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Mercato dei probiotici: come superare il periodo pandemico e rilanciare il settore

Intervista ad Alessandro Colombo, vice presidente di Integratori Italia: «Fondamentale la diffusione delle sempre più numerose evidenze scientifiche sui probiotici».

Il 2020 è stato l’anno “nero” dei probiotici. A pesare soprattutto la pandemia, il lock down e la quasi totale assenza di patologie delle alte vie respiratorie durante la stagione autunno invernale. Piccoli segnali di inversione di tendenza ce ne sono, ma gli ostacoli non sono facili da superare. Quali sono le proposte di Integratori Italia per uscire dalla crisi? Ne abbiamo parlato con Alessandro Colombo, vice presidente dell’associazione confindustriale di categoria.

Il primo quadrimestre 2021 è iniziato in salita. Quali sono i segnali del mercato in questi ultimi quattro mesi?
È vero, il 2020 e il 2021 sono stati pesantemente segnati dalla pandemia, e come tanti altri settori, anche quello dei probiotici ha subito un pesante contraccolpo. Però bisogna fare due importanti premesse. Per comprendere realmente l’andamento del mercato 2021 dobbiamo anzitutto fare un confronto non soltanto con il 2020, ma anche con il 2019. Lo scorso anno, in particolare il primo semestre, è stato talmente anomalo a causa lock down che non è particolarmente significativo utilizzarlo come termine di confronto.
In secondo luogo dobbiamo sempre ricordare un’altra anomalia dell’inizio 2021: la quasi totale assenza di patologie delle alte vie respiratorie, sia batteriche sia virali. Questo ha modificato gli acquisti di diversi prodotti per la salute, in particolare i probiotici che in inverno sono spesso associati alla prescrizione antibiotica (prescrizione che nel primo trimestre 2021 è scesa di quasi il 50%). Con queste premesse, non deve stupire il fatto che in farmacia, da gennaio ad aprile 2021, il segmento degli integratori a base di probiotici, secondo i dati New Line, abbia registrato una importante flessione delle unità vendute, sia verso il 2020 (-17%), sia verso il 2019 (-22%).

Segnali di ripresa ce ne sono?
Fortunatamente il mese di aprile 2021 porta in positivo il confronto delle unità vendute di integratori a base di probiotici con il 2020 (+14%), anche se il dato resta ancora negativo se confrontato con il 2019 (-16%). Da evidenziare il dato delle vendite online del totale segmento integratori: nel comparto c’è stata una fortissima crescita di acquisti sul web, pari al 67% nel primo trimestre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020, per un totale a valore di 8,7 milioni di euro. Il dato riguarda soltanto farmacie e parafarmacie che operano online, sono esclusi altri canali di vendita digitali. Va però sottolineato che la farmacia rimane di gran lunga il primo canale distributivo per il mercato totale integratori, con una quota a valore superiore all’80%.

Quali sono le prospettive per la seconda metà dell’anno?
Difficile da prevedere. Molto dipende da come si svilupperà la stagione della patologia respiratoria autunno inverno 2021/2022: più si avvicinerà a quella fine 2019/inizio 2020, più avremo la possibilità veder tornare il segmento dei probiotici a livelli del mercato ante Covid. Stante la necessità di mantenere le abitudini di prevenzione – mascherine, disinfezione delle mani, distanziamento sociale – è possibile che la prossima stagione invernale rilevi bassi livelli di diffusione di malattie respiratorie e di conseguenza contenute richieste di probiotici rispetto agli anni precedenti: nel periodo gennaio-aprile degli anni scorsi infatti gli acquisti di probiotici rappresentava circa il 40% del totale probiotici venduti in un anno.

Il frame regolatorio sugli integratori è un “vestito” che di anno in anno diventa più stretto addosso ai probiotici. La ricerca corre spedita e il tema della ceppo specificità sta diventando sempre centrale. Quali sono le prospettive dal punto di vista legislativo?
Personalmente non sono molto ottimista. Da un lato è vero che le crescenti conoscenze scientifiche sui probiotici e sulle loro specificità in termini di attività nell’interazione con il nostro organismo per il ripristino e il mantenimento dell’omeostasi sono sempre più numerose e rilevanti. Dall’altra assistiamo a una regolamentazione europea sugli integratori a base di probiotici che ritiene di aver fatto un grande passo in avanti soltanto perché alcuni stati membri hanno finalmente approvato il termine “probiotico”, non considerandolo un claim sulla salute. E ci mancherebbe. Anche il claim generico sui probiotici attualmente autorizzato in Italia è sotto valutazione da parte della Commissione Europea. Mai come in questa fase storica, scienza e linee guida regolatorie sono state così divergenti.

Da pochi mesi in Francia è nata Alliance Promotion Microbiote, una specie di consorzio in cui le aziende del comparto fanno squadra per promuovere la ricerca sui probiotici e allargare il mercato. In Italia è possibile mettere in campo un’azione simile?
L’iniziativa francese è lungimirante: un ecosistema pubblico/privato con l’obiettivo di promuovere la ricerca sul microbioma e sui probiotici, e far diventare il Paese d’Oltralpe leader in Europa in questo settore. Due sono le caratteristiche vincenti: una visione condivisa di lungo periodo, in cui i temi che ruotano intorno alla cosiddetta “microbiome revolution” e R&D sul fronte di probiotici, prebiotici, postbiotici etc, saranno al centro di un nuovo modello di trattamento di numerose malattie, non soltanto intestinali.
La seconda è la consapevolezza che un “sistema di conoscenze multidisciplinari condivise” diventa oggi indispensabile per vincere le sfide del futuro. Sarebbe indubbiamente auspicabile anche nel nostro Paese mettere in campo un’azione di questo tipo, anche perché nel nostro Paese esistono eccellenze mondiali sia nell’R&D (pubblica e privata) sia nella produzione di probiotici. Ma purtroppo per ragioni probabilmente storiche, noi italiani facciamo molta fatica a “condividere” e a rinunciare in parte alle nostre individualità. Personalmente non vedo al momento una possibilità simile anche in Italia.

Quali sono i suggerimenti che come Integratori Italia date alle aziende del settore per superare questo periodo?
Fermo restando le diverse specificità dei modelli di business dei nostri associati, che hanno diversi canali distributivi e target di riferimento, è opportuno sottolineare in primis i risultati della recente ricerca di mercato realizzata da Kantar per conto di Integratori Italia sui nuovi comportamenti di acquisto dei consumatori di integratori alimentari, anche alla luce della pandemia COVID, da cui si evince che anche in periodo di pandemia, i principali punti di riferimento per il consumatore prima dell’acquisto rimangono le fonti informative ritenute più credibili: il medico e il farmacista sono sempre “on top” tra tutte quelle utilizzate.
Da qui l’indicazione di sostenere con ancora più forza la categoria dei probiotici attraverso la diffusione delle sempre più numerose evidenze scientifiche. E questo non soltanto in ambito intestinale, o come integratore per riequilibrare il microbiota durante e dopo una terapia antibiotica, ma anche a supporto delle numerose altre funzioni dell’organismo che possono beneficiare dalla somministrazione di probiotici specifici. La comunicazione deve coinvolgere sia gli HCPs, sia il pubblico, per aumentare ancor più il valore percepito per la nostra salute che questa classe di prodotti può fornire ai consumatori: Ricordo che anche Integratori Italia è impegnata costantemente in attività di comunicazione grazie alle tante progettualità di relazione con i Media specialistici e generalisti, e direttamente ai consumatori tramite il canale Facebook Integratori & Benessere.

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