Si terrà martedì 29 settembre alle 19.00 il webinar con Diego Peroni, pediatra e docente dell’Università di Pisa, dedicato a una fase della malattia spesso sottovalutata: quella che inizia quando la febbre è passata, ma il bambino non è ancora tornato davvero alla normalità.
Tosse persistente, rinorrea, stanchezza, scarso appetito e una maggiore apparente vulnerabilità alle nuove infezioni possono protrarsi per giorni o settimane, alimentando nei genitori il dubbio che il bambino non sia guarito completamente o abbia “le difese basse”. Ma quanto può durare una normale convalescenza? E quando, invece, un sintomo residuo deve far sospettare una complicanza o una condizione diversa?
Il nuovo appuntamento di Microbiota Talks, progetto di Recordati rivolto agli operatori sanitari, proverà a mettere ordine in questa zona di confine tra malattia e ritorno alla salute. L’incontro sarà moderato dal direttore di Microbioma.it Massimo Barberi.
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Guarire non significa soltanto non avere più la febbre
La convalescenza non è un tempo vuoto tra un’infezione e la ripresa delle attività. È una fase biologicamente attiva, durante la quale la risposta immunitaria deve progressivamente spegnersi, i tessuti devono recuperare e l’organismo deve ritrovare il proprio equilibrio.
Nel corso del webinar si discuterà di quali sintomi siano più frequenti dopo un’infezione delle vie aeree e di quale durata possa essere considerata compatibile con un decorso fisiologico nelle diverse fasce d’età. Particolare attenzione sarà riservata alla tosse post-virale: un disturbo che può persistere anche dopo la risoluzione dell’infezione, ma che in alcuni casi richiede di prendere in considerazione asma, pertosse, reflusso o altre possibili cause.
Un altro nodo centrale sarà distinguere la normalità dalle situazioni che meritano un approfondimento. Otite, sinusite, polmonite, broncospasmo e disidratazione possono infatti manifestarsi o diventare evidenti proprio durante la fase di recupero. Quando è sufficiente un’osservazione vigile e quando, invece, sono indicati esami del sangue, tamponi o indagini radiologiche?
Si parlerà inoltre dei bambini che sembrano “ammalarsi sempre”. La frequenza delle infezioni, soprattutto nei primi anni di nido o scuola, non indica necessariamente un deficit immunitario. Età, stagionalità e intensità dell’esposizione ai virus possono spiegare molti episodi ravvicinati. La sfida clinica è capire quando questa ricorrenza rientri nella fisiologia e quando possa rappresentare il segnale di un’immunodeficienza o di un’altra condizione sottostante.
Sonno, alimentazione e ritorno alla quotidianità
Il webinar avrà un taglio fortemente pratico. Quanto deve essere graduale il rientro a scuola o all’attività sportiva? Quale ruolo hanno sonno e idratazione? Come gestire il calo dell’appetito senza trasformare ogni pasto in una fonte di ansia per la famiglia?
Anche il concetto di “rinforzo delle difese immunitarie” sarà affrontato criticamente. È un’espressione molto utilizzata, ma spesso accompagnata da aspettative poco realistiche. Non esistono interventi capaci di impedire a un bambino di ammalarsi, mentre è possibile sostenere il recupero attraverso misure appropriate e correggere eventuali carenze nutrizionali documentate.
Lo stesso principio vale per vitamine e integratori: quando possono essere utili e quando rischiano di diventare una risposta automatica priva di un reale razionale clinico? Spazio anche agli antibiotici e alla necessità di gestire le richieste di prescrizioni “preventive”, ricordando che la maggior parte delle infezioni respiratorie pediatriche ha origine virale.
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Dall’intestino ai polmoni: quale ruolo per il microbioma?
Una parte dell’incontro sarà dedicata al dialogo tra microbioma intestinale e sistema immunitario. Durante e dopo un’infezione, febbre, alimentazione più selettiva, stress, sonno ridotto e assunzione di farmaci possono modificare temporaneamente l’ecosistema intestinale. Questi cambiamenti possono inserirsi nella complessa comunicazione tra intestino e apparato respiratorio, il cosiddetto asse intestino-polmone.
Ma che cosa significa tutto questo nella pratica clinica? Quali aspetti sono sostenuti dalle evidenze e quali restano ancora ipotesi? E questo asse può assumere un rilievo particolare nei bambini con atopia, otiti o infezioni respiratorie ricorrenti e uso ripetuto di antibiotici?
Il confronto consentirà di chiarire anche il possibile spazio dei probiotici. L’obiettivo non può essere genericamente quello di “alzare le difese”, ma deve essere definito sulla base del singolo contesto: favorire il riequilibrio del microbiota dopo una terapia antibiotica, ridurre determinati disturbi o intervenire in bambini con episodi respiratori ricorrenti.
Saranno analizzate le evidenze disponibili sugli esiti più rilevanti, dalla frequenza delle infezioni alla loro durata, senza dimenticare un punto essenziale: non esiste “il probiotico” in senso generale. Gli effetti dipendono dal ceppo, dalla dose, dalla durata dell’assunzione e dalla popolazione studiata, e non possono essere automaticamente estesi da un prodotto o da una condizione clinica a un’altra.
Verranno infine affrontati il momento più appropriato per un eventuale intervento – fase acuta, convalescenza o prevenzione stagionale – e gli aspetti di sicurezza, con particolare cautela nei bambini immunodepressi, prematuri, portatori di catetere venoso centrale o affetti da comorbidità importanti.
L’obiettivo del webinar sarà offrire ai pediatri criteri utili per accompagnare il bambino e la famiglia attraverso la convalescenza, evitando sia la medicalizzazione eccessiva sia la sottovalutazione dei segnali d’allarme. Perché anche il ritorno alla salute richiede tempo, osservazione e aspettative realistiche.
