EMA apre la consultazione sulle evidenze non-cliniche per i “microbiome-based medicinal products”: cosa cambia per le aziende

CHMP annuncia l’avvio dei lavori verso un reflection paper dedicato, con l’obiettivo di armonizzare l’approccio in tutta l’Unione Europea per sperimentazioni cliniche e domande di autorizzazione all’immissione in commercio nel quadro della Direttiva 2001/83/CE. 

L’EMA ha pubblicato ieri un concept paper che, nella sostanza, mette un punto fermo su una sensazione che molte aziende del settore conoscono bene: i microbiome-based medicinal products (MMPs) stanno crescendo in pipeline e investimenti, ma quando si arriva alla parte non-clinica – cioè a come dimostrare in modo credibile e comparabile cosa fa un prodotto e quanto è sicuro prima (e a supporto) degli studi nell’uomo – il terreno regolatorio europeo è ancora troppo poco “attrezzato”. 

Per questo il CHMP annuncia l’avvio dei lavori verso un reflection paper dedicato, con l’obiettivo di armonizzare l’approccio in tutta l’Unione Europea per sperimentazioni cliniche e domande di autorizzazione all’immissione in commercio nel quadro della Direttiva 2001/83/CE. 

La notizia ha anche un calendario preciso: il documento è stato adottato per la consultazione il 16 febbraio 2026 e la consultazione pubblica è aperta dal 2 marzo 2026 al 30 aprile 2026. In questa finestra, gli stakeholder possono inviare commenti che verranno considerati nella stesura del draft del reflection paper. 

Perché EMA sente il bisogno di una guida ad hoc

Il concept paper parte da un dato semplice: non esiste oggi un framework regolatorio specifico per la valutazione non-clinica degli MMPs. Le linee guida esistenti sono state costruite soprattutto per farmaci “tradizionali” (inclusi biologici) e, quando rilevante, per gli ATMP. Il risultato è che diversi strumenti standard della non-clinica – i classici ragionamenti su farmacologia, tossicologia e modelli in vivo – non sempre si applicano bene ai prodotti basati sul microbioma, soprattutto su temi come biodistribuzione, sicurezza e l’uso di modelli farmacodinamici animali per sostenere selezione della dose ed evidenze di efficacia. Secondo EMA, questa lacuna produce un effetto a cascata: più incertezza per chi sviluppa, dossier meno uniformi, valutazioni meno allineate e, potenzialmente, ritardi nello sviluppo. 

Cosa intende EMA per “microbiome-based medicinal products”

Nel documento, gli MMPs vengono descritti come una classe innovativa di terapie che “originano” da microbiomi (umano, legato agli alimenti e/o ambientale) e che sono pensate per prevenire o trattare malattie modulando il microbioma umano. Il concetto è volutamente ampio: questi prodotti possono essere costituiti da microrganismi vivi, oppure da forme non vive o derivati, e possono agire con meccanismi diversi a seconda del ceppo e del sito di somministrazione. È proprio questa complessità – e la sua variabilità – a rendere più difficile incasellarli in paradigmi non-clinici consolidati. 

Il concept paper precisa anche i confini: alcuni ambiti restano fuori dalla discussione, come l’Human Microbiota Transplantation intesa come procedura sotto il Regolamento SoHO, gli MMP con microrganismi geneticamente modificati classificati come ATMP, e i prodotti con microrganismi che non hanno finalità di prevenzione o trattamento (ad esempio supplementi/probiotici e colture per alimenti fermentati). EMA cita inoltre la phage therapy: viene riconosciuta come potenzialmente rilevante, ma con considerazioni scientifiche e regolato

I nodi che il futuro reflection paper dovrà sciogliere

Nel modo in cui è scritto, il concept paper funziona quasi da “indice ragionato” di ciò che, dal punto di vista regolatorio, crea più attrito nello sviluppo non-clinico degli MMPs.

Il primo tema è la diversità di prodotto: si va da composizioni fisse a consorzi microbici assemblati su misura per obiettivi terapeutici specifici, e non è detto che un unico approccio non-clinico sia adeguato per tutti.

C’è poi la diversità di target: l’effetto biologico passa attraverso l’interazione microbioma–ospite e può riguardare praticamente qualunque microbioma associato all’uomo, dall’intestinale al cutaneo, dall’orale al respiratorio, fino all’urogenitale e al nasale.

Il terzo punto riguarda i modelli farmacologici. EMA mette nero su bianco un problema noto: molti modelli animali standard possono essere poco informativi per prodotti in cui il microbioma gioca un ruolo chiave, perché entrano in gioco effetti specie-specifici e una traslazione limitata. Non a caso, il documento apre esplicitamente alla considerazione di modelli alternativi e delle New Approach Methodologies (NAMs). 

Infine la parte safety: per EMA gli MMPs portano con sé questioni di sicurezza “tipiche” e non facilmente gestibili con i test convenzionali. Nel testo ricorrono parole-chiave molto concrete: biodistribuzione (inclusa la possibile traslocazione), persistenza, vie di degradazione o eliminazione e possibilità di shedding. È facile immaginare che questi elementi diventino, nel prossimo futuro, un set di domande ricorrenti e standardizzate nelle interazioni con le autorità. 

Cosa significa, in pratica, per le aziende

Il segnale per le aziende è chiaro: EMA sta preparando un riferimento che punta a ridurre l’ambiguità e a rendere più coerenti le aspettative sul non-clinico. Il concept paper anticipa anche gli impatti attesi: più chiarezza per gli sviluppatori, maggiore armonizzazione UE, minore uso non necessario di animali per valutare farmacologia e sicurezza, riduzione dell’incertezza e dei ritardi, supporto a un approccio flessibile ma robusto, e – obiettivo finale – maggiore tutela della sicurezza dei pazienti. 

In questo contesto, la consultazione pubblica non è un passaggio formale: è l’occasione in cui chi sviluppa MMPs può contribuire a rendere il futuro reflection paper più aderente alla realtà industriale, soprattutto su quei punti dove le scelte metodologiche (modelli, endpoints, strategie di dose, pacchetti safety) possono determinare tempi e costi di sviluppo.

EMA invita esplicitamente a partecipare: industria farmaceutica, accademia, autorità nazionali competenti, agenzie e istituzioni UE (come ECDC, EDQM, EFSA), organizzazioni di pazienti e professionisti sanitari.

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