Alimenti ultraprocessati, emulsionanti e salute intestinale: impatto su microbiota, mucosa e pratica clinica

Durante il Campus Aggei 2025 Microbioma.it ha intervistato Andrea Valigi, nutrizionista sportivo per approfondire il tema dei cibi ultraprocessati.
Durante l’intervista l’esperto precisa che gli alimenti ultraprocessati non sono più il risultato di una materia prima riconoscibile, ma di una combinazione di nutrienti e additivi progettata a tavolino.
Nel quarto gruppo della classificazione NOVA (che classifica gli alimenti in base all’entità e allo scopo della lavorazione, piuttosto che in termini di nutrienti) oltre agli ingredienti “tradizionali” compaiono sostanze – come emulsionanti, addensanti e coloranti – che non fanno parte dell’alimentazione naturale e che interferiscono con la digestione, il microbiota e la mucosa intestinale.

In particolare, gli emulsionanti riducono la diversità del microbiota, assottigliano lo strato di muco e indeboliscono le tight junctions, favorendo infiammazione, aumentata permeabilità intestinale e sindrome dell’intestino irritabile. Il problema è soprattutto quantitativo: negli adolescenti italiani il 40-60% delle calorie giornaliere deriva da alimenti ultraprocessati, con percentuali ancora maggiori nei paesi anglosassoni.

La perdita della “matrice” naturale e delle fibre modifica profondamente assorbimento e interazione con il microbiota. In questo contesto, la collaborazione tra gastroenterologo e nutrizionista è fondamentale per tradurre queste conoscenze in educazione alimentare personalizzata, basata sui sintomi e sulle esigenze del singolo paziente.

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