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Cani obesi: la perdita di peso riporta il microbiota intestinale alla quasi normalità

Secondo un recente studio pubblicato su Animal Microbiome, anche nei cani con obesità, come nell'uomo, si è registrata un'alterazione del profilo microbico intestinale.
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Cani obesi: la perdita di peso riporta il microbiota intestinale alla quasi normalità

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Stato dell’arte
Tra le conseguenze dell’obesità va considerata anche la disbiosi intestinale. Poco si conosce però sull’impatto di questo disturbo metabolico nel microbiota dei cani.

Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è stato quello di approfondire l’effetto di una dieta per il calo ponderale nel microbiota di cani obesi confrontandone il profilo con quello di cani magri.

Conclusioni
Il microbiota fecale dei due gruppi ha mostrato differenze significative. La perdita di peso ha invece aiutato nel ripristinare una situazione simil-fisiologica.


Anche nei cani, l’obesità comporta un’alterazione nel profilo microbico intestinale. Una dieta finalizzata al calo ponderale sembrerebbe tuttavia aiutare nel ripristinare condizioni simil-fisiologiche come quelle osservate negli esemplari magri.

È quanto osservano Henrique Tobaro Macedo e colleghi University of São Paulo (Brasile), in uno studio pubblicato di recente su Animal Microbiome.

Obesità e sovrappeso nei cani

L’obesità è una condizione patologica che non riguarda solo l’uomo, ma anche i nostri amici a quattro zampe con conseguenze simili. 

Oltre ai disturbi d’organo associati (scompensi cardiovascolari, respiratori ecc.), si osserva anche nei cani un’alterazione del microbiota intestinale seppur le informazioni, soprattutto nel caso dei cani, sono tutt’ora limitate. 

A tal proposito, lo scopo di questo studio è stato quello di approfondire queste differenze confrontando il profilo batterico fecale di cani obesi (n=10) con quello di cani magri (gruppo controllo, n=10) prima e dopo un programma dietetico (10 mesi, ricco di fibre e proteine, ma a ridotte calorie) finalizzato alla perdita di peso. Di seguito le principali osservazioni. 

Il microbiota intestinale cambia con il peso

Il successo del programma dietetico è stato monitorato sulla base del peso finale e la composizione corporea, non differente in entrambi i casi tra il gruppo precedentemente obeso e quello controllo. 

Valutando poi il profilo batterico sulla base di 30 campioni fecale (10 dai controlli, 10 post-dieta, 10 pre-dieta):

  • la media di OTUs per campione si è registrata attorno ai 64. Di questi, 5 phyla, 17 famiglie, 27 generi e 33 specie sono risultati adatti per un’analisi statistica
  • nessuna differenza in termini di ricchezza o beta-diversità tra i tre gruppi
  • Firmicutes (71%), Clostridiaceae (31%) e Clostridium (0,32%) hanno mostrato in generale la maggior abbondanza, Actinobacteria (0,5%), Clostridiales (0,12%) e Butyricicoccus (0,001%) invece la minore
  • il gruppo post-dieta ha mostrato valori di abbondanza intermedi tra quello controllo e quelli osservati prima della dieta per i seguenti phyla: Actinobacteria, Firmicutes e Fusobacteria; famiglie: Alcaligenaceae, Coriobacteriaceae, Fusobacteriaceae, Lachnospiraceae, Peptostreptococcaceae, Prevotellaceae, Ruminococcaceae, Succinivibrionaceae, Turicibacteriaceae, Paraprevotellaceae; generi: Faecalibacterium, Fusobacterium, Phascolarctobacterium, Prevotella, Sutterella, Turicibacter ed Eubacterium

Conclusioni

In conclusione, Il microbiota intestinale di cani obesi ha mostrato caratteristiche diverse da quelle del gruppo controllo con un rientro in condizioni simil-fisiologiche una volta raggiunto un peso normale.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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