/
/
Cistiti ricorrenti: se la prevenzione passa da microbiota e sistema immunitario

Cistiti ricorrenti: se la prevenzione passa da microbiota e sistema immunitario

La prevenzione delle cistiti ricorrenti potrebbe beneficiare di approcci mirati al ripristino dell’equilibrio microbico e alla modulazione dell’immunità locale.
Stato dell'arte

Le infezioni delle vie urinarie (UTI) sono tra le infezioni batteriche più frequenti, soprattutto nella popolazione femminile. La gestione clinica resta spesso centrata sull’antibiotico, ma l’elevata frequenza di recidive e l’aumento dell’antibiotico-resistenza rendono sempre più rilevante lo studio di strategie preventive complementari.

Cosa aggiunge questa ricerca

Le UTI ricorrenti non dipendono soltanto dalla presenza di un patogeno, ma da un equilibrio complesso tra serbatoio intestinale e vaginale, capacità adesiva dei batteri uropatogeni, integrità dell’uroepitelio e qualità della risposta immunitaria locale. In questo scenario, alcuni ceppi di Lactobacillus sono studiati per il loro potenziale ruolo nella modulazione del microbiota e dell’immunità mucosale.

Conclusioni

La prevenzione delle cistiti ricorrenti potrebbe beneficiare di approcci mirati al ripristino dell’equilibrio microbico e alla modulazione dell’immunità locale. Tuttavia, l’effetto non può essere attribuito genericamente ai “probiotici”: ceppo, dose, via di somministrazione, popolazione target e outcome clinici restano determinanti.

In questo articolo

Le infezioni delle vie urinarie rappresentano una delle condizioni infettive più comuni nella pratica clinica. Nella maggior parte dei casi, soprattutto nelle forme non complicate, il principale responsabile è Escherichia coli uropatogeno, o UPEC, un microrganismo che origina spesso dal serbatoio intestinale e che può raggiungere il tratto urinario attraverso la colonizzazione progressiva dell’area periuretrale.

La cistite, nella sua forma sintomatica, è caratterizzata da disuria, urgenza minzionale, aumento della frequenza urinaria e, talvolta, dolore sovrapubico. Il trattamento antibiotico è generalmente efficace nella risoluzione dell’episodio acuto, ma il problema clinico emerge quando l’infezione si ripresenta

Perché le infezioni urinarie recidivano

Una quota significativa di pazienti sviluppa recidive dopo un primo episodio, talvolta sostenute dallo stesso ceppo batterico responsabile dell’infezione iniziale.

Questo dato ha modificato il modo in cui si guarda alla patogenesi delle UTI ricorrenti. Non si tratta soltanto di “eliminare” un batterio dall’urina, ma di comprendere come quel batterio riesca ad aderire, invadere, persistere e, in alcuni casi, riattivarsi. L’adesione all’urotelio è una fase cruciale: UPEC utilizza strutture fimbriali, in particolare le fimbrie di tipo 1 con l’adesina FimH, per legarsi ai recettori presenti sulle cellule superficiali della vescica. Questo consente al patogeno di resistere al lavaggio meccanico rappresentato dalla minzione e di iniziare la colonizzazione.

A questo punto UPEC può entrare nelle cellule epiteliali vescicali e trovare un ambiente protetto. Qui può formare comunità batteriche intracellulari o persistere in reservoir quiescenti, meno accessibili sia alla risposta immunitaria sia alla terapia antibiotica. Questa capacità di “nascondersi” all’interno dell’urotelio è uno dei meccanismi più interessanti per spiegare le recidive, soprattutto quando l’infezione ricompare dopo un apparente successo terapeutico.

Il tratto urinario, una mucosa immunologicamente attiva

Per molto tempo il tratto urinario è stato considerato soprattutto un sistema di drenaggio e contenimento dell’urina. Le evidenze più recenti lo descrivono invece come una mucosa immunologicamente attiva, dotata di barriere fisiche, recettori di riconoscimento microbico e meccanismi antimicrobici locali.

