesce, oltre a una limitazione di carne rossa, potrebbe essere una risposta.

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