Ibezapolstat, Acurx prepara il salto nella CDI recidivante puntando sulla preservazione del microbioma

Acurx Pharmaceuticals rafforza la strategia di sviluppo di ibezapolstat, il proprio antibiotico sperimentale per il trattamento dell’infezione da Clostridioides difficile, estendendo l’attenzione ai pazienti con recidive multiple.

Acurx Pharmaceuticals rafforza la strategia di sviluppo di ibezapolstat, il proprio antibiotico sperimentale per il trattamento dell’infezione da Clostridioides difficile, estendendo l’attenzione ai pazienti con recidive multiple. La società statunitense ha presentato nuovi dati secondo i quali alcuni batteri intestinali potenzialmente protettivi rimangono rilevabili anche dopo ripetuti trattamenti con vancomicina o fidaxomicina. La loro persistenza potrebbe creare le condizioni per una ricostituzione del microbioma dopo una terapia antibiotica selettiva, ma l’effettiva capacità di questa strategia di prevenire ulteriori recidive dovrà ora essere verificata clinicamente. 

I risultati sono stati illustrati da Kevin Garey, professore e chair dello University of Houston College of Pharmacy, durante il 18° Congresso biennale dell’Anaerobe Society of the Americas, svoltosi dall’8 al 10 luglio 2026 presso il Columbia University Irving Medical Center di New York. Il poster, intitolato Microbiome Restoration Potential of Ibezapolstat vs. Comparator Antibiotics in Patients with Multiply-recurrent Clostridioides difficile Infection, rappresenta un nuovo tassello del programma con cui Acurx intende posizionare ibezapolstat non soltanto come trattamento dell’episodio acuto, ma anche come possibile strumento per limitare il rischio di recidiva. 

Un nuovo studio nei pazienti con recidive multiple

Sulla base di questi dati, Acurx ha avviato le attività preliminari per uno studio pilota in aperto che coinvolgerà 20 pazienti con almeno tre episodi di infezione da C. difficile nei precedenti dodici mesi. L’arruolamento del primo partecipante è previsto nel quarto trimestre del 2026.

Il trial dovrà fornire indicazioni utili per la progettazione di un successivo studio registrativo di fase 3, controllato con comparatore attivo, nella popolazione con infezione da C. difficile plurirecidivante. Secondo il piano comunicato dall’azienda, un eventuale studio pivotale positivo potrebbe sostenere una richiesta di approvazione negli Stati Uniti attraverso la Limited Population Pathway for Antibacterial and Antifungal Drugs, il percorso regolatorio destinato agli antibiotici sviluppati per popolazioni limitate con infezioni gravi e bisogni terapeutici insoddisfatti. 

Si tratta ancora di un programma in fase di avvio. I dati presentati al congresso non dimostrano quindi che ibezapolstat prevenga le recidive multiple, ma forniscono il razionale microbiologico sul quale Acurx sta costruendo il nuovo sviluppo clinico.

Batteri protettivi ancora presenti dopo più trattamenti

Il lavoro condotto alla University of Houston ha analizzato campioni fecali provenienti da pazienti con almeno due recidive, già sottoposti a diversi cicli terapeutici con vancomicina, fidaxomicina o entrambi gli antibiotici. L’obiettivo era verificare se fossero ancora presenti popolazioni batteriche considerate rilevanti per il metabolismo degli acidi biliari e per la resistenza alla colonizzazione da parte di C. difficile.

Secondo quanto comunicato dalla società, nei campioni sono state rilevate quantità considerate sufficienti di questi microrganismi. L’ipotesi è che una terapia capace di controllare il patogeno senza compromettere ulteriormente tali popolazioni possa consentire al microbioma di recuperare una configurazione maggiormente protettiva dopo la conclusione del trattamento. 

Il poster comprendeva anche esperimenti in vitro in colture planctoniche e in modelli di biofilm, nei quali l’attività di ibezapolstat è stata confrontata con quella di vancomicina e fidaxomicina. Nei modelli descritti, ibezapolstat e fidaxomicina hanno mostrato un’attività sul biofilm superiore a quella della vancomicina. Ibezapolstat avrebbe inoltre prodotto un maggiore effetto di killing su C. difficile rispetto agli altri comparatori, senza l’espansione di enterococchi resistenti alla vancomicina osservata negli esperimenti con vancomicina. Anche in questo caso, si tratta di risultati di laboratorio, che non possono essere direttamente tradotti in un beneficio clinico. 

Un antibiotico selettivo come elemento di differenziazione

Ibezapolstat è un antibiotico orale appartenente a una nuova classe di inibitori della DNA polimerasi IIIC, un enzima coinvolto nella replicazione del DNA dei batteri Gram-positivi. Acurx lo sta sviluppando come antibiotico a spettro selettivo per i Gram-positivi, con l’obiettivo di colpire C. difficile risparmiando una parte rilevante dei Firmicutes e degli Actinobacteria intestinali. 