L’uroepitelio non è una semplice parete di rivestimento. Le cellule epiteliali vescicali costituiscono una barriera altamente specializzata, che protegge i tessuti dalle sostanze irritanti presenti nell’urina e dai microrganismi di origine intestinale o vaginale. Per questo devono mantenere un equilibrio delicato: riconoscere rapidamente i patogeni, attivare una risposta infiammatoria sufficiente a contenerli, ma al tempo stesso evitare un danno eccessivo alla barriera.

In risposta all’infezione da UPEC, le cellule epiteliali attivano recettori dell’immunità innata, in particolare TLR4, inducendo la produzione di citochine e chemochine che richiamano cellule immunitarie e promuovono la risposta infiammatoria. Le stesse cellule uroteliali producono inoltre peptidi antimicrobici, come beta-defensine e catelicidine, che contribuiscono al controllo precoce della proliferazione batterica. L’espulsione dei batteri internalizzati e l’esfoliazione delle cellule infette rappresentano ulteriori processi di difesa che favoriscono la riduzione della carica microbica. Questi meccanismi sono potenti, ma non privi di conseguenze. un’infiammazione neutrofilica intensa, può contribuire al danno tissutale, mentre l’esfoliazione dell’epitelio, pur favorendo l’eliminazione dei batteri intracellulari, espone temporaneamente gli strati sottostanti all’urina e richiede un rapido processo di riparazione. La risposta dell’urotelio richiede quindi un equilibrio tra l’eliminazione dei batteri e il mantenimento della funzione di barriera.

Immunità adattativa: il “punto debole” della vescica 

Uno degli aspetti più rilevanti nella fisiopatologia delle UTI ricorrenti riguarda la risposta adattativa. In molte infezioni mucosali, l’esposizione a un patogeno induce una memoria immunologica capace di ridurre il rischio di reinfezione. Nel caso della vescica, tuttavia, questo meccanismo sembra essere meno efficace, favorendo la possibilità di episodi ricorrenti.

Studi sperimentali hanno mostrato che la risposta immunitaria adattativa della vescica può essere limitata, soprattutto quando l’infezione resta confinata al basso tratto urinario. Inoltre, alcuni modelli murini suggeriscono che la capacità di sviluppare protezione dopo un’infezione dipenda non solo dall’ospite, ma anche dal ceppo batterico. Ceppi diversi di E. coli uropatogeno possono infatti indurre esiti differenti: alcuni possono essere eliminati e generare una protezione parziale contro una nuova esposizione, mentre altri possono persistere più a lungo e sfuggire alla costruzione di una risposta protettiva efficace.

Un elemento chiave nella risposta immunitaria alle infezioni vescicali riguarda l’orientamento della risposta T helper. Dopo l’infezione, la risposta adattativa può risultare polarizzata verso un profilo Th2, più orientato alla riparazione epiteliale che alla clearance batterica. Questo equilibrio è fisiologicamente vantaggioso, poiché consente un rapido ripristino della barriera uroteliale danneggiata dall’infezione e dall’esfoliazione cellulare. Tuttavia, un’eccessiva prevalenza dei meccanismi riparativi può ridurre l’efficacia dell’eliminazione batterica, favorendo la persistenza e la ricorrenza dell’infezione.

Questo evidenzia come nelle UTI ricorrenti il problema non sia esclusivamente la presenza del patogeno, ma anche il tipo di attivazione immunitaria che si instaura: una risposta più orientata alla riparazione potrebbe non essere sufficiente a garantire una completa clearance batterica.

Microbiota intestinale e vaginale: il serbatoio e la barriera

Il microbiota entra in questo quadro attraverso due dimensioni principali: il serbatoio intestinale e l’ecosistema vaginale. Il primo rappresenta una fonte rilevante di UPEC, che può colonizzare l’area periuretrale e risalire verso la vescica. Il secondo, invece, può agire come barriera o, quando alterato, come fattore predisponente.

