Complesso probiotico per un approccio preventivo alla sindrome metabolica

La sindrome metabolica è una malattia complessa, nella quale il microbiota ha un ruolo. Di conseguenza, l'integrazione con simbiotici potrebbe essere un valido supporto terapeutico. Ecco cosa ci dice a riguardo Arrigo F. G. Cicero, professore associato all'Università di Bologna e presidente della Società Italiana di Nutraceutica, in questa intervista realizzata con il contributo incondizionato di Roelmi HPC.

La sindrome metabolica è una malattia complessa associata a un aumentato rischio di patologie cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2, nonché una maggiore mortalità. Negli anziani, le caratteristiche di questa condizione sono una delle principali cause di morbilità e mortalità.

Anche il microbiota ha un ruolo nella sindrome metabolica: la disbiosi è in grado di compromettere alcuni recettori cardiometabolici e conseguentemente di aumentare l’incidenza di tale patologia.

Proprio per questo, alcuni studi hanno testato l’efficacia di alcuni ceppi probiotici per osservare se questo tipo di integrazione fosse in grado di migliorare la composizione del microbiota e contrastare la sindrome metabolica. E i risultati preliminari sono stati generalmente positivi.

l’integrazione con un simbiotico potrebbe avere un effetto positivo generale per il metabolismo

«In questo contesto – spiega Arrigo F. G. Cicero, professore associato all’Università di Bologna e presidente della Società Italiana di Nutraceutica – abbiamo condotto uno studio clinico a doppio cieco controllato randomizzato su 60 soggetti anziani che sono stati randomizzati per essere trattati con un simbiotico, una combinazione di tre specifici ceppi probiotici1 e un prebiotico, per valutare a breve termine se i loro parametri metabolici e infiammatori fossero influenzati da questo tipo di integrazione rispetto al trattamento con placebo. Quello che abbiamo osservato è che a breve termine c’è stato un miglioramento globale a partire dalla circonferenza della vita, al livello di trigliceridi, di colesterolo HDL e di glicemia a digiuno. Rilevante è stato il miglioramento parallelo sui marker di infiammazione sistemica come il livello di proteina CRP ad alta sensibilità che è nota per essere fortemente correlata non solo alle malattie infiammatorie, ma anche al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. I risultati dello studio supportano l’idea che l’integrazione con un simbiotico potrebbe avere un effetto positivo generale per il metabolismo e il vantaggio principale di questo approccio è che potrebbe essere usato anche per avere un beneficio sulla salute dell’intestino, sulla funzione immunitaria e sulla salute in generale.»

«Un altro punto rilevante – conclude Cicero – è che questo approccio non presenta correlazioni con qualsiasi tipo di rischio di interazione farmacologica con i farmaci più comunemente usati dagli anziani.»

Ecco l’intervista ad Arrigo F. G. Cicero, realizzata con il contributo incondizionato di Roelmi HPC.

1 complesso probiotico (L. plantarum PBS067, L. acidophilus PBS066, L. reuteri PBS072)

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