Declino cognitivo da chemioterapia: modulare il microbioma potrebbe ridurre il rischio

Gli effetti collaterali della chemioterapia sono ampiamente conosciuti e, tra questi, il declino cognitivo, che può influire notevolmente sulla qualità della vita dei pazienti. 

Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato un legame tra il microbiota intestinale e le funzioni cerebrali, suggerendo che la flora batterica intestinale possa comunicare con il cervello e influenzare le attività cognitive in un vero e proprio asse intestino-cervello. 

In questo contesto, un recente studio clinico osservazionale longitudinale condotto negli Stati Uniti ha esaminato pazienti con cancro al seno per indagare se l’alterazione della comunità microbica intestinale indotta dalla chemioterapia fosse correlata al declino cognitivo e all’infiammazione

I risultati, pubblicati sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity hanno rivelato che i cambiamenti del microbiota erano associati a una diminuzione della diversità microbica e a un significativo declino cognitivo in una parte delle donne partecipanti allo studio, sottolineando l’importanza di esplorare ulteriormente il ruolo del microbiota nella gestione degli effetti collaterali della terapia oncologica.

Chemioterapia e microbiota intestinale

Lo studio coordinato da Leah Pyter, docente di psichiatria e neuroscienze alla Ohio State University Wexner Medical Center, ha coinvolto 77 partecipanti con tumore al seno, da cui sono stati raccolti campioni fecali e di sangue, oltre che alcune misure delle capacità cognitive prima, durante e dopo la chemioterapia. 

I risultati hanno permesso di osservare che la chemioterapia ha alterato la struttura della comunità microbica intestinale e aumentato i livelli circolanti di TNF-α. Sia i cambiamenti indotti dalla chemioterapia nell’abbondanza microbica relativa sia la diminuzione della diversità microbica erano correlati a un aumento delle citochine pro-infiammatorie circolanti TNF-α e IL-6. 

Le partecipanti hanno, inoltre, segnalato un declino cognitivo soggettivo durante la chemioterapia. Questo, era associato anche a una diminuzione della cognizione oggettiva complessiva, correlata a una diminuzione della diversità microbica, indipendentemente dalle citochine circolanti. 

La stratificazione dei soggetti inclusi nello studio, utilizzando un indice di cambiamento affidabile basato su 4 test cognitivi oggettivi, ha identificato un declino cognitivo oggettivo nel 35% delle pazienti

Sulla base di un’analisi dell’abbondanza microbica differenziale, le donne che erano andate incontro a declino cognitivo presentavano cambiamenti tassonomici peculiari durante il trattamento chemioterapico, rispetto alle pazienti che non avevano avuto un declino cognitivo. 

In particolare, Faecalibacterium, Fusicatenibacter e Erysipelotrichaceae UCG-003 erano principalmente associati positivamente al declino cognitivo durante la chemioterapia, Blautia e Agathobacter dopo la chemioterapia

È interessante notare che i gruppi di microbi che sono risultati maggiormente differenti durante la chemioterapia non sono tornati ai livelli basali dopo il trattamento, indicando che gli effetti della chemioterapia sul microbiota intestinale persistono per almeno diversi mesi dopo la cessazione del trattamento.

Modulare il microbiota per prevenire il declino cognitivo

In conclusione, il cambiamento del microbiota intestinale si è dimostrato un fattore significativo nel declino cognitivo associato alla chemioterapia, suggerendo che l’alterazione della flora microbica potrebbe influenzare il benessere cognitivo delle pazienti con tumore al seno. Considerando l’impatto negativo del declino cognitivo sulla qualità della vita e sui percorsi terapeutici, è cruciale esplorare la possibilità di sviluppare strategie che mirino al microbiota per migliorare l’esperienza delle pazienti in chemioterapia. 

Questo studio pone le basi per futuri approfondimenti e sviluppi di trattamenti innovativi, come i trapianti di microbiota fecale e l’uso di probiotici, che potrebbero non solo mitigare gli effetti collaterali comportamentali, ma anche promuovere una gestione più efficace della terapia oncologica.

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