IPC di Budapest: i 10 argomenti più importanti emersi al congresso

20 Lug 2018

La conferenza IPC è stata co-ospitata dal 18 al 21 giugno 2018 insieme al workshop regolatorio sui probiotici negli alimenti, a SOMED (Società per l’ecologia e le malattie microbiche), a BAMP (Bacteriocins and Antimicrobial Pepepides Symposium) e all’Animal Health Symposium.

Ecco i 10 argomenti più importanti discussi in questa sede.

Il microbioma e la salute metabolica

Patrice Cani, del Louvain Drug Research Institute, ha aperto la conferenza con una panoramica sul metabolismo e la nutrizione e il ruolo del microbiota, con un focus particolare sulla nuova stella di prossima generazione Akkermansia muciniphila.

Il batterio è stato isolato da Willen de Vos e Muriel Derrien nel 2004 e gli studi metagenomici hanno dimostrato che la supplementazione prebiotica è associata a un aumento di 100 volte di A. muciniphila.

Sono state identificate anche altre associazioni: correlazioni inverse tra il batterio e l’obesità, il diabete e il consumo di alcol nei topi e un aumento della sua abbondanza dopo bypass gastrico (il che sarebbe in realtà contro-intuitivo poiché il bypass tende ad aumentare i livelli di ossigeno nell’intestino).

Dopo gli outcome metabolici positivi mostrati dalla somministrazione ai topi, il team ha testato anche il ceppo pastorizzato (che ha importanti implicazioni per la fattibilità industriale e tecnica di un integratore alimentare da somministrare al consumatore senza contatto con l’ossigeno) e ha riscontrato esiti positivi inaspettati: diversi lotti dei probiotici e dei topi hanno reagito in modo simile e hanno confermato l’efficacia di A. muciniphila pastorizzato.

Willem de Vos e i suoi colleghi hanno anche scoperto una proteina espressa specificamente sulla membrana di questo batterio, chiamata AMUC 1100, che sembra essere responsabile degli effetti positivi della specie.

Dopo aver sperimentato personalmente l’innocuità del muciniphila, Cani e il suo team hanno avviato uno studio sulla sicurezza su 50 volontari umani, confermando l’assenza di effetti avversi e mostrando al contempo risultati positivi: diminuzione del colesterolo totale e diminuzione della resistenza all’insulina per A. muciniphila sia vivo sia morto, mentre solo le cellule morte hanno aggiunto un effetto positivo con una significativa riduzione degli enzimi epatici e del plasma LPS. Ora il team sta lavorando a uno studio di efficacia con più partecipanti.

Più focalizzato sulla gestione del colesterolo, Vasili Kachrimanidou, dell’Università di Reading nel Regno Unito, ha lavorato alla produzione enzimatica di GOS, utilizzando L. plantarum LPLDL, selezionato per la sua capacità di produrre l’idrolasi per i sali biliari (BSH – bile-salt hydrolase) e di trattenere il colesterolo nelle sue membrane.

Il ricercatore ha progettato un GOS mirato utilizzando gli enzimi di LPLDL per migliorare la crescita e l’effetto della combinazione è stato prebiotico sui Bifidobatteri e ha rimosso più colesterolo rispetto ai soli batteri e ad altre combinazioni.

Probiotici e salute della pelle

Kangmo Ahn, pediatra di Seoul, ha decifrato le prove relative ai probiotici nella prevenzione e nel trattamento della dermatite atopica. Le meta-analisi sui probiotici nella prevenzione della dermatite atopica nei bambini a rischio (con almeno un parente di primo grado con dermatite atopica, rinite allergica o asma) mostrano che i probiotici ne dimezzano la prevalenza (46% nel gruppo placebo e 23% nel gruppo con probiotico).

Il disegno dello studio è stato ripetuto in Corea con gli stessi risultati (40% nel gruppo placebo, 18% nel gruppo con probiotico).

Non soltanto il fattore di rischio per la dermatite atopica è sostanzialmente diminuito, ma prevenire la dermatite atopica aiuta i bambini a non entrare nella cosiddetta “marcia atopica”, che conduce a un aumento delle allergie.

