Negli individui sani il fungo Candida albicans vive in simbiosi con l’organismo ospite all’interno del tratto gastrointestinale, ma nei soggetti immunocompromessi può proliferare in maniera incontrollata e causare gravi infezioni. Un gruppo di ricercatori ha scoperto di recente che gli acidi grassi a catena corta (SCFA) di origine microbica potrebbero contribuire a tenere sotto controllo la Candida, inibendo la crescita del fungo e supportando un microbiota intestinale protettivo.
I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono che trattamenti basati sul microbiota, che potenziano l’attività di specifici SCFA, potrebbero aiutare a prevenire la proliferazione eccessiva della Candida nei soggetti vulnerabili.
Studi precedenti hanno dimostrato che alcuni batteri intestinali proteggono dalla Candida. Per chiarire i meccanismi alla base di questo processo, i ricercatori guidati da Animesh Mishra della University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas hanno analizzato come alcuni SCFA prodotti dal microbiota intestinale contribuiscono a impedire la crescita eccessiva della Candida nell’intestino.
Prevenzione della crescita
Esperimenti in vitro hanno dimostrato che gli SCFA butirrato e propionato rallentano la crescita della Candida. L’esposizione a queste molecole ha infatti ridotto l’espressione di geni coinvolti nella crescita, nella sintesi proteica e nella replicazione del DNA e hanno aumentato quella di geni coinvolti nelle risposte allo stress.
Gli SCFA hanno anche ridotto la capacità della Candida di assorbire gli zuccheri, rendendo più difficile per il fungo consumare il suo principale nutriente. Il butirrato e il propionato hanno inoltre causato una riduzione dei livelli di molecole chiave utilizzate nel metabolismo energetico della Candida.
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che gli SCFA aumentano l’acidità all’interno delle cellule di Candida, inibendone la crescita.
Applicazioni
Esperimenti sui topi hanno dimostrato che il trattamento con antibiotici riduce i livelli di SCFA e facilita la colonizzazione intestinale da parte della Candida. L’aggiunta di SCFA all’acqua potabile ha invece ridotto i livelli di Candida nell’intestino. Questo effetto protettivo è risultato minore nei topi germ-free e in quelli trattati con antibiotici.
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che la colonizzazione di topi con un ceppo microbico incapace di produrre propionato favorisce la crescita della Candida. Infine, i ricercatori hanno dimostrato che un prebiotico coniugato al propionato è in grado di aumentare i livelli di questa molecola e di ridurre la carica fungina nei topi.
«Le implicazioni cliniche sono chiare: le strategie per aumentare i livelli di acidi grassi a catena corta attraverso la dieta o la somministrazione di probiotici geneticamente modificati o prebiotici coniugati con acidi grassi a catena corta rappresentano una strada promettente per indurre la resistenza alla colonizzazione nei pazienti ad alto rischio di candidosi invasiva» concludono i ricercatori.
