• Dieta e probiotici, non solo batteri…
• Un nuovo approccio per valutare il ruolo dei probiotici
• Conclusioni

Stato dell’arte
Nel corso dell’evoluzione l’uomo ha sviluppato meccanismi di difesa e caratteristiche anatomiche tali da permettere l’eliminazione dei microbi nocivi presenti nel cibo, consentendo alle specie benefiche di essere tollerate, come le componenti del microbiota intestinale. La ricerca scientifica ha posto quindi grande interesse nel valutare gli effetti benefici sulla salute del consumo di alimenti contenenti un numero significativo di microrganismi. Tuttavia è, ad oggi, ancora impossibile quantificare tali effetti e definire dosi giornaliere raccomandate.

Cosa aggiunge questo studio
Riassumendo discussioni effettuate durante il meeting annuale ISAPP (Associazione scientifica internazionale per probiotici e prebiotici), questo articolo propone un nuovo approccio metodologico che potrebbe aiutare nel definire delle precise raccomandazioni per quanto riguarda il consumo di alimenti ricchi in microrganismi.

Conclusioni
I dati disponibili al momento consentono in parte di definire alcune raccomandazioni dal punto di vista alimentare sulla quantità di batteri necessari all’organismo.

Un numero sempre crescente di evidenze scientifiche dimostra che l’inclusione nella dieta di microrganismi vitali non nocivi può apportare benefici alla salute. Tuttavia, sembra ad oggi impossibile definire una dose giornaliera consigliata, anche da un punto di vista metodologico.

A tale scopo, un articolo curato da Mary Ellen Sanders della International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics, recentemente pubblicato dalla rivista Journal of Nutrition, consiglia un nuovo approccio potenzialmente più efficace dopo un’attenta analisi delle attuali conoscenze in materia.

Dieta e probiotici, non solo batteri…

Con la dieta, è possibile assumere batteri, lieviti e muffe in quantità altamente variabili a seconda della tipologia di alimento e della lavorazione che esso ha subito.

I principali metodi di conservazione attualmente impiegati tuttavia tendono a ridurre significativamente la presenza di microrganismi.

Inoltre, molti studi hanno dimostrato che, per rispettare le attuali norme vigenti,  anche cibi crudi o freschi contengono generalmente meno di un milione di cellule microbiche vitali mentre tale numero sale a un miliardo nel caso di cibi fermentati.

Per questo motivo, alimenti come yogurt e latte fermentato sono stati oggetto di studi randomizzati controllati, volti a valutare gli effetti benefici per la salute. 

Tali ricerche hanno evidenziato che il consumo abituale di cibi fermentati è correlato a profili metabolici più sani e minore rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2.

Studi clinici hanno inoltre dimostrato che integratori alimentari a base di probiotici sono potenziali coadiuvanti nella cura di molte patologie, soprattutto a livello intestinale.

Tuttavia, le numerose evidenze riportate non permettono ancora di identificare gli specifici contributi che i diversi microrganismi assunti con la dieta apportino al quadro generale delle condizioni di salute.

Anche l’analisi incrociata dei principali database alimentari non permette una precisa quantificazione degli effetti benefici dati dal consumo abituale di microrganismi. Infatti, le informazioni contenute sono spesso troppo poco dettagliate per permettere di trarre conclusioni dall’altro valore scientifico.

Un nuovo approccio per valutare il ruolo dei probiotici

In tale contesto, il lavoro di Sanders propone un nuovo approccio basato su quattro step principali:

  1. Analizzare i database esistenti in modo appropriato, con particolare attenzione al rigore delle ricerche effettuate, in modo da ottenere risposte non ambigue.
  2. Coordinarsi con le principali organizzazioni sanitarie, anche tramite incontri con specialisti ed esperti in materia, per riuscire a delineare precise raccomandazioni alimentari.
  3. Raccogliere dati scientificamente più precisi sugli effetti del consumo di microrganismi, contenuti soprattutto in cibi fermentati. Questo step prevede la collaborazione tra diversi gruppi di ricerca e l’utilizzo di studi randomizzati controllati prospettici con un ampio numero di soggetti analizzati. In tal senso, esistono delle problematiche da valutare attentamente. In primo luogo, sarà ad esempio necessario stabilire una dieta di controllo per tutti i soggetti a cui successivamente aggiungere gli alimenti presi in esame. Inoltre, potrebbe rendersi necessaria la raccolta di campioni biologici in diverse fasi dello studio, in modo da ottenere dati più robusti e conclusioni più attendibili.
  4. Sviluppare la ricerca come un processo iterativo, in modo da quantificare gli effetti del consumo di microrganismi sempre più nel dettaglio. Tale metodologia potrebbe aiutare nel definire le specie più benefiche, le migliori tipologie di prodotto alimentare e le condizioni ottimali di lavorazione per garantire la vitalità dei microbi in esame, nel rispetto delle norme vigenti.

Conclusioni

L’utilizzo di questo approccio, che probabilmente richiederà il contributo di importanti investitori, potrebbe rivelarsi efficace nel delineare nuovi percorsi per la ricerca scientifica, oltre che nel progredire verso conclusioni più attendibili nella valutazione degli effetti benefici che il consumo di microrganismi ha sulla salute umana.

In ultimo luogo, i dati ottenuti permetteranno di definire delle effettive raccomandazioni dal punto di vista alimentare.