Kangmo ha concluso che i probiotici sono raccomandati nella prevenzione, in conformità con le linee guida WAO, ma è meno sicuro delle prove per raccomandarli nel trattamento dell’AD. Tuttavia il ricercatore dell’INRA Gwaenael Jan ha giustamente messo in dubbio la rilevanza delle meta-analisi che includono specie, ceppi e dosaggi diversi. In effetti, la variabilità è alta e sarebbero necessarie più meta-analisi su formulazioni maggiormente comparabili.

Audrey Gueniche di L’Oréal ha fatto un’ottima presentazione sui probiotici per la foto-immunoprotezione. Ha mostrato che la somministrazione orale per 2 mesi con L. johnsonii LA1 a 10 miliardi di ufc/giorno ha indotto un recupero più rapido della funzione allostimolatoria epidermica, con la funzione protettiva delle cellule di Langerhans ristabilita 4 giorni dopo la sfida UV, rispetto a 10 giorni nel gruppo placebo.

C’è stata anche una più rapida normalizzazione della produzione di IL-10, TNFα e IL-8. La somministrazione per os di questo ceppo è quindi un approccio innovativo ed efficace per rinforzare la barriera cutanea.

Probiotici e salute vaginale

La ricercatrice indiana Mrinal Kanti Bhattacharya ha esaminato i lattobacilli ottenuti da 83 donne per la loro capacità di inibizione nei confronti di E. coli e S. aureus, nonché per l’assenza di resistenza agli antibiotici, concludendo che L. reuteri K100 può essere adatto per l’applicazione vaginale.

Jürgen Schrezenmeir, dopo aver riassunto i sintomi delle principali infezioni vaginali, ha mostrato le prove ottenute in diversi studi clinici sui probiotici somministrati per via orale, secondo i quali consentono di ottenere tassi di guarigione migliori rispetto agli attuali trattamenti di base.

Gli antibiotici contro la vaginosi batterica (BV) curano circa il 65% delle donne dopo 3 mesi e i ceppi di Gregor Reid curano l’88% dopo 1 mese – contro il 40% nel gruppo placebo.

Studi sulla somministrazione orale di una miscela di L. crispatus, L. gasseri, L. jensenii e L. rhamnosus, isolati da donne in gravidanza in buona salute, hanno mostrato che i probiotici hanno un’influenza positiva sul microbiota vaginale in pazienti con carcinoma mammario, curano la BV meglio del placebo e dimezzano l’incidenza di complicanze in donne in gravidanza con infezione da Herpes virus.

Liisa Maria Lehtoranta, responsabile R & S di DuPont Nutrition and Health in Finlandia, ha condotto una revisione delle meta-analisi sui probiotici per la salute vaginale e urinaria.

Gli antibiotici tendono ad avere effetti collaterali e ad aumentare la disbiosi e la resistenza nei patogeni, portando a circa il 30% di recidive nelle infezioni da vaginosi batterica e delle vie urinarie.

Una meta-analisi di 12 studi su 1.300 donne, pubblicati nel 2014, ha confermato che i probiotici (per via orale e locale) migliorano significativamente il tasso di guarigione della vaginosi batterica, ma la variabilità è ancora piuttosto alta, se si prendono in considerazione ceppi probiotici diversi. Nell’infezione da candida (candidosi vulvovaginale), 10 studi clinici condotti su 1.656 partecipanti hanno testato probiotici vaginali e orali hanno concluso che i probiotici aumentano il tasso di cura clinica e micologica a breve termine e riducono il tasso di recidiva dopo un mese.

Nelle infezioni del tratto urinario (UTI), le prove sono ancora insufficienti per trarre conclusioni definitive sull’efficacia.

Liisa ha citato anche un campo più recente di potenziale uso dei probiotici, le infezioni da streptococco di gruppo B (GBS), sottolineando come ci siano ancora pochi studi sull’argomento rispetto ad altre patologie, ma i risultati incoraggiano ulteriori indagini.

Infine ha sollevato un dubbio sulla opportunità delle meta-analisi che considerano diversi ceppi, dosaggi e modalità di somministrazione.

Probiotici e salute dell’intestino

Toshifumi Okhusa, dal Giappone, ha presentato i legami tra colite ulcerosa e disbiosi.

