La cavità orale ospita un complesso ecosistema di microrganismi, noto come microbiota orale. Questa comunità microbica ha la capacità, attraverso la formazione di biofilm, di supportare la regolazione immunitaria, la difesa epiteliale e l’omeostasi microbica. Negli ultimi anni si è messo in evidenza il concetto di “asse oro-polmonare“.
Difatti, i microrganismi orali possono raggiungere le vie respiratorie inferiori attraverso l’aspirazione o la migrazione mucosale e possono contribuire alle malattie respiratorie croniche. Per comprendere il ruolo del microbiota orale nelle malattie respiratorie croniche e correlare la diversità microbica con le malattie respiratorie croniche i ricercatori hanno condotto uno studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Public Health.
Microbiota orale e patologie respiratorie
Quando si ha un’alterazione dell’equilibrio nella composizione del microbiota orale le specie patogene possono attraversare le barriere locali e diffondersi attraverso le vie aeree, il flusso sanguigno o il tratto digerente, influenzando la salute sistemica e divenendo concausa di diverse patologie quali le malattie respiratorie croniche.
Ad esempio, generi come Veillonella, Prevotella e Rothia , comuni nella cavità orale, sono frequentemente presenti nell’espettorato e nel liquido di lavaggio broncoalveolare dei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Diversità alfa e beta nelle malattie respiratorie croniche
Analizzando il microbiota orale di soggetti con malattia respiratoria cronica (CRD, Chronic Respiratory Diseases) si è evidenziato come in tali soggetti vi fossero indici di diversità alfa significativamente più bassi, tra cui la ricchezza di specie osservata.
Le analisi della diversità beta hanno ulteriormente rivelato una netta separazione tra partecipanti con CRD e senza CRD, suggerendo alterazioni globali nella composizione della comunità. Tali risultati concordanti, provenienti da due coorti indipendenti, rafforzano l’evidenza di una solida associazione tra ridotta diversità microbica orale e aumento del rischio di CRD.
Generi associati alle malattie respiratorie croniche
A livello di genere 385 generi hanno mostrato differenze significative nell’abbondanza relativa tra i gruppi CRD e non CRD, con modelli di composizione microbica distinti tra i due gruppi. Tra i 10 generi con maggiore abbondanza differenziale, Rothia, Veillonella e Atopobium erano più abbondanti nel gruppo CRD. Al contrario, Haemophilus, Prevotella, Neisseria, Alloprevotella, Porphyromonas, Aggregatibacter e Peptostreptococcus erano più abbondanti nel gruppo non CRD. Questi generi comprendevano i principali phyla come Actinobacteria, Firmicutes, Bacteroidetes e Proteobacteria.
Analisi di una coorte ospedaliera
Analizzando una coorte ospedaliera di soggetti con CRD e soggetti non CRD, sono stati osservati, a livello di genere, netti cambiamenti nella composizione microbica tra i due gruppi. Nel gruppo non CRD, generi come Alloprevotella, Prevotella e Veillonella erano più abbondanti, mentre il gruppo CRD era arricchito in potenziali taxa patogeni, tra cui Fusobacterium, Leptotrichia e Porphyromonas. L’analisi filogenetica ha inoltre dimostrato che i taxa arricchiti nel gruppo non CRD si sono raggruppati in moduli coerenti, tra cui generi come Alloprevotella, Megasphaera, Parvimonas e Peptostreptococcus. Al contrario, i taxa arricchiti in CRD, rappresentati da Escherichia–Shigella, erano relativamente isolati all’interno dell’albero filogenetico.
Deplezione di alcuni microrganismi e salute respiratoria
I risultati hanno anche costantemente evidenziato la deplezione di Alloprevotella e Peptostreptococcus nel gruppo CRD in tutte le coorti. Questo suggerisce il loro possibile coinvolgimento nella salute respiratoria. Difatti, Alloprevotella può contribuire al mantenimento della barriera mucosale e alla modulazione dell’infiammazione attraverso la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), come acetato e succinato.
È stato anche dimostrato che gli SCFA regolano le vie mediate da Th17, che sono fortemente implicate nella BPCO e nell’asma. Analogamente, Peptostreptococcus può regolare l’equilibrio della comunità microbica e modulare l’immunità dell’ospite attraverso interazioni metaboliche con altri commensali, e stabilizzando l’ecosistema orale, può limitare indirettamente l’espansione di patobionti come Rothia e Fusobacterium, risultati più abbondanti nei pazienti con CRD.
Conclusioni
Analizzando sia un campione ambulatoriale sia una coorte ospedaliera indipendente, si è osservata un’associazione coerente tra il microbioma orale e la malattia respiratoria cronica. I pazienti con malattia respiratoria cronica presentavano una ridotta diversità alfa, distinti modelli di diversità beta e un arricchimento differenziale di specifici generi batterici.
In particolare, la deplezione di Alloprevotella e Peptostreptococcus era coerente in tutte le coorti, evidenziando robuste firme microbiche associate alla malattia respiratoria cronica e supportando la rilevanza del microbioma orale e dell’asse oro-polmonare nella salute respiratoria.
