Numerose evidenze hanno dimostrato che gli alimenti ultra-processati (UPF) possono ridurre la diversità e l’abbondanza del microbiota intestinale, con effetti importanti sulla salute. Tuttavia, le ricerca scientifica fino ad oggi si è concentrata su campioni piccoli e per lo più sugli adulti.
Lucas Faggiani e il suo team dell’Università di San Paolo, Brasile, hanno condotto il primo studio longitudinale su un campione di 728 bambini durante il primo anno di vita, utilizzando i dati provenienti dallo studio Maternal and Child Health and Nutrition in Acre, Brazil (MINAeBrazil Study). L’esposizione precoce al consumo di UPF ha ridotto la diversità batterica del microbiota, in particolare di Bifidobacterium e Actinobacteriota. Il lavoro è stato pubblicato su Clinical Nutrition.
I ricercatori hanno ricavato le informazioni sanitarie dalle cartelle cliniche e hanno somministrato questionari elettronici semi strutturati e strutturati per ottenere e aggiornare dati socioeconomici, ambientali, gestazionali e ostetrici (entro 24 ore dalla nascita) e relativi alle abitudini alimentari. I dati sull’allattamento al seno e sull’alimentazione complementare nel primo anno – raccolti tramite interviste di follow-up a 1 mese, 6 mesi e 1 anno – hanno permesso di creare una variabile combinata, classificando la popolazione dello studio in quattro categorie:
- Allattamento al seno e assenza di consumo di UPF (56 bambini),
- Allattamento al seno con consumo di UPF (448 bambini),
- Svezzamento e assenza di consumo di UPF (36 bambini),
- Svezzamento con consumo di UPF (188 bambini).
Effetti degli alimenti ultraprocessati
Al follow-up di 1 anno, l’87,4% dei bambini (636 su 728) consumava UPF e il 69,2% (504 su 728) era ancora allattato al seno. I ricercatori hanno utilizzato i campioni fecali e il sequenziamento dell’amplicone 16S rRNA per studiare la composizione del microbiota, osservando differenze statisticamente significative per tutti i parametri di diversità alfa (intragruppo) tra i bambini non esposti agli UPF (allattati o meno) e quelli che invece li consumavano, indipendentemente dallo svezzamento. Le comunità batteriche intestinali cambiavano anche dai bambini allattati a quelli svezzati che assumevano entrambi alimenti ultra-processati.
Il microbiota dei bambini allattati al seno ha riportato la maggiore diversità, con la prevalenza di batteri benefici appartenenti a generi come Actinobacteriota e Bifidobacterium. I bambini alimentati con UPF, invece, presentavano un’abbondanza di microrganismi potenzialmente dannosi appartenenti a Blautia, Sellimonas – associato in diversi studi a obesità infantile e pubertà precoce, nonché a sintomi depressivi, ansia, paura e difficoltà sociali negli adulti – e Finegoldia. Secondo uno dei test condotti Finegoldia, che contiene una sola specie (Finegoldia magna) nota per causare varie infezioni negli adulti, aveva una prevalenza statisticamente significativa nei bambini svezzati che consumano UPF.
Conclusioni
L’allattamento al seno si correla, ancora una volta, a un migliore stato di salute del microbiota, promuovendo la colonizzazione di Bifidobacterium e non solo. Precedenti studi ne hanno sottolineato anche l’associazione a migliori condizioni socioeconomiche e di salute per tutta la vita rispetto all’alimentazione complementare con UPF. Tuttavia, saranno necessari studi che esplorino meglio la diversità microbica intra e intergruppo e che indaghino l’impatto di altri fattori come le dimensioni delle porzioni.