Ha identificato una perdita di alfa-diversità, Lactobacilli, Firmicutes, Bacteroides, Bifodobacteria, Actinobacteria, F. prausnitzii, Clostridia e Ruminococcaceae, mentre Gammaproteobacteria, Fusobacteria ed E. coli invasivo aumentano, insieme con la permeabilità intestinale e l’infiammazione.

In particolare, il Fusobacterium varium è significativamente più presente nelle persone con colite ulcerosa rispetto ai controlli (40% vs 15%, p <0,01). F. varium è stato in grado di aderire e di invadere le cellule epiteliali del colon e ha indotto IL-8 e TNFa pro-infiammatori.

Per testare il suo ruolo nella patogenesi, il team del ricercatore ha proposto un trattamento antibiotico multiplo e ha mostrato tassi di remissione significativamente più alti nel gruppo antibiotico rispetto al placebo.

Allo stesso modo una meta-analisi sui probiotici testati per la loro inibizione dei patogeni, per le proprietà anti-infiammatorie e per il miglioramento della funzione di barriera ha mostrato che i probiotici erano più efficaci del placebo nel mantenere la remissione.

Il laboratorio ha valutato quindi B. longum BB536 con successo su colite ulcerosa ad alto dosaggio.

Mario Guslandi dell’Ospedale Universitario S. Raffaele di Milano ha condotto una disamina degli studi sui probiotici nella gestione della malattia diverticolare – una patologia con gli stessi sintomi dell’IBS, ma diagnosticabile mediante colonscopia o radiografia.

Sono stati citati molte ricerche sui trattamenti a lungo termine (6 mesi, 12 mesi, persino 24 mesi) basati in genere su una combinazione di diversi probiotici e degli antibiotici mesalazina o balsalazide.

La maggior parte degli studi conclude che c’è un significativo miglioramento dei sintomi o la prevenzione delle recidive con probiotici e antibiotici combinati rispetto al placebo.

È stata pubblicata lo scorso anno una ricerca in doppio cieco controllato con placebo di Kruis e colleghi in cui gli autori dimostrano che la mesalazina in realtà non ha ottenuto risultati migliori del placebo nel prevenire le recidive della diverticolite. Pertanto si è aperto uno spazio per studiare il potenziale dei soli probiotici nella gestione della diverticolite.

André Buret, dell’Università di Calgary in Canada, ha dimostrato l’importanza del consorzio nel guidare la patogenicità di batteri specifici. Per esempio, nel modello del verme C. elegans l’E. coli normale non modifica la vitalità del verme, né tantomeno la Giardia.

Tuttavia la combinazione di Giardia ed E. coli attiva la loro tossicità e tutti i parassiti muoiono in 24 ore. Il team di ricercatori ha cercato di capire cosa trasformasse i commensali in patobionti nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD – Irritable Bowel Disease) e si è concentrato sul ferro perché i batteri che causano la malattia assumono grandi quantità di questo minerale per ottenere l’energia di cui hanno bisogno per esprimere la virulenza.

Il gruppo di ricercatori ha trovato che la concentrazione di ferro all’interno dei batteri è più alta nei pazienti con IBD.

Il trattamento che ha sviluppato è un composto che rilascia solfuro di idrogeno (ATB-429) che corregge selettivamente la disbiosi nei pazienti con IBD probabilmente attraverso la chelazione del ferro. Una volta che i dati di sicurezza lo consentiranno, il team inizierà le sperimentazioni cliniche.

Ton Baars, dell’Istituto di ricerca sull’agricoltura biologica in Germania, ha messo in discussione la raccomandazione dei funzionari sanitari secondo la quale le persone a rischio di problemi immunitari non dovrebbero consumare prodotti a base di latte crudo.

Studi di coorte hanno dimostrato che il consumo di latte crudo protegge dall’asma, dalle allergie e dal raffreddore da fieno nei bambini piccoli e un recente studio su 400 persone che hanno iniziato a consumare in media una tazza di kefir al latte crudo al giorno ha mostrato miglioramenti significativi su diversi punteggi di salute, inclusi i punteggi totali di salute autopercepita e i punteggi di intestino, pelle e umore.

Le donne soffrivano il disagio maggiore in partenza e hanno mostrato un miglioramento maggiore.

