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Nei cani con artrite il microbiota è alterato: se la causa fosse nell’intestino?

Cani affetti da artrite presentano un microbioma intestinale alterato. Uno studio italiano cerca di capire se ciò sia causa o effetto della patologia.
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Nei cani con artrite il microbiota è alterato: se la causa fosse nell’intestino?

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Stato dell'arte
Il microbioma intestinale impatta a tutto tondo sulla salute dell’ospite, cani inclusi. Soprattutto in questi ultimi, la relazione con la patologia artritica rimane da approfondire.
Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è stato quello di indagare la relazione tra la componente batterica intestinale e lo sviluppo di artrite considerando anche parametri di infiammazione ematici.
Conclusioni
Rispetto a cani sani, quelli con artrite hanno mostrano un microbioma intestinale alterato. Queste osservazioni necessitano tuttavia di ulteriori approfondimenti per validarne la relazione con la patologia.

In questo articolo

Cani affetti da artrite presentano un microbioma intestinale alterato con, in particolare, un aumento del genere Magamonas rispetto ai controlli sani. Di contro, un abbassamento significativo è stato registrato dalle famiglie Paraprevotellaceae, Porphyromonadaceae e Mogibacteriaceae. Se l’alterazione batterica sia una causa o una conseguenza della patologia rimane tuttavia da chiarire.

È quanto conclude lo studio di Michela Cintio e colleghi dell’Università di Udine, recentemente pubblicato su Veterinary Sciences.

Osteoartrite canina, una patologie frequente

Tra le patologie croniche che colpiscono i cani, l’osteoartrite è una delle più frequenti. Trattandosi però di un disturbo multifattoriale, è spesso complicato determinarne l’eziologia.

Genetica, età, sesso, peso, attività fisica sono tuttavia i principali fattori di rischio. A questi, è da poco stato aggiunto il microbiota intestinale considerandone l’impatto a tutto tondo sulla salute dell’ospite.

Poco è conosciuto di questo aspetto però sui cani. Allo scopo di approfondirlo, i ricercatori italiani hanno confrontato il microbioma fecale e i relativi metaboliti di 14 cani con artrite con quello di 13 controlli sani alimentati con la stessa dieta per 45 giorni (T45).

A ciò è stato inoltre associata la valutazione dei parametri ematici correlati all’infiammazione, caratteristica base di questa patologia. Ecco cosa ne è emerso.

Come cambia il microbiota intestinale in presenza di artrite

Dall’analisi del profilo biochimico rispetto ai controlli sani, il gruppo con artrite ha dimostrato:

  • Livelli di proteina C-reattiva, urea, albumina e lipasi significativamente maggiori
  • Simile incremento di creatina nel tempo
  • Diminuzione di bilirubina durante lo studio
  • Maggiori livelli di colesterolo
  • Valori di fosfatasi alcalina inferiori a T45
  • Valori di potassio e magnesio significativamente inferiori
  • Vitamina B12 e folati plasmatici significativamente maggiori

Passando invece al confronto batterico e dei suoi metaboliti:

  • La concentrazione di acidi grassi a corta catena (SCFAs) non ha registrato notevoli variazioni tra i due gruppi
  • Leggero incremento di lattato e isovalerato nel gruppo con artrite
  • Differenze in termini di diversità e omogeneità batterica tra i due gruppi a livelli di famiglia
  • Taxa delle famiglie Paraprevotellaceae, Porphyromonadaceae, Mogibacteriaceae, Succinivibrionaceae e Peptococcaceae e dei generi Parabacteroides, Phascolarctobacterium, p_75_a5, Peptococcus  e Anaerobiospirillum hanno mostrato abbondanza significativamente maggiore sul gruppo controllo
  • Di contro, il genere Megamonas ha registrato maggiore espressione nel gruppo con artrite

In conclusione quindi, una variazione batterica e biochimica è stata evidenziata nei cani con artrite. I termini di questa relazione devono tuttavia essere ulteriormente approfonditi.

Silvia Radrezza
Laureata in Farmacia presso l’Univ. degli Studi di Ferrara, consegue un Master di 1° livello in Ricerca Clinica all’ Univ. degli Studi di Milano. Borsista all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2017 al 2018, è ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania).

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