All’evento Pharmabiotics di Bruxelles si è discusso di microbiome testing, del rapporto tra microbiota e oncologia e del ruolo della medicina di precisione. Microbioma.it ha chiesto a William Fusco, gastroenterologo del Policlinico Gemelli di roma, di raccontarci il lavoro recentemente pubblicato che porta il microbiome testing direttamente nella pratica clinica. Il focus è la sindrome dell’intestino irritabile post-infettiva, una condizione che può emergere dopo un’infezione quando la disbiosi—cioè l’alterazione del microbiota intestinale—tende a cronicizzarsi, rendendo necessario intervenire sul problema di fondo e non solo sui sintomi. Pur esistendo già trattamenti per la IBS, Fusco sottolinea che finora mancava un approccio realmente personalizzato: terapie impostate senza identificare, nel singolo paziente, quale specifica alterazione del microbiota fosse presente.
Lo studio pilota introduce invece un percorso guidato dal profilo microbico individuale: prima si valuta il microbiota con un test dedicato, poi si sceglie il trattamento in base alle alterazioni riscontrate. L’approccio è stato confrontato con un gruppo sottoposto alla terapia standard (standard of care): entrambi i gruppi mostrano una risposta, ma i pazienti trattati con interventi mirati sulle specifiche alterazioni del microbiota risultano rispondere “nettamente meglio”, suggerendo un potenziale vantaggio clinico della strategia personalizzata basata su microbiome testing.