Stéphanie Blanquet Diot, dell’Università di Auvergne in Francia, ha lavorato sulla combinazione di modelli intestinali TIM e M-SHIME per studiare le interazioni tra un ceppo probiotico di S. cerevisiae e i patogeni di origine alimentare Enterotoxigenic E. coli (ETEC) all’interno della scatola nera del tratto gastro-intestinale umano.

L’ETEC causa la metà dei casi di diarrea del viaggiatore, che determinano perdite mediche e di produttività del valore di 1,5 miliardi di dollari in tutto il mondo, ed è attualmente trattata solo in modo sintomatico.

Il gruppo di ricercatori ha dimostrato che il ceppo probiotico è efficace nell’inibire l’agente patogeno e riduce significativamente l’espressione di tossine a livello sia dei geni sia delle proteine. I ricercatori testeranno in un prossimo futuro se il probiotico è davvero in grado di inibire l’espressione di tossine o se possa degradare o intrappolare le tossine.

Probiotici nell’asse intestino-cervello

Sae Hun Kim, dalla Corea del Sud, ha presentato dati interessanti sulla somministrazione di L. rhamnosus 4B15 fermentato Maillard Reaction Products (MRP) e sul suo effetto protettivo contro lo stress nei topi.

Le tre settimane di somministrazione dei post-biotici hanno ridotto i livelli di ansia nei topi stressati, come dimostrato nel test dell’Openfield, Elevated Plus Maze e nel test di interazione sociale.

I meccanismi identificati includono l’attenuazione dell’apoptosi nel cervello dei topi stressati, la down-regulation dei marcatori infiammatori, la riduzione del corticosterone, ormone legato allo stress, e l’aumento della serotonina, e il miglioramento della funzione di barriera del colon.

Yenn Wenn Liu, di Taiwan, ha presentato il potenziale d’uso di L. plantarum PS128 per la gestione dell’autismo nei bambini.

Il ceppo ha mostrato effetti ansiolitici nei topi e di modulazione dei neurotrasmettitori serotonina e dopamina nel cervello. Uno studio randomizzato, in doppio cieco controllato con placebo, sulla supplementazione del probiotico a una dose di 60 miliardi di cfu/giorno in 2 capsule per 2 settimane nei ragazzi dai 7 ai 15 anni ha mostrato miglioramenti comportamentali e comunicativi significativi: comportamento ripetitivo, comunicazione sociale, ansia, comportamento di violazione delle regole, iperattività, impulsività e comportamenti di opposizione/sfida sono tutti migliorati.

La sotto-analisi per gruppo di età ha mostrato che il gruppo più giovane, di 7-12 anni, presenta le risposte migliori, il che incoraggia la somministrazione di probiotici il prima possibile.

Hazuki Maehata, di Morinaga in Giappone, ha descritto il potenziale di B. breve A1 per migliorare la disfunzione cognitiva nel modello di Alzheimer nei topi.

Poiché la degenerazione della corteccia cerebrale inizia 20 anni prima dei primi sintomi, la prevenzione attraverso lo stile di vita e la dieta sta guadagnando attenzione e sono state indicate associazioni tra il microbiota intestinale e il morbo di Alzheimer, con diminuiti livelli di Firmicutes, Actinobacteria e Bifidobacteria e aumento dei Bacteroidetes.

Nei topi iniettati con beta amiloide per provocare AD, l’integrazione con A1 ha mostrato lo stesso effetto del farmaco comunemente usato nel test del labirinto Y e nel test di evitamento passivo (per la memoria spaziale).

Il gruppo ha anche testato A1 sonicato (ucciso) e acetato (postbiotico) e ha scoperto che A1 vivo è il più efficace. L’effetto protettivo potrebbe essere dovuto a un effetto antinfiammatorio che include la mediazione con acetato. È in programma uno studio clinico.

Probiotici e longevità

Marianne Overgaard Hesselager, dalla Danimarca, lavora sul modello di C. elegans e ha dimostrato che L. brevis aumenta la durata della vita dei vermi. Uno screening per l’estensione della vita su 125 ceppi ha individuato 15 ceppi di L. brevis e paracasei in grado di aumentare la durata della vita del verme di un terzo, sebbene gli effetti fossero ceppo-specifici.

