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Cani di città hanno un microbiota cutaneo alterato e maggiore rischio di allergie

L’ambiente e lo stile di vita urbanizzato influiscono sul microbiota cutaneo dei cani impattando sul rischio di sviluppare allergie.
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Cani di città hanno un microbiota cutaneo alterato e maggiore rischio di allergie

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In questo articolo


  • Cosa si conosce dell’argomento
    In campo allergologico si sa ancora poco sui meccanismi alla base della relazione tra sistema immunitario, microbiota dell’ospite e ambientale.

  • Cosa aggiunge questa ricerca
    L’ambiente e lo stile di vita influiscono separatamente sul microbiota cutaneo e sul rischio di allergie nei cani, i modelli ideali per lo studio di allergie comuni anche all’uomo.

  • Conclusioni
    Il moderno stile di vita e l’ambiente urbanizzato aumentano nel complesso il rischio di allergie nei cani andando ad incidere sul microbiota e, probabilmente, sulle difese immunitarie dell’animale.



L’ambiente e lo stile di vita dei paesi occidentali o “urbanizzati” influiscono separatamente sul microbiota cutaneo andando a incidere sul rischio di allergie nei cani.

È quanto dimostra lo studio di Jenni Lehtimaki e colleghi, pubblicato su PNAS.

Negli ultimi anni l’incidenza delle allergie nei paesi urbanizzati e tra la popolazione con stile di vita “all’occidentale” sta via aumentando mentre rimangono ancora rari i casi nelle zone e nei contesti più rurali.

Sono molteplici le evidenze che sottolineano come, nell’uomo, un’esposizione batterica variegata, soprattutto nei primi anni di vita, ad esempio attraverso il contatto con animali o altri membri della famiglia, contribuisca allo sviluppo di un microbiota sano riducendo di riflesso l’insorgenza di allergie.

I meccanismi alla base di questi tre fattori, ovvero ambiente, allergie e microbiota, rimangono tuttavia ancora del tutto da determinare.

Gli studi finora condotti in questo settore si sono basati sull’uomo o su modelli murini. Nel primo caso sono troppi i possibili fattori confondenti da considerare nell’interpretare i risultati (cambi dello stile di vita da persona a persona o durante le fasi della vita, viaggi ecc), nel secondo invece ci troviamo davanti a modelli troppo semplificati e “artificiali”.

Volendo approfondire l’argomento con evidenze quanto più trasferibili al contesto umano, i ricercatori finlandesi hanno optato per modelli di cane in quanto molto più inseriti nella nostra quotidianità rispetto a quelli murini andando spesso a condividere lo stesso stile di vita e ambiente dei loro proprietari, ma con minori variabili.

Sono stati considerati perciò 169 esemplari appartenenti alla razza Labrador retrievers o Lapphundus finlandese dai quali sono stati prelevati campioni ematici e di microbiota cutaneo in quanto il più esposto all’interazione con l’ambiente esterno.

A ogni proprietario è stato inoltre consegnato un questionario nel quale riportare le abitudini, informazioni sull’ambiente quotidiano ed eventuali allergie del proprio cane. Ecco dunque i principali risultati ottenuti.

L’esposizione ai batteri ambientali modula il microbiota cutaneo

Per valutare l’impatto dell’ambiente sulla componente batterica cutanea sono stati considerati tre distinti fattori ovvero il contesto di residenza, quello di movimento e lo stile di vita.

  • Tutti i tre aspetti considerati sono risultati correlati al microbiota cutaneo anche se lo l’esposizione durante i momenti di movimento (es. passeggiate) sembrerebbe essere quello meno influente sulla sua composizione
  • Cani che vivono in un contesto urbano e che seguono uno stile di vita occidentale presentano una componente batterica differente da quelli che, pur condividendo lo stesso contesto ambientale, hanno proprietari con abitudini più rurali
  • Lo stile di vita di tipo rurale e l’ambiente sono associati a un incremento della componente batterica cutanea proveniente dall’esterno
  • All’interno del gruppo dei cani urbani il microbiota cutaneo presenta una maggiore omogeneità rispetto a quelli delle zone rurali
  • Di contro, lo stile di vita urbano sembrerebbe incrementare la dissimilarità all’interno dello stesso gruppo

Allergie e microbiota cutaneo del cane

Le allergie sono risultate più comuni, circa del doppio, in cani che vivono in un contesto urbano adottandone lo stile di vita rispetto a quelli di zone e stile di vita rurali. Nel dettaglio:

  • Lo stile di vita urbano è risultato associato non solo all’aumentata frequenza di allergia ma anche all’incremento del suo grado di severità
  • I classici biomarcatori di allergia e infiammazione (IgE, proteina C reattiva ecc.) non sono tuttavia risultati significativamente correlati all’ambiente e allo stile di vita
  • Il microbiota di cani abitanti in aree con ampi spazi verdi ha mostrato maggiore presenza di differenti Proteobacteria e specie caratteristiche del suolo
  • Cani urbani hanno invece presentato maggiore espressione di Actinobacteria, i generi Friedmanniella e Microlunatus in particolar modo
  • L’abbondanza complessiva dei batteri rilevanti nel microbiota cutaneo di esemplari urbani è notevolmente maggiore nei cani con allergia
  • Le comunità batteriche dei cani con allergia presentano più analogie rispetto a quelle espresse negli esemplari sani

L’ambiente dei primi anni di vita è parzialmente associato alla composizione del microbiota cutaneo corrente e ai sintomi di allergia

  • Il microbiota cutaneo di cani appartenenti a famiglie di cani sani differisce da quello di esemplari con parenti allergici
  • Il genere Acinetobacter, associato a un contesto agricolo nei primi anni di vita, è risultato differentemente espresso, seppur non in misura statisticamente significativa, nei cani provenienti da famiglie sani vs quelli provenienti da famiglie con casi di allergia
  • Casi di allergia sembrerebbero più comuni in cani che hanno trascorso la loro intera vita in un contesto urbano rispetto a quelli nati e vissuti in uno più rurale
  • Esemplari provenienti da famiglie sane e quelli nati e vissuti in contesto rurale hanno una composizione del microbiota cutaneo simile
  • La dissimilarità è inferiore tra i cani appartenenti a famiglie con allergie rispetto a quelli di famiglie sane

In conclusione dunque, il microbiota cutaneo dei cani sani è diverso da quello di esemplari allergici. L’ambiente e lo stile di vita, anche nei primi anni di vita, sono fondamentali nel determinare le caratteristiche del microbiota della pelle nei cani e, di conseguenza, anche il loro rischio di sviluppare o meno allergie. Ulteriori studi saranno tuttavia necessari al fine di determinarne il rapporto di causa-effetto.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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