La riduzione dei lattobacilli a livello genitourinario è stata associata a una maggiore suscettibilità alle infezioni urogenitali. I lattobacilli contribuiscono al mantenimento di un ambiente sfavorevole alla crescita dei patogeni attraverso diversi meccanismi: produzione di acido lattico e abbassamento del pH, produzione di sostanze antimicrobiche, competizione per siti di adesione, interferenza con la colonizzazione da parte di microrganismi indesiderati e possibile modulazione dell’immunità mucosale.

L’uso ripetuto di antibiotici può complicare questo equilibrio. Se da un lato l’antibiotico tratta l’episodio acuto, dall’altro può alterare il microbiota vaginale e intestinale, aprendo nicchie ecologiche favorevoli alla ricolonizzazione da parte di uropatogeni o di microrganismi resistenti. È in questa cornice che nasce l’interesse per strategie preventive non antibiotiche, tra cui probiotici, composti antiadesivi, fitoderivati e interventi dietetici.

La logica non è sostituire l’antibiotico quando è indicato, ma ridurre il rischio di recidiva agendo sui fattori predisponenti: adesione batterica, disbiosi, infiammazione e risposta mucosale.

I probiotici nella prevenzione: l’importanza del ceppo

Le evidenze sui probiotici nelle UTI sono promettenti, ma ancora eterogenee. Alcuni studi indicano che specifici lattobacilli possono ridurre l’adesione dei patogeni, modulare la risposta infiammatoria e contribuire al ripristino dell’equilibrio urogenitale. Tuttavia, il dato più importante per la pratica clinica è che non esiste un “effetto probiotico” valido per tutti i ceppi.

Il genere Lactobacillus comprende specie e ceppi con caratteristiche molto diverse. Anche all’interno della stessa specie, due ceppi possono differire per adesione alle mucose, resistenza al transito gastrointestinale, produzione di metaboliti, attività antimicrobica e profilo immunomodulante. Per questo, quando si parla di prevenzione delle UTI ricorrenti, è essenziale ragionare in termini di ceppo, dose, formulazione e popolazione studiata.

Lactobacillus acidophilus La-14 è un ceppo di origine umana, caratterizzato a livello fenotipico e genotipico, con dati di sicurezza e assenza di resistenze antibiotiche acquisite nei controlli riportati. Le schede tecniche indicano una buona resistenza ad acido e bile e una capacità di adesione a linee cellulari intestinali umane in vitro. In vitro, La-14 ha mostrato anche attività di inibizione verso alcuni patogeni, tra cui E. coli.

Uno studio pilota condotto in pazienti con cistite batterica sintomatica ricorrente da E. coli ha valutato un approccio combinato in due fasi: D-mannosio e salicina nella fase iniziale, seguiti da D-mannosio e Lactobacillus acidophilus La-14 nella fase di mantenimento. I risultati hanno mostrato un miglioramento dei sintomi e della frequenza minzionale sia nei pazienti neurologici sia in quelli non neurologici. 

Lactobacillus plantarum Lp-115 offre un esempio diverso di caratterizzazione ceppo-specifica. Isolato da materiale vegetale appartiene a una specie presente anche nel tratto gastrointestinale e vaginale umano e in numerosi alimenti fermentati. Le informazioni disponibili ne supportano la sicurezza d’uso e riportano l’assenza di resistenze antibiotiche acquisite rilevanti, oltre alla capacità di tollerare condizioni di acidità e salinità biliare e di aderire al muco intestinale in modelli in vitro.

Particolarmente interessante, in prospettiva immunologica, è il suo profilo osservato negli studi sulle cellule mononucleate del sangue periferico. Uno studio ha messo a confronto diversi batteri lattici per valutare la capacità di indurre citochine come IL-10 e IL-12. I ceppi con maggiore rapporto IL-10/IL-12, quindi con profilo più orientato in senso anti-infiammatorio, sono risultati anche più protettivi in un modello sperimentale di colite. Lp-115 rientra tra i ceppi analizzati in questo contesto. 

