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Studio USA: il microbiota intestinale è direttamente coinvolto nell’insorgenza di ictus

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Stato dell’arte
Livelli elevati di un metabolita derivato dal microbiota, la trimetilammina N-ossido (TMAO), possono portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari, in particolare ictus e infarto micardico.

Cosa aggiunge questa ricerca
Mediante esperimenti sui topi, i ricercatori hanno scoperto che la colina introdotta con la dieta e il TMAO sono associati a un aumento delle dimensioni e della gravità dell’ictus e peggiori esiti. Inoltre, il trasferimento di microbi in grado di produrre TMAO nell’intestino dei topi di controllo aumenta la gravità dell’ictus.

Conclusioni
Il microbiota intestinale potrebbe influenzare direttamente il rischio cardiovascolare attraverso la produzione di un metabolita. Si aprono nuove prospettive per sviluppare nuove strategie preventive e terapeutiche dell’ictus.

I microbi intestinali (microbiota) sembrano in grado di influenzare la gravità e gli esiti di un ictus attraverso la produzione di un metabolita derivante dalla digestione di alcuni nutrienti presenti in abbondanza nelle carni rosse e in altri alimenti di origine animale.

Sono queste le conclusioni di uno studio pubblicato su Cell Host & Microbe, secondo cui grazie a questi risultati si potrebbero sviluppare nuovi interventi per trattare o prevenire tale patologia.

Trimetilammina N-ossido (TMAO)

Precedenti studi hanno dimostrato che livelli elevati di un metabolita prodotto dal microbiota, la trimetilammina N-ossido (TMAO), possono portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari

È stato inoltre osservato che i livelli ematici di TMAO sono un indicatore utile per predire il rischio futuro di infarto, ictus e morte per eventi cardiovascolari

«Questo nuovo studio amplia i risultati già ottenuti e per la prima volta fornisce la prova che i microbi intestinali – in particolare attraverso la produzione di TMAO  – possono avere un impatto diretto sulla gravità dell’ictus o sulla compromissione funzionale post-ictus», afferma l’autore senior dello studio Stanley Hazen, della Cleveland Clinic.

Microbiota e ictus

In primo luogo, i ricercatori hanno confrontato il danno cerebrale tra topi con livelli di TMAO elevati o ridotti, scoprendo che i primi subiscono danni cerebrali maggiori e presentano deficit cognitivi e della capacità di movimento più gravi.

Inoltre, la somministrazione ai topi di TMAO o colina (che è in grado di indurre un innalzamento dei livelli di TMAO nel sangue), causa un aumento delle dimensioni dell’ictus e un peggioramento dei deficit nella funzione motoria. 

I ricercatori hanno anche scoperto che il trasferimento di microbi intestinali umani in grado di produrre TMAO nell’intestino di topi germ free è sufficiente per aumentare la gravità dell’ictus nei roditori. 

«Ciò dimostra che sia la produzione di TMAO sia la gravità dell’ictus possono esseretrasmessi” con un trapianto di microbiota», affermano i ricercatori.

Gli effetti della dieta

Infine, il team di studiosi ha scoperto che un enzima microbico fondamentale per la produzione di TMAO, denominato CutC, sembra essere responsabile dell’aumento della gravità degli ictus e del peggioramento degli esiti.

«Sia la dieta occidentale sia un’alimentazione ricca di carne rossa sono note per aumentare significativamente i livelli di TMAO; inoltre, numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato un’associazione significativa tra questi regimi alimentari e il rischio di ictus», affermano i ricercatori. 

«I risultati ottenuti, combinati con quelli di precedenti studi clinici che associano la TMAO al rischio di ictus, suggeriscono la necessità di indagare ulteriormente il possibile utilizzo di interventi dietetici in soggetti ad alto rischio».

Conclusioni

Lo studio condotto dai ricercatori si aggiunge quindi al crescente numero di dati che associano il microbiota intestinale alla salute e alle patologie umane. 

Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per determinare se il pathway microbico intestinale che porta alla produzione di TMAO possa rappresentare un target terapeutico per il trattamento o la prevenzione dell’ictus.

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