Prebiotici e probiotici per neonati

Due relatori hanno trattato il tema della produzione di Oligosaccaridi di latte umano (HMO): Barbara Petschacher, dell’Università di Tecnologia di Graz, che descrive il percorso biotecnologico, e Maija Emilia Marttinen, di DuPont Nutrition and Health in Finlandia, sull’uso di HMO da parte di ceppi probiotici.

Dupont ha selezionato B. infantis Bi-26 e ha analizzato l’espressione genica durante la crescita con HMO 2’FL identificando lo switch-on dei geni coinvolti nel trasporto e nella distruzione delle HMO. Il batterio cresciuto su 2’FL, rispetto al lattosio o al GOS, migliora la funzione di barriera intestinale e ha mostra un’azione anti-patogeno.

Keiko Iwasaki Kurashige, della Meiji Food Materia Japan, ha proposto una miscela sinergica di FOS a catena corta e fibra di acacia con un metodo di produzione sotto brevetto – trasformazione termica che rende la molecola combinata molto più stabile e solubile anche in acqua fredda, aiutando l’accesso dell’industria dei probiotici a ingredienti meno igroscopici per prodotti simbiotici.

Jin-Zhong Xiao, di Morinaga, ha presentato un forte razionale sull’uso dei Bifidobatteri Umani Residenziali (HRB) per la supplementazione umana, in particolare per i neonati.

Questo perché, rispetto ai non-HRB, sono in grado di crescere su HMO e di resistere ai lisozimi, ma anche perché a livello funzionale sono più efficaci delle loro controparti residenziali non umane nella produzione di folati e nella degradazione dei peptidi oppiacei derivati ​​dagli alimenti (molecole in relazione con l’autismo, le allergie e altri disturbi nei bambini).

Kaihei Oki, di Yakult in Giappone, ha esaminato una coorte belga di bambini fino all’infanzia per verificare se i ceppi presenti nell’infanzia hanno la capacità di colonizzare l’intestino fino alla tarda infanzia (6 anni) e ha concluso che la diversità intra-specie di B. longum subsp. longum nell’intestino esiste non solo nel neonato, ma anche nel bambino e nella madre durante la gravidanza, e ha confermato che vi è una colonizzazione a lungo termine nell’intestino.

Tecnologia per la creazione di dati

Dal punto di vista tecnologico, Gwenael Jan e il suo studente di dottorato Houem Rabah (co-vincitore con Stefano Colombo del Young Scientist Award) hanno presentato un lavoro realizzato all’INRA Rennes sul batterio 2 in 1 Propionibacterium freudenreichii, utilizzato per la produzione di formaggi come l’emmental, ma anche per il suo ruolo nella salute.

Come noto, esso produce le vitamine B9 e B12 e SCFA, e alcuni ceppi possono indurre alti livelli di IL-10, ma ciò richiede l’adesione nell’intestino, che dipende dal ceppo e dal trattamento. Houem Rabah ha mostrato che la matrice del formaggio protegge la proteina di superficie immunomodulante S1pB dalla proteolisi in un modello di digestione in vitro.

Gwang-Pyo Ko, dell’università nazionale di Seul, ha utilizzato i dati metagenomici dei gemelli per mostrare che i fenotipi metabolici sono influenzati dalla genetica, oltre che dalla dieta e dall’ambiente.

Sin-Hyeog Im, anch’egli coreano, ha fatto un’eccellente presentazione sullo sviluppo dei farmabiotici. «Abbiamo bisogno di probiotici su misura» ha dichiarato «per tener conto della disregolazione nella situazione patologica». Esempio: le Treg sono importanti per la regolazione della risposta immunitaria, ma un eccesso di Treg nel tumore è molto dannoso perché annulla la risposta immunitaria nei confronti delle cellule tumorali.

Il laboratorio del ricercatore ha effettuato uno screening in vitro di probiotici immunoregolatori e selezionato B. bifidum PRI1 (induttore di IL-10 e IL-12) da testare sui topi. PRI1 ha migliorato con successo la produzione di Treg rispetto ai topi di controllo e ai topi integrati con altri batteri. Le cellule Treg attivate erano funzionali: hanno potenziato Foxp3, CTLa4 e IL-10 e si sono dimostrate in grado di sopprimere lo sviluppo della colite.

