Difese respiratorie e microbiota: perché tutto può cominciare dall’intestino

Uno studio italiano suggerisce che una combinazione di tre ceppi probiotici possa contribuire a ridurre la durata della febbre nei bambini con infezioni delle alte vie respiratorie.
Stato dell'arte

Le infezioni delle alte vie respiratorie sono molto frequenti nei primi anni di vita, quando il sistema immunitario è ancora in fase di maturazione. In questo contesto il microbiota intestinale svolge un ruolo importante nella regolazione delle difese immunitarie, contribuendo a un dialogo bidirezionale tra intestino e apparato respiratorio.

Cosa aggiunge questa ricerca

Nel trial randomizzato, controllato con placebo e condotto in triplo cieco, la somministrazione combinata  di Bifidobacterium breve M-16V, Bifidobacterium animalis subsp. lactis HN019 e Lacticaseibacillus rhamnosus HN001 ha ridotto di due giorni la durata mediana della febbre nei bambini con infezioni delle alte vie respiratorie.

Conclusioni

Il dato sostiene il potenziale impiego del probiotico come intervento aggiuntivo durante la fase acuta dell’infezione, senza implicare una sostituzione delle terapie indicate. La specificità dei ceppi e i limiti del trial impediscono di estendere il risultato ai probiotici in generale.

In questo articolo

Con la ripresa della scuola e della vita in comunità tornano a circolare con maggiore intensità rinovirus, virus influenzali, virus respiratorio sinciziale e altri agenti responsabili delle infezioni delle alte vie respiratorie. Nei bambini piccoli il fenomeno è particolarmente evidente: nei primi cinque anni di vita possono verificarsi da cinque a otto episodi all’anno, con congestione nasale, tosse, mal di gola, irritabilità, disturbi del sonno e, non di rado, febbre.

La maggior parte di queste infezioni è virale e tende a risolversi spontaneamente. Ciò non ne riduce però l’impatto sulle famiglie, tra assenze da scuola, giornate di lavoro perse, visite mediche e timore che la febbre segnali una complicazione. In questo contesto sta acquistando interesse una domanda che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata controintuitiva: è possibile influenzare la risposta alle infezioni respiratorie agendo sull’ecosistema microbico intestinale?

Un trial clinico italiano, condotto presso il Pediatric Emergency Department della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano da Silvia Bettocchi e colleghi e pubblicato nel 2025 su JAMA Network Open,offre un primo dato clinico. Nei bambini con infezione delle alte vie respiratorie e febbre, la somministrazione di una miscela costituita da tre ceppi probiotici ha ridotto la durata mediana della febbre da cinque a tre giorni rispetto al placebo. Il risultato non dimostra che i probiotici in generale prevengono l’infezione e non autorizza a considerarli intercambiabili: riguarda una formulazione precisa, somministrata a una popolazione definita e secondo uno schema posologico specifico.

Che cos’è l’asse intestino-polmone

L’asse intestino-polmone descrive una rete di comunicazione bidirezionale tra il tratto gastrointestinale e quello respiratorio, basato su uno scambio continuo di segnali immunologici e metabolici. Il microbiota intestinale interagisce con l’epitelio, le cellule immunitarie residenti e i tessuti linfoidi associati alla mucosa; da qui, mediatori solubili e cellule attivate possono raggiungere la circolazione e influenzare distretti lontani, compreso il polmone.

Tra i possibili messaggeri figurano gli acidi grassi a corta catena prodotti dalla fermentazione delle fibre alimentari, componenti microbiche riconosciute dai recettori dell’immunità innata e citochine coinvolte nella regolazione del processo infiammatorio. Attraverso questi segnali, il microbiota può contribuire a modulare l’intensità e la qualità della risposta immunitaria, più che semplicemente ad aumentarne o ridurne l’attivazione. Un sistema di difesa efficace deve riconoscere rapidamente il patogeno, organizzare un’azione antivirale adeguata e, nello stesso tempo, evitare che un’infiammazione eccessiva danneggi i tessuti.

Il dialogo procede anche nella direzione opposta. Un’infezione respiratoria, attraverso l’infiammazione sistemica, la riduzione dell’appetito, i cambiamenti alimentari e l’eventuale impiego di farmaci, può modificare l’ambiente intestinale. Per questo l’asse va interpretato come un circuito dinamico e non come una strada a senso unico.