Questa selettività costituisce il principale elemento di differenziazione del candidato. Nel caso dell’infezione da C. difficile, infatti, l’efficacia antimicrobica rappresenta soltanto una parte della sfida. Il trattamento deve eliminare o controllare il patogeno senza aggravare la disbiosi che favorisce la germinazione delle spore e la ricomparsa della malattia.

Un ruolo centrale è attribuito al metabolismo degli acidi biliari. Gli acidi biliari primari possono favorire la germinazione delle spore di C. difficile, mentre quelli secondari, prodotti attraverso la trasformazione microbica dei composti primari, contribuiscono alla resistenza alla colonizzazione. Preservare i batteri coinvolti in questo processo potrebbe quindi sostenere un ambiente intestinale meno favorevole alle recidive. Nei precedenti studi di fase 2, i pazienti trattati con ibezapolstat avevano mostrato concentrazioni inferiori di acidi biliari primari e un rapporto tra acidi secondari e primari più favorevole rispetto ai pazienti trattati con vancomicina. 

I dati clinici già disponibili

Lo sviluppo di ibezapolstat è sostenuto dai risultati di uno studio di fase 2b randomizzato, in doppio cieco e controllato con vancomicina, condotto in 28 centri statunitensi e pubblicato nel 2025 su The Lancet Microbe. Il trial aveva arruolato 32 adulti con infezione da C. difficile, assegnati a ibezapolstat o vancomicina per dieci giorni.

Nella popolazione per protocollo, 15 dei 16 pazienti trattati con ibezapolstat hanno raggiunto la guarigione clinica e tutti i 15 responder sono rimasti liberi da recidive durante il mese successivo alla fine della terapia. Nel gruppo vancomicina, 12 dei 14 pazienti valutabili sono rimasti liberi da recidiva. Pur offrendo un segnale favorevole, le dimensioni limitate del campione non consentono di trarre conclusioni definitive sulla superiorità o sulla capacità di prevenire le recidive. I nuovi dati presentati a New York ampliano quindi il razionale del programma, spostando l’attenzione dai pazienti con un episodio iniziale o una prima recidiva a una popolazione più complessa, già esposta a diversi cicli antibiotici e caratterizzata da un maggiore rischio di nuovi episodi.

Il percorso regolatorio tra Stati Uniti ed Europa

Parallelamente al programma nelle recidive multiple, Acurx sta preparando due studi internazionali di fase 3 nella più ampia popolazione con infezione acuta da C. difficile. La società riferisce di avere ricevuto indicazioni sostanzialmente coerenti da FDA ed EMA sulla struttura del programma registrativo. In caso di risultati positivi, i trial potrebbero sostenere sia una New Drug Application negli Stati Uniti sia una Marketing Authorization Application nell’Unione europea. 

La prima sperimentazione di fase 3 dovrebbe confrontare ibezapolstat con vancomicina secondo un disegno di non inferiorità e coinvolgere circa 450 pazienti nella popolazione modificata intention-to-treat. Oltre alla guarigione clinica, il programma valuterà anche le recidive dopo la conclusione del trattamento. 

Ibezapolstat ha già ottenuto dalla FDA le designazioni Qualified Infectious Disease Product e Fast Track, mentre Acurx ha ricevuto dall’EMA lo status di piccola e media impresa. Queste qualifiche non anticipano l’esito della valutazione regolatoria, ma possono offrire incentivi, supporto procedurale e interazioni più frequenti con le autorità durante lo sviluppo. 

La scommessa industriale: trattamento e prevenzione con un solo farmaco

Dal punto di vista industriale, il progetto punta a trasformare la preservazione del microbioma da risultato esplorativo a elemento centrale del profilo competitivo dell’antibiotico. L’ipotesi strategica di Acurx è che un singolo farmaco possa trattare l’infezione attiva e, limitando il danno all’ecosistema intestinale, ridurre contemporaneamente il rischio di recidiva.

Questo modello si differenzierebbe dagli approcci che prevedono una prima terapia antibiotica per controllare l’episodio acuto e un successivo intervento specifico per ricostituire il microbiota o prevenire nuovi episodi. La possibilità di passare da due interventi a un’unica terapia rappresenta tuttavia, allo stato attuale, un obiettivo di sviluppo e non un risultato dimostrato. 

Per Acurx, i prossimi passaggi saranno quindi determinanti. Lo studio pilota nelle recidive multiple dovrà confermare che il razionale microbiologico osservato nei campioni fecali e nei modelli di laboratorio può tradursi in un segnale clinico. Parallelamente, il programma internazionale di fase 3 dovrà dimostrare che ibezapolstat può competere con gli standard terapeutici sia sul controllo dell’infezione sia sulla durata della risposta.

La preservazione del microbioma emerge così non più soltanto come un possibile beneficio accessorio, ma come una componente della value proposition di una nuova generazione di antibiotici selettivi. La validazione clinica di questo paradigma resta però la condizione necessaria perché il candidato possa trasformarsi da asset sperimentale a nuova opzione terapeutica per l’infezione da C. difficile.

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