Le malattie infiammatorie intestinali sono un gruppo di condizioni croniche, tra cui la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, caratterizzate dall’infiammazione del tratto gastrointestinale. Un gruppo di ricercatori ha scoperto di recente una correlazione tra gli acidi biliari e la crescita di batteri nocivi nell’intestino nelle persone con il morbo di Crohn.

I risultati, pubblicati su Science Signaling, indicano in particolare che alti livelli di acidi biliari favoriscono la colonizzazione batterica dell’intestino e aggravano l’infiammazione intestinale.

Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae

I livelli dei batteri appartenenti alla famiglia Enterobacteriaceae, che include Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae, sono spesso elevati nelle persone con malattie infiammatorie intestinali e sembrano facilitarne lo sviluppo. 

Gli acidi biliari, che aiutano a digerire i grassi, sono noti per influenzare la colonizzazione batterica dell’intestino, ma non è ancora chiaro il loro ruolo nel supportare la crescita dei batteri Enterobacteriaceae.

Per rispondere a questa domanda, Ravi Holani della University of British Columbia a Vancouver, in Canada, e i suoi colleghi hanno analizzato campioni di tessuto di 70 persone affette dal morbo di Crohn e 30 individui sani.

Acidi biliari e microbiota

I ricercatori hanno scoperto che nelle persone sane la maggior parte degli acidi biliari viene assorbita nell’intestino tenue, mentre nei pazienti affetti dalla malattia di Crohn  questo processo è alterato

In particolare, in coloro che avevano subito un intervento chirurgico per rimuovere parte dell’intestino è stato riscontrato un aumento dei batteri Enterobacteriaceae sulla mucosa del colon.

Questo aumento è risultato correlato a livelli intestinali più elevati di acidi biliari, in particolare di acido litocolico (LCA), che ha aumentato la capacità dei batteri di aderire alle cellule intestinali.

Esperimenti in vitro hanno dimostrato che gli acidi biliari inibiscono la funzione dei mitocondri nelle cellule intestinali, portando alla produzione di specie reattive dell’ossigeno, molecole dannose che possono danneggiare le cellule. 

In effetti, le cellule intestinali hanno mostrato una ridotta capacità di consumare ossigeno, aumentandone così i livelli nell’intestino e creando un ambiente ideale per la colonizzazione batterica.

Sovracrescita microbica

Mediante esperimenti sui topi, i ricercatori hanno scoperto che livelli più elevati di acidi biliari hanno portato a un aumento dei livelli di ossigeno nell’intestino e alla colonizzazione di Enterobacteriaceae

La maggiore disponibilità di ossigeno nell’intestino ha dato a questi batteri un vantaggio competitivo e li ha aiutati a prosperare, con conseguente riduzione della diversità del microbiota intestinale e livelli più elevati di Enterobacteriaceae.

Come nei modelli animali, anche nelle persone con il morbo di Crohn, in particolare quelle a cui è stata rimossa chirurgicamente una parte dell’intestino, è stata riscontrata una minore diversità batterica nell’intestino e livelli più elevati di Enterobacteriaceae. 

Questo risultato indica che la maggiore disponibilità di acidi biliari nell’intestino contribuisce alla sovracrescita di questi batteri.

«Il nostro studio suggerisce quindi che gli acidi biliari possano facilitare le interazioni tra i microbi commensali e la mucosa intestinale dell’ospite, gettando le basi per future indagini su diverse malattie intestinali», concludono i ricercatori.

Oppure effettua il login