Byong-Yong Kim e Yosep Ji hanno presentato gli strumenti usati nelle analisi metagenomiche e dimostrato un altissimo livello di tecnicità proveniente dalla Corea del Sud. Quasi un oratore su 5 all’IPC proveniva dalla Corea del Sud (8 su 46, seguiti da francesi e italiani, 5 ciascuno, quindi giapponesi e belgi, 4 ciascuno).

Wilhem Holzapfel, della Hondong Global University in Corea del Sud, si è interrogato sul ruolo dei batteri dell’acido lattico nell’intestino corto distale e nel colon prossimale. Ha confrontato un L. rhamnosus BFE5264 isolato dal latte fermentato con L. rhamnosus GG e ha trovato importanti differenze; solo BFE è in grado di ridurre significativamente i livelli di colesterolo epatico e il colesterolo totale. Analizzando l’RNA, ha scoperto che BFE isolato dal latte aveva probabilmente perso i geni per l’aderenza nell’intestino, poiché non erano necessari nel latte.

Sanra Ten Bruggencate, da NIZO nei Paesi Bassi, ha presentato la possibilità di testare il potenziale di un probiotico usando per esempio un’infezione da E. coli attenuato, e confrontando la risposta immunitaria con e senza il composto. Data la definizione di salute di Lancet del 2009 come capacità di adattarsi, l’adattamento più veloce è un outcome positivo.

Vincenzo Cesi, dell’Agenzia Nazionale italiana per le nuove tecnologie, ha presentato l’idea, germogliata dopo anni di partecipazione all’IPC, di combinare omega-3 ottenuti dalla microalga isochrisys e probiotici: ha mostrato che L. reuteri cresce sull’alga in condizioni anaerobiche, in esclusione competitiva di E. coli nella fermentazione e nelle cellule Caco 2. Gli omega-3 non sono stati consumati e così il prodotto ha il vantaggio della presenza di omega-3.

Tom van de Bigert di BaseClear ha dimostrato che la standardizzazione dei risultati su un’analisi metagenomica è possibile grazie al tampone di stabilizzazione del DNA (trovato r> 0,99 tra analisi triplicate).

Tecnologia per la qualità

Marco Pane, di Biolab-Probiotical Italy, è tornato sulla definizione di probiotici come microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un vantaggio all’ospite. Per caratterizzare un prodotto probiotico è quindi di fondamentale importanza quantificare i microrganismi vivi. Con questo obiettivo, Marco ha parlato della citometria a flusso, un metodo moderno, veloce, accurato, universale e ufficiale che fa proprio questo: enumerare i microrganismi vivi, piuttosto che misurare, come fanno gli attuali metodi di conta delle placche, la capacità dei batteri di crescere e riprodursi su un determinato supporto. Ha evidenziato il potenziale del metodo per l’ottimizzazione dei processi, la qualità del prodotto e il controllo della stabilità. Una differenza tra la conta delle placche e la citometria a flusso in termini di risultati è che la citometria a flusso recupera le VBNC, cellule che sono vitali, ma non coltivabili. Sono microrganismi vivi e possono avere un’efficacia nel prodotto. Inoltre, i batteri uccisi dal calore non possono essere enumerati dalla conta delle placche, ma il loro effetto è sicuramente dipendente dalla concentrazione, e questo rende il metodo un vantaggio per il futuro dell’enumerazione probiotica.

