L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio per diverse malattie respiratorie, come ad esempio l’asma e la malattie polmonari croniche, ma non si conosce con esattezza il contributo per le infezioni infezioni delle vie respiratorie inferiori (LRI), specialmente negli adulti. Per tale motivo, un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Environment International 195, per valutare l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulle LRI e individuare particolari categorie di soggetti più vulnerabili.
Relazione tra inquinamento e salute umana
L’esposizione all’inquinamento atmosferico, anche a basse concentrazioni, ha dimostrato di danneggiare la salute umana, con le associazioni più grandi alle basse esposizioni tipicamente osservate in alcune parti del Nord America e dell’Europa.
Una metanalisi del 2022 ha concluso che l’evidenza di un’associazione tra esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico correlato al traffico: ossidi di azoto (NOx ed NO2) e particolato con un diametro <2,5 µm (PM2,5) e LRI tra adulti era debole, ma l’impatto dell’LRI attribuibile al PM2,5 ambientale tra gli adulti risulta comunque aumentato a causa dell’invecchiamento della popolazione.
Meccanismi biologici che collegano LRI all’inquinamento atmosferico
Numerosi meccanismi biologici collegano l’esposizione a lungo termine all’inquinamento dell’aria e un aumento del rischio di LRI.
Tra questi vi sono l’alterazione dei macrofagi alveolari, una risposta immunitaria disregolata che determina infiammazione polmonare, l’aumento dell’espressione dei recettori cellulari che facilitano l’ingresso di virus e batteri nelle cellule, e la disbiosi del microbioma che determina un ambiente idoneo alla proliferazione dei patogeni.
Livelli di inquinamento e percentuali di ricovero
Un importante rischio di ricovero ospedaliero per LRI associato a un’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico è persistito a basse concentrazioni, al di sotto degli attuali standard di qualità dell’aria stabiliti dall’unione europea (concentrazioni medie annuali di 40, 20 e 40 µg/m3 per NO2, PM2,5 e PM10, rispettivamente).
In dettaglio sono aumentati i ricoveri per le infezioni respiratorie, dell’8% per quanto riguarda l’esposizione al biossido di azoto, del 10% per l’esposizione al particolato con diametro ≤ 2,5, del 5% per l’esposizione al particolato con diametro ≤ 10 e del 18% per l’esposizione all’ozono.
Gruppi vulnerabili
I soggetti di sesso maschile sono stati costantemente identificati come un gruppo vulnerabile per LRI, probabilmente perché gli ormoni sessuali possono svolgere un ruolo nella risposta immunitaria alle infezioni.
Anche i soggetti fumatori o ex fumatori, o coloro che soffrono di patologie croniche a livello epatico o renale sono considerati a rischio. I dati emersi dallo studio hanno mostrato che i soggetti che hanno avuto necessità di ricovero avevano un’età ≥ 65 anni e una precedente diagnosi di ipertensione, diabete o broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). La maggiore suscettibilità degli anziani agli inquinanti atmosferici può riflettere il declino delle funzioni biologiche con l’età, ad esempio un sistema immunitario meno efficiente, una progressiva riduzione della funzione respiratoria e la predisposizione per le complicanze alle infezioni respiratorie.
Conclusioni
Sono state identificate nuove prove sull’associazione tra esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico e il ricovero ospedaliero per LRI. I risultati suggeriscono che una diminuzione dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, anche quello a basse concentrazioni, potrebbe ridurre gli LRI. Come conseguenza di un auspicabile aumento negli sforzi per ridurre l’inquinamento, gli anziani o i soggetti ipertesi e i maschi, identificati come soggetti più vulnerabili, possono beneficiare in particolare di un minor numero di ricoveri ospedalieri per LRI.