Microbiota e risposta immunitaria

Fin dai primi mesi di vita, la presenza e l’attività del microbiota intestinale contribuiscono alla maturazione e alla modulazione del sistema immunitario, sia innato sia adattativo. Le cellule dendritiche e i macrofagi riconoscono componenti microbiche e altri segnali dell’ambiente intestinale, contribuendo a modulare la risposta immunitaria; il microbiota influenza, inoltre, il differenziamento e la funzione dei linfociti T e B, favorendo l’equilibrio tra risposte di difesa e tolleranza immunologica. In aggiunta, promuove lo sviluppo dell’immunità mucosale, compresa la risposta mediata dalle immunoglobuline A (IgA), fondamentali per la protezione delle superfici mucose. Questi processi assumono particolare rilevanza nell’infanzia, una fase caratterizzata dalla progressiva maturazione sia del microbiota intestinale sia del sistema immunitario.A sostegno di questi meccanismi, dati sperimentali suggeriscono che un microbiota intestinale in equilibrio possa favorire l’attivazione dell’inflammasoma, le risposte dei linfociti T helper 1 e citotossici e la produzione di IgA durante le infezioni virali. Alcuni studi su specifici bifidobatteri hanno inoltre osservato modificazioni dei segnali dell’interferone e dei recettori che riconoscono gli acidi nucleici virali. Questi risultati aiutano a costruire una plausibilità biologica, ma non consentono di attribuire automaticamente lo stesso meccanismo a ogni probiotico.

Gli effetti sono infatti ceppo-specifici e dipendono da dose, formulazione, durata di somministrazione, età e condizioni dell’ospite. Anche ceppi appartenenti alla stessa specie possono avere proprietà differenti. 

Tre ceppi distinti in una combinazione definita

La miscela studiata da Bettocchi e colleghi comprendeva Bifidobacterium breve M-16V, Bifidobacterium animalis subsp. lactis HN019 e Lacticaseibacillus rhamnosus HN001, indicato nell’articolo secondo la nomenclatura tradizionale come Lactobacillus rhamnosus HN001. Ogni dose forniva un miliardo di unità formanti colonia per ciascun ceppo, per un totale di tre miliardi di CFU al giorno, somministrati per 14 giorni in gocce o stick.

B. breve M-16V è un ceppo di origine infantile studiato soprattutto nelle prime fasi della vita. Le ricerche disponibili indicano la capacità di favorire la colonizzazione da bifidobatteri e di interagire con l’equilibrio immunitario e la risposta infiammatoria. 

Per HN019 sono state descritte attività di modulazione di marcatori infiammatori e di sostegno della funzione immunitaria; HN001 è a sua volta studiato per le interazioni con le risposte innate e adattative. 

Il trial nei bambini con infezione respiratoria

Lo studio randomizzato e in doppio cieco è stato condotto tra novembre 2021 e giugno 2023 nel pronto soccorso pediatrico della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Sono stati arruolati 128 bambini di età compresa tra 28 giorni e quattro anni, con temperatura rettale di almeno 38,5 °C e diagnosi clinica di infezione delle alte vie respiratorie. 

L’esito primario era la durata complessiva della febbre, calcolata dal primo all’ultimo giorno febbrile. Nell’analisi intention-to-treat, che ha incluso 87 bambini almeno parzialmente aderenti, la mediana è stata di tre giorni nel gruppo probiotico e di cinque giorni nel gruppo placebo. Il rapporto di tasso aggiustato per età, sesso e uso di antibiotici è risultato pari a 0,64, con intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,51 e 0,80. Il risultato è rimasto coerente nell’analisi per protocollo e considerando soltanto i giorni di febbre successivi all’arruolamento.

Una riduzione mediana di due giorni della febbre è un segnale clinicamente rilevante, soprattutto nella fascia d’età in cui le infezioni si ripetono e la febbre pesa sull’organizzazione familiare. Il trial affronta inoltre una domanda terapeutica poco studiata: molte ricerche sui probiotici e le infezioni respiratorie riguardano infatti la prevenzione, mentre qui l’intervento è iniziato durante un episodio acuto.

Contenuto realizzato in collaborazione con Coree srl

Fonti

Bettocchi S, Comotti A, Elli M, et al. Probiotics and Fever Duration in Children With Upper Respiratory Tract Infections: A Randomized Clinical Trial. JAMA Network Open. 2025;8(3):e250669. doi:10.1001/jamanetworkopen.2025.0669.

Wong CB, Iwabuchi N, Xiao JZ. Exploring the Science behind Bifidobacterium breve M-16V in Infant Health. Nutrients. 2019;11(8):1724. doi:10.3390/nu11081724.

Athalye-Jape G, Rao S, Simmer K, Patole S. Bifidobacterium breve M-16V as a Probiotic for Preterm Infants: A Strain-Specific Systematic Review. Journal of Parenteral and Enteral Nutrition. 2018;42(4):677-688. doi:10.1177/0148607117722749.

Turner RB, Woodfolk JA, Borish L, et al. Effect of probiotic on innate inflammatory response and viral shedding in experimental rhinovirus infection: a randomised controlled trial. Beneficial Microbes. 2017;8(2):207-215. doi:10.3920/BM2016.0160.

Zabel B, Mäkelä SM, Nedveck D, et al. The Effect of Bifidobacterium animalis subsp. lactis Bl-04 on Influenza A Virus Infection in Mice. Microorganisms. 2023;11(10):2582. doi:10.3390/microorganisms11102582.

Zhang H, Miao J, Su M, Liu BY, Liu Z. Effect of fermented milk on upper respiratory tract infection in adults who lived in the haze area of Northern China: a randomized clinical trial. Pharmaceutical Biology. 2021;59(1):645-650. doi:10.1080/13880209.2021.1929344.

Redazione
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