I pazienti affetti da diabete di tipo 1 sono caratterizzati a livello intestinale da uno stato infiammatorio e da una composizione del microbioma diversi rispetto non solo agli individui sani, ma anche a chi soffre di un’altra patologia autoimmune, la celiachia.

A dimostrarlo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano i quali, tra il 2009 e il 2015, hanno sottoposto a una biopsia del duodeno 54 pazienti affetti da diabete di tipo 1, e confrontati sia con soggetti sani, sia con individui affetti da celiachia (gruppi di controllo).

Con questa tecnica è stato possibile esaminare nel dettaglio questo tratto gastrointestinale e i microrganismi che lo popolano, ottenendo una vera e propria “fotografia” ad alta risoluzione della mucosa duodenale.

Il diabete di tipo 1, a differenza del tipo 2, è caratterizzato da un’anomala reazione del sistema immunitario nei confronti delle betacellule del pancreas, deputate alla produzione di insulina. Viene quindi considerata, come la celiachia, una malattia autoimmune.

Alcuni recenti studi hanno ipotizzato che il meccanismo immunitario alla base di questo tipo di diabete abbia origine proprio a livello intestinale. Per questo motivo gli studiosi hanno deciso di analizzare sia lo stato infiammatorio sia la composizione del microbioma dell’intestino.

Secondo quanto riportato sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, i dati ottenuti dalle biopsie indicano che, rispetto a soggetti che godono di buona salute o a chi è affetto da celiachia, il diabete di tipo 1 si distingue per un’aumentata espressione di una serie di geni che codificano per proteine coinvolte nel processo infiammatorio (come per esempio TNF-a, VEGFA e alcune citochine).

E non solo: a caratterizzare questa patologia è anche l’analisi immunoistochimica, che mostra una maggiore infiltrazione di monociti e macrofagi all’interno della mucosa duodenale.

Gli studiosi hanno poi analizzato, mediante il sequenziamento genico dell’rRNA 16S, la popolazione batterica intestinale dei 54 pazienti e dei due gruppi di controllo.

I risultati indicano, anche in questo caso, alcune differenze: chi soffre di diabete di tipo 1 possiede un microbioma intestinale caratterizzato, rispetto agli individui sani e a chi soffre di celiachia, da un aumento del phylum Firmicutes e da una riduzione della percentuale di Proteobacteria.

Inoltre, i Bacteroides risultano meno rappresentati sia nei diabetici sia nei celiaci, e in entrambi i gruppi di pazienti è stato osservato anche un aumento del rapporto fra Firmicutes e Bacteroides.

Infine, i ricercatori hanno rilevato nei diabetici una correlazione fra l’over-espressione di alcuni geni “infiammatori” e la presenza di determinati ceppi batterici.

Gli autori dello studio ipotizzano quindi che questa patologia induca una specifica associazione fra l’infiammazione e il microbioma. O che, viceversa, questa associazione abbia un’influenza sullo sviluppo del diabete.

«Non sappiamo ancora se le alterazioni a livello del duodeno che abbiamo osservato sono la causa o la conseguenza della reazione autoimmune dietro la distruzione delle betacellule» chiarisce Lorenzo Piemonti, che ha coordinato la ricerca. «Serve altra ricerca. Solo questo ci permetterà, in futuro, di identificare nuove strategie di trattamento che si concentrino sulle specifiche caratteristiche gastrointestinali delle persone che soffrono diabete di tipo 1».