HIV: ridotta produzione intestinale di SFCA associata a esiti clinici negativi

I risultati di un recente studio suggeriscono che la conversione di fibre alimentari o lattato in SCFA influenza il rischio di comorbidità associato all’HIV.
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HIV: ridotta produzione intestinale di SFCA associata a esiti clinici negativi

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Stato dell’arte
Il trattamento per l’HIV, chiamato terapia antiretrovirale (ART), ha lo scopo di ridurre la carica virale a un livello non rilevabile ed è in grado di aiutare le persone con HIV a vivere una vita più lunga e più sana. Tuttavia, i pazienti trattati con ART presentano tassi più elevati di condizioni infiammatorie. Queste comorbidità sono state collegate ad alterazioni del microbiota, ma non è chiaro se queste precedano o seguano l’infiammazione associata all’HIV.

Cosa aggiunge questa ricerca
I ricercatori hanno analizzato campioni di feci e di sangue di 138 persone con HIV, 53 delle quali avevano una condizione concomitante o sono decedute successivamente. Rispetto ai controlli, le persone con HIV trattate con la terapia antiretrovirale avevano livelli più bassi di batteri intestinali produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), che hanno proprietà antinfiammatorie. Dai dati ottenuti è infine emerso che le alterazioni del microbiota intestinale rilevate nelle persone con HIV, inclusa una ridotta conversione del lattato in propionato da parte dei microbi intestinali, precedono lo sviluppo di altre condizioni e il decesso.

Conclusioni
I risultati suggeriscono che la conversione di fibre alimentari o lattato in SCFA influenza il rischio di comorbidità associato all’HIV.

Sebbene la terapia antiretrovirale (ART) abbia aiutato le persone affette da HIV a vivere una vita più lunga e più sana, spesso questo trattamento si associa allo sviluppo di condizioni infiammatorie. 

Una nuova ricerca indica che alterazioni del microbiota intestinale, compresi cambiamenti nella produzione di metaboliti antinfiammatori, ovvero gli acidi grassi a catena corta, precedono lo sviluppo di altre condizioni e il decesso in persone trattate con terapia antiretrovirale.

I risultati, pubblicati su Cell Reports, suggeriscono dunque che la produzione microbica di acidi grassi a catena corta influenza il rischio di comorbidità associato all’HIV.

Terapia antiretrovirale

La terapia antiretrovirale ha lo scopo di ridurre la carica virale a un livello non rilevabile. Tuttavia, le persone sottoposte a questo trattamento presentano tassi più elevati di comorbilità infiammatorie. 

«Studi precedenti hanno collegato specifici modelli di composizione del microbiota con lo stato dell’HIV e con marcatori di infiammazione e progressione della malattia», affermano i ricercatori. «Non è però ancora chiaro se le alterazioni del microbiota precedano o seguano l’infiammazione associata all’HIV».

Il team, guidato da Irini Sereti del National Institute of Allergy and Infectious Diseases di Rockville, nel Maryland, ha deciso di rispondere a questa domanda analizzando campioni di feci e sangue di 138 persone con HIV.

Metaboliti intestinali antinfiammatori

Dei 138 partecipanti allo studio, 53 presentavano una condizione concomitante o sono deceduti successivamente. Le comorbidità includevano malattie cardiovascolari, cancro e malattia renale cronica.

Le persone con HIV che sono decedute presentavano una diversità microbica sostanzialmente inferiore rispetto ai controlli sani, nonché un’abbondanza inferiore di batteri Lachnospiraceae e Ruminococcaceae, che è stata rilevata anche nei pazienti che hanno sviluppato malattie cardiovascolari.

Nell’intestino umano, Lachnospiraceae e Ruminococcaceae sono due dei principali produttori di acidi grassi a catena corta (SCFA), una classe di metaboliti microbici che hanno proprietà antinfiammatorie. L’analisi dei dati di sei studi indipendenti ha confermato quanto osservato dai ricercatori, ovvero la presenza di livelli più bassi di batteri intestinali che producono SCFA nelle persone con HIV che hanno ricevuto la terapia antiretrovirale.

Attenzione agli SFCA

Poiché i microbi intestinali metabolizzano la fibra alimentare in SCFA e producono lattato come sottoprodotto, i ricercatori hanno analizzato la capacità del microbiota intestinale di convertire il lattato in propionato nelle persone con HIV.

Rispetto ai controlli sani, le persone con HIV avevano livelli maggiori di lattato nelle feci. Un elevato livello di lattato fecale, nonché una riduzione degli enzimi microbici intestinali coinvolti nella conversione del lattato in propionato, sono stati osservati anche in individui con HIV che successivamente sono deceduti.

Conclusioni

«Le persone con HIV mostrano una perdita della capacità delle famiglie di batteri Lachnospiraceae e Ruminococcaceae di produrre SCFA, tra cui butirrato e propionato», affermano i ricercatori. «I risultati suggeriscono che, agendo sulla produzione microbica di propionato, si potrebbe modulare il rischio di comorbilità legate all’infiammazione negli individui con HIV».

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