Il “mal di pancia” è una delle espressioni più comuni con cui i cittadini descrivono disturbi molto diversi tra loro: crampi addominali, gonfiore, diarrea, stipsi, bruciore gastrico, pesantezza post-prandiale o dolore localizzato nella parte bassa dell’addome. Proprio questa genericità rende il sintomo familiare ma, allo stesso tempo, spesso poco compreso.
È da questa premessa che nasce “Capire la Pancia”, progetto promosso da SIFAC – Società Italiana di Farmacia Clinica, con il contributo non condizionante di Opella, per migliorare la gestione dei disturbi gastrointestinali più comuni e rafforzare il ruolo della farmacia di comunità nel self-care. Alla base dell’iniziativa c’è una survey osservazionale condotta in farmacie italiane tra ottobre e dicembre 2025 su 406 adulti, dai 18 agli 87 anni, per analizzare percezioni, comportamenti e bisogni legati al mal di pancia.
I dati mostrano con chiarezza quanto il problema sia frequente: oltre il 93% degli intervistati dichiara di aver avuto almeno un episodio nell’ultimo anno, circa 4 persone su 10 riferiscono episodi ripetuti e, per oltre un terzo del campione, il disturbo può diventare intenso o limitante nelle attività quotidiane. Non si tratta quindi soltanto di un fastidio episodico, ma di un insieme di sintomi che può incidere concretamente sulla qualità della vita.
Il progetto “Capire la Pancia”
Il dato più rilevante per il farmacista riguarda lo scarto tra frequenza dell’autogestione e sicurezza percepita. Circa il 90% degli intervistati dichiara di ricorrere a prodotti, rimedi o modifiche dello stile di vita per gestire l’episodio, ma oltre la metà non si sente completamente sicura delle proprie scelte. È in questo spazio, tra bisogno di sollievo rapido e incertezza interpretativa, che il ruolo professionale del farmacista diventa centrale.
La survey conferma infatti che il mal di pancia non è percepito come un sintomo unico. I partecipanti lo associano soprattutto a dolore crampiforme, gonfiore, diarrea e bruciore gastrico. Anche la localizzazione cambia: la sede più frequentemente indicata è il basso addome, ma non mancano riferimenti all’area gastrica o a un dolore diffuso. Questa variabilità suggerisce che il primo compito del consiglio in farmacia non sia semplicemente “dare qualcosa per il mal di pancia”, ma aiutare la persona a descrivere meglio il disturbo.
In questa prospettiva, la distinzione tra alto tratto, basso tratto e area pelvica può diventare uno strumento pratico di triage. Bruciore, acidità, pesantezza e dolore post-prandiale orientano più spesso verso l’area gastrica; crampi, gonfiore, diarrea o stipsi rimandano più frequentemente al tratto intestinale; il dolore pelvico, invece, può includere situazioni non strettamente gastrointestinali, come il dolore mestruale. Il progetto sottolinea quindi l’importanza di trasformare una domanda generica — “ho mal di pancia” — in un dialogo più strutturato su sede, durata, intensità, ricorrenza, sintomi associati e fattori scatenanti.
Alimentazione, stress e microbiota: il consiglio richiede una lettura multifattoriale
Tra le cause percepite dai cittadini, alimentazione e stress occupano le prime posizioni: il 44,4% associa il mal di pancia a fattori alimentari, mentre il 33,9% lo collega allo stress. Questi dati riflettono un’esperienza quotidiana ben nota al banco: pasti irregolari, cambiamenti nella dieta, ritmi frenetici, ansia, tensione e alterazioni della routine possono contribuire alla comparsa o al peggioramento dei sintomi gastrointestinali.
Per i farmacisti questo punto è particolarmente importante perché richiama la necessità di un consiglio non solo sintomatico, ma anche educativo. Il mal di pancia può essere influenzato dall’idratazione, dalla velocità con cui si mangia, dalla sensibilità individuale ad alcuni alimenti, dall’uso di farmaci, dallo stress e, in alcuni casi, dall’equilibrio del microbiota intestinale. Nel materiale “Vero o Falso” del progetto, per esempio, viene ricordato che bere poca acqua può favorire stitichezza, gonfiore e dolore addominale, che il gonfiore post-prandiale non dipende sempre dall’aver mangiato troppo, e che alcuni farmaci, come antinfiammatori o antibiotici, possono provocare disturbi gastrointestinali anche attraverso effetti sulla mucosa o sul microbiota.
Da qui deriva un messaggio chiave: la gestione del mal di pancia in farmacia richiede una valutazione del contesto. Un episodio isolato dopo un pasto abbondante non ha lo stesso significato di un dolore ricorrente, intenso, associato a diarrea persistente, febbre, perdita di peso, sangue nelle feci o peggioramento progressivo. Allo stesso modo, il ricorso a probiotici, antispastici, antiacidi o lassativi dovrebbe essere guidato dalla natura del sintomo e non dalla sola etichetta generica di “mal di pancia”.
Probiotici, antispastici e antiacidi: cosa racconta il comportamento dei cittadini
La survey mostra che tra i prodotti più utilizzati per gestire il mal di pancia compaiono i probiotici o fermenti lattici, indicati dal 57,4% degli intervistati, seguiti dagli antispastici e dagli antiacidi o farmaci per la secrezione gastrica. Questo dato è particolarmente interessante perché conferma quanto il microbiota sia ormai entrato nella percezione comune del benessere gastrointestinale, anche quando non sempre il cittadino possiede strumenti adeguati per capire quando, come e perché utilizzare un probiotico.
Per il farmacista questo significa poter intercettare una domanda già presente e orientarla in modo più appropriato. Non tutti i disturbi addominali richiedono lo stesso approccio e non tutti i probiotici sono equivalenti per composizione, ceppi, dosaggio, indicazioni e durata d’uso. Il consiglio professionale può quindi aiutare a evitare scelte casuali, uso improprio o aspettative eccessive, spiegando al cittadino che il supporto al microbiota può avere razionale in alcune condizioni, ma va inserito in una valutazione più ampia del sintomo, dello stile di vita, dell’alimentazione, dell’eventuale terapia farmacologica e della storia clinica.
Il farmacista come filtro tra self-care e invio al medico
Uno dei meriti del progetto è quello di riconoscere la farmacia di comunità come presidio di prossimità, ma non come luogo di gestione indistinta di qualunque sintomo. Il farmacista è spesso il primo interlocutore nei casi di disturbo lieve-moderato, intenso ma già noto, o quando il cittadino cerca un consiglio rapido e accessibile. Il medico viene invece consultato più frequentemente quando i sintomi sono più intensi, complessi, associati ad altri segni clinici o quando il mal di pancia si presenta per la prima volta con caratteristiche nuove.
Il valore del farmacista sta proprio nella capacità di orientare: riconoscere quando è possibile supportare il self-care e quando, invece, è opportuno suggerire una valutazione medica. In questo senso, “Capire la Pancia” non propone solo una campagna informativa, ma un percorso operativo che prevede protocolli di consiglio scientificamente validati, algoritmi decisionali e strumenti per migliorare il dialogo con il paziente. A partire da giugno 2026, l’iniziativa punta a coinvolgere circa 20.000 farmacisti su tutto il territorio nazionale attraverso attività formative dedicate.







