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Una dieta ricca di fibre migliora la salute gastrointestinale dei cani

Uno studio pubblicato su Gut Microbes ha dimostrato che i cani nutriti con cibi addizionati di una nuova miscela di fibre, ne beneficiano a livello gastrointestinale.
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Una dieta ricca di fibre migliora la salute gastrointestinale dei cani

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In questo articolo


  • Cosa si conosce dell’argomento
    La composizione del microbioma del cane domestico è influenzata dal tipo di cibo e dalla presenza di macronutrienti. La biodiversità a livello alfa si riferisce alla diversità di una comunità microbica all’interno di un singolo individuo canino. La biodiversità a livello beta si riferisce alla dissimilarità intragruppo tra diversi microbiomi canini all’interno dello stesso campione.

  • Cosa aggiunge questa ricerca
    Il microbioma canino, che risiede nel tratto gastrointestinale, ha la funzione di digerire i substrati della dieta: l’aggiunta di fibre al cibo da un lato fa aumentare gli “short-chain fatty acids” (SCFAs), come acetato e butirrato, che rappresentano metaboliti benefici della saccarolisi, agendo da antiinfiammatori intestinali; dall’altro lato fa diminuire gli amminoacidi liberi e gli SCFAs ramificati che, invece, rappresentano i dannosi metaboliti della proteolisi in quanto sostengono il processo di putrefazione.

  • Conclusioni
    L’aggiunta di fibre in cibo ricco in proteine o ricco in frumento porta a diversi vantaggi: miglioramento qualità delle feci, composizione del microbioma e miglioramento della diversità alfa dei cani malati; inoltre, il metaboloma globale di cani nutriti con cibo addizionato di fibre riflette una migliore condizione del tratto gastrointestinale.



Uno studio, da poco pubblicato su
Gut Microbes, ha dimostrato che i cani, nutriti con cibi addizionati di una nuova miscela di fibre, ne beneficiano a livello gastrointestinale.

Lo studio, condotto da M. I. Jackson et al, ha valutato la qualità delle feci, la composizione del microbioma e i derivati del metaboloma e conclude che la qualità delle feci di cani che mangiano cibo arricchito in fibre derivanti da noci, lino, emicellulosa e pectina migliora notevolmente.

Il miglioramento è dovuto sia a una maggiore presenza di materiale organico asciutto nelle feci, risultato di una diminuita digestione di carboidrati e proteine, sia a un maggiore assorbimento di sali minerali, diventati più biodisponibili grazie alle fibre.

Lo studio ha coinvolto un totale di 32 cani, 16 controlli sani e 16 con enteriti/gastroenteriti croniche, campione quest’ultimo che ha ulteriormente avvalorato questa scoperta. Le fibre sono state aggiunte a due diversi tipi di cibo: il primo a base di carni idrolizzate (HM) e il secondo ricco di frumento (GR). Le analisi sono state effettuate su campioni fecali.

Effetti della dieta sul microbioma

L’alfa diversità relativa al cibo HR è maggiore rispetto al cibo GR, indipendentemente dallo stato di salute. Il microbioma fecale di cani con enteriti/gastroenteriti croniche è diverso da quello dei controlli sani, in maniera dipendente dal tipo di cibo consumato. L’aggiunta di fibre alla dieta fa spostare l’alfa diversità del microbioma di cani malati verso quella della controparte sana, modulando la varietà e la quantità di specie presenti nel microbioma.

Invece, la beta diversità, maggiore in cani con patologie croniche rispetto a quelli sani nutriti con cibo GR, diminuisce in seguito all’aggiunta di fibre, in entrambi i campioni analizzati. Mentre in caso di cibo HR, la beta diversità, maggiore per il gruppo dei controlli sani, diminuisce in seguito all’aggiunta di fibre, ma solo per i cani sani.

Dal sequenziamento del DNA estratto dai campioni di feci selezionati per questo studio, è emerso che l’aggiunta di fibre influenza significativamente i livelli di OTU (Operational Taxonomic Units), solamente però nel gruppo di cani alimentati con cibo HR. Quindi, un forte driver nella diversità del microbioma è rappresentato proprio dalla composizione del cibo predominante.

Le fibre, inoltre, regolano la quantità di diverse specie di microrganismi sia saccarolitici che capaci di metabolizzare i polifenoli: un cibo HR addizionato di fibre fa aumentare la presenza, per esempio, del Bifidobacterium, e fa diminuire, per esempio, il Coprococcus; nel caso di aggiunta di fibre al cibo GR, aumentano, per esempio, specie quali la Colinsella, e diminuiscono specie note quali Dialister.

Effetti della dieta sul metaboloma

Dalla misurazione globale dei livelli di SCFAs e di aminoacidi liberi nelle feci si evince che:

  • l’aggiunta di fibre al cibo HR fa aumentare gli SFCA determinando un beneficio
  • l’aggiunta di fibre al cibo GR fa diminuire gli SFCAs ramificati e gli aminoacidi liberi dando, anche in questo caso, un beneficio

In entrambi i casi, spostandosi l’equilibrio saccarolisi/proteolisi a favore del primo processo, il pH diminuisce.

La dieta integrata di fibre provoca, inoltre, un calo nei livelli dei markers di putrefazione, di triptofano libero e dei suoi derivati (serotonina e indolo), e un aumento dei livelli di molecole bioattive (metaboliti secondari di origine vegetale) nelle feci. Queste svolgono attività anti-infiammatoria, provvedendo a mantenere florido il tratto gastrointestinale e a curare eventuali sue malattie.

Concludendo, il take home message degli autori è chiaro: i giovamenti tratti dalle fibre sono sicuramente ben fondati. L’unico limite dello studio è forse la valutazione del metaboloma e del microbioma nelle sole feci, che pregiudica la visione globale di tutti i possibili cambiamenti causati nell’organismo dall’aggiunta di fibre alla dieta.

Raffaella Gatta
Laureata in Biotecnologie per l‘Industria e per l’Ambiente, diventa nel 2009 PhD in Scienze Genetiche e Biomolecolari all’Università di Milano. Si è occupata di regolazione della trascrizione genica e di epigenetica. Ora si occupa di oncologia.

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