• Sintomi gastrointestinali e coronavirus
• Microbiota intestinale e microbiota polmonare
• Disbiosi intestinale da coronavirus

Stato dell’arte
Nonostante il target principale del virus SARS-Cov-2 (o COVID-19) sia a livello delle vie respiratorie superiori, sempre più certo è il coinvolgimento anche del tratto gastrointestinale. Frequente è infatti la presenza di RNA virale nelle feci dei pazienti come del resto la comparsa di disturbi gastrici.

Cosa aggiunge questo studio
Ipotizzando un ruolo dell’asse intestino-polmoni nella diffusione del virus all’interno dell’ospite, questa revisione ha lo scopo di fare il punto sulle evidenze riguardo all’impatto presente e futuro dell’infezione da COVID-19 sul sistema gastrointestinale e, in generale, sulla pratica clinica. Viene valutato anche l’eventuale coinvolgimento del microbiota intestinale e respiratorio nella suscettibilità all’infezione.

Conclusioni
Nella gestione della pandemia da COVID-19 il sistema gastrointestinale deve essere considerato una potenziale di sede di infezione e trasmissione. Il coinvolgimento del microbiota intestinale rimane ancora da approfondire.

È ormai sempre più certo come target del coronaviurs-2 responsabile della pandemia tutt’ora in corso e nota come SARS-CoV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2) o COVID-19, sia non solo l’apparato respiratorio, ma anche quello gastrointestinale.

Un ruolo importante nella migrazione dell’agente virale dalle vie aeree, le più a contatto con l’esterno e quindi facilmente infettabili, a livello intestinale è probabilmente da ricondurre alla presenza di un “asse-intestino-polmone”. L’interazione potrebbe essere mediata dalle rispettive popolazioni batteriche locali che spiegherebbe anche la diversa suscettibilità all’infezione tra gli individui. Considerare anche l’apparato gastrointestinale come sede di infezione e, di conseguenza, di possibile trasmissione è fondamentale nella corretta gestione dell’emergenza.

È quanto emerge dalla revisione della letteratura finora disponibile condotta da Franco Scaldaferri e colleghi della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli” IRCCS (Roma) di recente pubblicazione su Clinical Gastroenterology and Hepatology’s.

Sintomi gastrointestinali e coronavirus

A dimostrare il coinvolgimento intestinale sono non solo i sintomi gastroenterici che si presentano in circa il 40% dei pazienti (diarrea (9.6-16%), nausea e vomito (6.6-15.3%), dolore addominale (5.7 -14.5%), ma anche la presenza di RNA virale nelle feci dei pazienti, talvolta anche con negatività al test respiratorio.

Nello specifico il principale target del virus ossia l’enzima ACE2 (Angiotensin Conversion Enzyme 2) è espresso soprattutto nelle cellule polmonari ma anche in quelle intestinali.

Una volta che l’infezione è iniziata si attiva anche una cascata infiammatoria e immunitaria con il rilascio di citochine quali IL-12, IL6, IL17 e il fattore di necrosi tumorale [TNF]) che mediano la risposta locale e sistemica. Attore importante nel panorama infiammatorio e immunitario è però anche il microbioma.

Microbiota intestinale e microbiota polmonare

Il microbiota intestinale infatti sembrerebbe essere fondamentale nello sviluppo e regolazione del sistema immunitario che, a sua volta, ne influenza la composizione e caratteristiche.

Nonostante la numerosità nettamente inferiore dei batteri che popolano le vie respiratorie rispetto all’apparato gastrointestinale, il microbiota polmonare condivide con quello intestinale la maggior parte dei phyla e dei rapporti di abbondanza.

Condivisa sembra anche il suo ruolo nel favorire la maturazione e omeostasi del sistema immunitario locale. Una sua disbiosi potrebbe quindi aumentare le probabilità di contrarre l’infezione da COVID-19 e/o influenzare la gravità della sintomatologia mediando la risposta immunitaria.

Recenti evidenze supportano inoltre una vera e propria connessione bidirezionale tra i due microbiomi (polmonare e intestinale) che prende il nome di “asse intestino-polmoni”. Il trapianto di microbiota intestinale ha, ad esempio, dimostrato di impattare la composizione batterica polmonare.

Anche il sistema linfatico sembrerebbe essere partecipe. In caso di infiammazione infatti, cellule linfoidi residenti nell’intestino e deputate alla riparazione possono traslocare a livello respiratorio.

Disbiosi intestinale da coronavirus

Tra le varie funzioni, ACE2 (il principale target di questo virus) espresso negli enterociti è implicato nella regolazione immunitaria e microbica.  Una sua inibizione in seguito al legame con SARS-CoV-2 potrebbe quindi comportare alterazioni batteriche limitandone la funzionalità.

Considerandone la connessione, è ragionevole supporre come la compromissione dell’integrità e funzionalità della barriera intestinale influenzi anche la condizione polmonare mediante traslocazione dei batteri e dei loro metaboliti con attivazione della risposta immunitaria.

In pazienti con sindrome respiratoria acuta (ARDS), tipica anche per questa infezione, il decorso della patologia ha difatti mostrato correlazione con la composizione del microbiota intestinale. Nel caso specifico di pazienti COVID questo rapporto rimane tuttavia da dimostrare.

Oggi infatti, dato il poco tempo trascorso dall’inizio della pandemia, non è ancora possibile affermare con certezza l’implicazione dell’asse intestino-polmone in casi di SARS-CoV-2 e di conseguenza, resta ancora un’ipotesi l’eventuale intervento sulla componente batterica intestinale per migliorare la sintomatologia o ridurre la suscettibilità al contagio.

Le linee guida cinesi raccomandano tuttavia l’uso di probiotici in pazienti gravi per salvaguardare l’equilibrio intestinale e contrastare il diffondersi dell’infezione.