• Proof of concept
• Una prova più ampia

Stato dell’arte
Il commensale dell’intestino Akkermansia muciniphila protegge i topi da una serie di condizioni legate all’obesità come l’insulino-resistenza, l’ipercolesterolemia o l’accumulo di grasso corporeo. Tuttavia non è noto se A. muciniphila eserciti lo stesso effetto protettivo anche nelle persone.

Cosa aggiunge questo studio
I ricercatori hanno esaminato alcune persone obese dopo aver loro somministrato un supplemento giornaliero di batteri A. muciniphila pastorizzati. Rispetto a coloro che avevano ricevuto un placebo, le persone che avevano assunto i batteri avevano livelli di colesterolo più bassi e una migliore sensibilità all’insulina.

Conclusioni
I risultati mostrano che è fattibile somministrare A. muciniphila alle persone sotto forma di integratore alimentare e suggeriscono che questi batteri potrebbero ridurre il rischio di malattie cardiache e metaboliche.

Uno studio ‘proof of concept’ suggerisce che le persone affette da condizioni correlate all’obesità possono beneficiare dell’integrazione con un microbo intestinale specifico. I risultati, pubblicati su Nature Medicine, aprono la strada a una più ampia sperimentazione umana che potrebbe portare alla disponibilità in commercio di un integratore.

Studi precedenti hanno dimostrato che il commensale intestinale Akermansia muciniphila protegge i topi da una serie di condizioni legate all’obesità come l’insulino-resistenza, livelli elevati di colesterolo e l’accumulo di grasso corporeo. Tuttavia non è ancora noto se A. muciniphila eserciti lo stesso effetto protettivo nell’uomo.

Per rispondere a questa domanda, Clara Depommier e Amandine Everard, dell’Università Cattolica di Lovanio, in Belgio, e i loro colleghi hanno esaminato alcune persone obese a cui era stato somministrato un supplemento giornaliero di batteri A. muciniphila, uccisi con il calore o pastorizzati. Questo batterio è un normale abitante dell’intestino umano ed è meno diffuso nelle persone affette da sindrome metabolica.

Proof of concept

Lo studio pilota ha incluso 32 volontari in sovrappeso od obesi con insulino-resistenza. I volontari sono stati assegnati in modo casuale a tre gruppi, a cui, per la durata di tre mesi, sono stati somministrati ogni giorno integratori orali rispettivamente con placebo, A. muciniphila vivo o A. municiphila pastorizzato. Ai partecipanti è stato chiesto di attenersi alle loro diete e ai normali livelli di attività fisica.

I risultati hanno confermato ciò che era già stato osservato nei topi: l’ingestione del batterio pastorizzato ha migliorato la sensibilità all’insulina, ridotto i livelli di colesterolo e i marker di infiammazione e ha portato a una leggera diminuzione del peso corporeo dei partecipanti (2,3 kg in media). La perdita di peso, tuttavia, non è stata statisticamente significativa.

Al contrario, nei partecipanti a cui è stato somministrato un placebo sono aumentati la resistenza all’insulina e i livelli di colesterolo. Anche i batteri vivi sono risultati inefficaci.

Una prova più ampia

L’integrazione con A. municiphila pastorizzato è risultata sicura per i partecipanti e non ha comportato effetti collaterali. Inoltre, non ha determinato cambiamenti nel microbiota intestinale.

I risultati mostrano la fattibilità della somministrazione di A. muciniphila all’uomo sotto forma di integratore e suggeriscono che questi batteri possano ridurre il rischio di malattie cardiache e metaboliche. Secondo gli scienziati, sono tuttavia necessarie ulteriori indagini per vedere se gli effetti dell’integratore batterico durano nel tempo.

I ricercatori stanno ora pianificando di avviare una sperimentazione su larga scala nell’uomo per confermare questi primi risultati. Se questi studi si dimostrassero efficaci, potrebbero sostenere la commercializzazione dei batteri come integratori alimentari già nel 2021. I ricercatori affermano che chiunque desideri ridurre il rischio di malattie cardiache e metaboliche potrebbe trarre vantaggio dal supplemento, specialmente se combinato con un dieta specifica.

Traduzione dall’inglese a cura della redazione