Jean-Pol Warzee, della European Scientific League for Probiotics (ESLP) in Belgio, e Stefano Colombo (co-vincitore del Young Scientist Award), dell’Università di Milano, hanno entrambi proposto approcci per migliorare gli standard di qualità dei probiotici commercialiWarzee ha mostrato un buon esempio dell’applicazione dell’etichetta ESLP in Belgio, un’etichetta di qualità che controlla che la formulazione sia supportata da ricerche sufficienti – valutate da un comitato scientifico indipendente – e che i batteri dichiarati siano presenti e nella quantità dichiarata. La richiesta dell’etichetta si basa sulla proattività da parte del produttore e il marchio ha dimostrato di aumentare le vendite nel canale della farmacia. L’organizzazione sta ora lavorando all’implementazione dell’etichetta in Italia, il primo paese pro capite per consumo di probiotici. Noi di Probiotical incoraggiamo i nostri clienti con prodotti scientificamente supportati a prendere contatto con l’ESLP. Da parte sua, Stefano Colombo ha fornito indicazioni per la valutazione della qualità e sicurezza delle formulazioni probiotiche, con 4 pilastri: tassonomia; enumerazione, per la quale raccomanda anche la citometria a flusso come tecnica con uno standard ISO che fornisce più informazioni rispetto al conteggio delle placche; sicurezza basata sull’assenza di contaminanti e di resistenza agli antibiotici trasmissibile; e qualità a livello dell’effetto probiotico valutata con un’analisi proteomica per verificare l’attività di interesse: un’idea innovativa!

Caroline Amiel, dell’Università francese di Caen, ha studiato l’impatto dei residui dell’erbicida Roundup sul microbioma dell’intestino di ratto. Lo sviluppo dell’agricoltura intensiva e l’uso abbondante di erbicidi a base di glifosato, che porta a residui nell’acqua del rubinetto, hanno conseguenze sull’ambiente e sulla salute, con effetti cancerogeni, cardiovascolari e neurotossici. Lo studio in vivo su Roundup in acqua potabile ai livelli autorizzati dalle autorità (0,1 ppm) ha mostrato un drastico spostamento del microbiota intestinale delle femmine di ratto verso una forma disbiotica, sovrapponendosi sostanzialmente alla disfunzione epatica mostrata in studi precedenti. La ricercatrice solleva la questione se i probiotici potrebbero contrastare gli effetti negativi di Roundup e chiede se l’ingestione di residui di glifosato impatti la sopravvivenza e l’efficacia dei probiotici e dei commensali.

Aspetti regolatori: scelte consapevoli di medici e pazienti

Pur sostenendo che il regolamento UE è efficace nel rendere i consumatori tranquilli, sani e sicuri e nel garantire la crescita e la competitività globale (un concetto che può essere messo in discussione per quanto riguarda l’industria dei probiotici se ci si basa sui dati Euromonitor 2016 che mostrano una perdita di entrate fino a 1,5 miliardi di euro per gli yogurt probiotici da bere in Europa tra il 2012 e il 2020, in soli 6 paesi), Elinor McCartney, di Pen & Tec, ha indicato che i dati respinti dall’EFSA per i claim sui probiotici sono in grado di convincere gli operatori sanitari.

Ha inoltre fornito consigli, sulla base delle recenti linee guida dell’EFSA, per la valutazione della sicurezza dei ceppi probiotici, compresa la verifica dell’assenza di resistenza antimicrobica, di tossine e di fattori di virulenza.

È importante sottolineare che la commissione ha identificato 428 nuovi prodotti alimentari non autorizzati venduti online e impegna gli stati membri a diventare più impegnati e attenti con il mercato online.

Dragana Skokovic-Sunjic, canadese e NAMS Credentialed Menopause Practitioner, ha presentato un approccio scientifico e pragmatico per aiutare i professionisti e i consumatori a scegliere i corretti prodotti probiotici trovati efficaci per il giusto scopo. Anche quando i professionisti sono ben informati e prescrivono un probiotico specifico al loro paziente, spesso accade che questi cerchi un’alternativa più economica senza studi – e perda la possibilità di essere aiutato, diminuendo al contempo la credibilità dei probiotici in generale. L’obiettivo di Dragana e dei suoi colleghi è quello di esaminare i dati scientifici relativi a prodotti commercialmente disponibili negli Stati Uniti e in Canada, con un gruppo di esperti indipendenti, per fornire indicazioni su quali ceppi e prodotti siano supportati e con quale livello di evidenza per ciascuna indicazione e popolazione target. Si tratta di un’iniziativa acclamata a livello internazionale, che crea un ponte tra la ricerca, i fornitori di servizi sanitari e il pubblico, e che svolge un ruolo importante nell’aiutare le persone a proteggere, ripristinare e mantenere un microbiota sano e diversificato. La guida è disponibile per gli Stati Uniti e il Canada ed è disponibile in accesso gratuito online a questo link.

Nina Vinot, Area Sales Manager – Probiotical

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