Dal microbiota alla prognosi: l’asse intestino–fegato entra nella pratica clinica

Durante il Congresso Probiotics, Prebiotics and New Foods, che si è tenuto a settembre a Roma, Microbioma.it ha intervistato Francesca Ponziani, epatologa del Policlinico Gemelli di Roma, sull’importanza dell’asse intestino fegato nella pratica clinica.

La disfunzione dell’asse intestino–fegato (gut–liver axis) è oggi considerata un elemento centrale nella progressione della cirrosi e, più in generale, delle epatopatie croniche. Nell’intervista, l’esperta evidenzia come il microbiota intestinale possa diventare uno strumento clinico su tre livelli: riconoscere e stratificare i pazienti, comprendere i meccanismi patogenetici e aprire nuove opzioni terapeutiche. Nei pazienti con cirrosi si osserva tipicamente una riduzione di batteri “benefici” (con calo di taxa come Faecalibacterium prausnitzii, Akkermansia e bifidobatteri, oltre a famiglie autoctone come Lachnospiraceae e Ruminococcaceae) e, parallelamente, un incremento di microrganismi potenzialmente patogeni e di provenienza orale, interpretato come segno di perdita della compartimentalizzazione del tratto gastrointestinale. 

Alcune “signature” microbiche sembrano inoltre associate a specifici contesti clinici, dalla MASLD (ex NAFLD) alle epatopatie alcol-correlate, con possibili applicazioni nella prognosi e nella medicina di precisione, ad esempio per stratificare pazienti con epatocarcinoma candidati a immunoterapia o per identificare chi è a maggior rischio di complicanze. 

Sul piano dei meccanismi, il microbiota contribuisce alla produzione di enzimi e metaboliti rilevanti: dall’ureasi, implicata nel metabolismo dell’ammonio, a composti collegati all’encefalopatia epatica; nella MASLD entrano in gioco anche metaboliti come etanolo e derivati della colina, con ricadute non solo sulla progressione verso steatoepatite e fibrosi ma anche sul rischio cardiovascolare. Ponziani richiama infine il potenziale terapeutico della modulazione del microbiota: il trapianto di microbiota fecale emerge come opzione promettente, in particolare nell’encefalopatia epatica, con dati incoraggianti anche per la somministrazione in capsule orali e un profilo di sicurezza favorevole. In prospettiva, l’impiego di probiotici di nuova generazione e di molecole mirate a interrompere segnali patogeni dell’asse intestino–fegato potrebbe ampliare l’armamentario contro obesità e quadri severi come l’acute-on-chronic liver failure.

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