Dalla plausibilità biologica alla pratica clinica

Il quadro che emerge è coerente: le cistiti ricorrenti sono il risultato di un’interazione dinamica tra patogeno, microbiota, barriera epiteliale e immunità. UPEC può aderire all’urotelio, invadere le cellule vescicali, persistere in reservoir intracellulari e sfruttare le debolezze della risposta adattativa locale. La vescica, a sua volta, risponde con meccanismi innati molto efficaci ma potenzialmente dannosi, e con una risposta adattativa che può privilegiare la riparazione dell’epitelio rispetto alla clearance batterica completa.

In questo contesto, i probiotici rappresentano una strategia biologicamente plausibile, soprattutto quando si considerano ceppi di Lactobacillus con caratteristiche documentate di sicurezza, sopravvivenza gastrointestinale, adesione, attività antimicrobica e immunomodulazione. 

Il messaggio per il clinico è quindi duplice. Da un lato, la prevenzione delle cistiti ricorrenti non può più essere letta soltanto come un problema di eradicazione batterica. Dall’altro, il ricorso ai probiotici deve essere guidato da evidenze ceppo-specifiche e non da un concetto generico di “riequilibrio della flora”.

Contenuto realizzato in collaborazione con Coree srl

Bibliografia

  1. Flores-Mireles AL, Walker JN, Caparon M, Hultgren SJ. Urinary tract infections: epidemiology, mechanisms of infection and treatment options. Nature Reviews Microbiology. 2015;13(5):269-284. doi:10.1038/nrmicro3432.
  2. Abraham SN, Miao Y. The nature of immune responses to urinary tract infections. Nature Reviews Immunology. 2015;15(10):655-663. doi:10.1038/nri3887.
  3. Wu J, Miao Y, Abraham SN. The multiple antibacterial activities of the bladder epithelium. Annals of Translational Medicine. 2017;5(2):35. doi:10.21037/atm.2016.12.71.
  4. O’Brien VP, Dorsey DA, Hannan TJ, Hultgren SJ. Host restriction of Escherichia coli recurrent urinary tract infection occurs in a bacterial strain-specific manner. PLoS Pathogens. 2018;14(12):e1007457. doi:10.1371/journal.ppat.1007457.
  5. Wu J, Hayes BW, Phoenix C, Macias GS, Miao Y, Choi HW, Hughes FM Jr, Purves JT, Reinhardt RL, Abraham SN. A highly polarized TH2 bladder response to infection promotes epithelial repair at the expense of preventing new infections. Nature Immunology. 2020;21(6):671-683. doi:10.1038/s41590-020-0688-3.
  6. Wu J, Abraham SN. The roles of T cells in bladder pathologies. Trends in Immunology. 2021;42(3):248-260. doi:10.1016/j.it.2021.01.003.
  7. Amdekar S, Singh V, Singh DD. Probiotic therapy: immunomodulating approach toward urinary tract infection. Current Microbiology. 2011;63(5):484-490. doi:10.1007/s00284-011-0006-2.
  8. Del Popolo G, Nelli F. Recurrent bacterial symptomatic cystitis: a pilot study on a new natural option for treatment. Archivio Italiano di Urologia e Andrologia. 2018;90(2):101-103. doi:10.4081/aiua.2018.2.101.
  9. Foligné B, Nutten S, Grangette C, Dennin V, Goudercourt D, Poiret S, Dewulf J, Brassart D, Mercenier A, Pot B. Correlation between in vitro and in vivo immunomodulatory properties of lactic acid bacteria. World Journal of Gastroenterology. 2007;13(2):236-243.
  10. Saraiva A, Raheem D, Roy PR, BinMowyna MN, Romão B, Alarifi SN, Albaridi NA, Alsharari ZD, Raposo A. Probiotics and plant-based foods as preventive agents of urinary tract infection: a narrative review of possible mechanisms related to health. Nutrients. 2025;17(6):986. doi:10.3390/nu17060986.
  11. Danisco A/S. Lactobacillus acidophilus La-14™. Technical Memorandum TM 48-1e. Brabrand, Denmark: Danisco A/S; 2008.
  12. DuPont Nutrition & Health. Lactobacillus plantarum Lp-115®: Technical Memorandum TM 50-2E US 6.18. DuPont; 2018.
Redazione
Ti consigliamo anche
Oppure effettua il login