I risultati suggeriscono la possibilità di utilizzare l’enzima TnAsi, l’indolo prodotto dal microbiota intestinale e il recettore AhR come bersagli terapeutici per i disturbi affettivi associati all’IBS.
Un indicatore delle conseguenze biologiche delle nostre scelte alimentari, dei farmaci che utilizziamo, delle condizioni sociali in cui cresciamo e delle decisioni collettive che modellano l'ambiente in cui viviamo.
Carlotta Bolliri, biologa nutrizionista, spiega come la perdita di diversità microbica e l’alterazione dell’equilibrio intestinale possano associarsi a uno stato infiammatorio e a diverse condizioni croniche.
Interventi mirati al microbiota intestinale del neonato, soprattutto nei bambini nati con parto cesareo, potrebbero ridurre la probabilità disturbi neurologici.
Favorire l’allattamento al seno e ripristinare i livelli di microbi benefici, come B. infantis, potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto sulla salute delle disuguaglianze sociali.
La presenza di determinati microbi è correlata a importanti cambiamenti nell'espressione genica delle cellule tumorali e nell'ambiente immunitario circostante.
Maria Rescigno, docente e ricercatrice presso Humanitas University di Milano, illustra uno studio dedicato al ruolo protettivo del microbiota intestinale nei confronti degli effetti collaterali della chemioterapia.
La combinazione tra bedaquilina e curcumina manda in crisi il metabolismo di M. abscessus, bloccandone la sintesi macromolecolare e aumentandone la suscettibilità agli antibiotici.
Intervenire sul pathway microbiota-ergotioneina potrebbe rappresentare una nuova strategia per prevenire o trattare gli effetti collaterali cognitivi dei farmaci antipsicotici.