Microbioma nasale modifica le nostre capacità olfattive

23 Febbraio 2018

Medical University of Graz, Graz
STUDIO ORIGINALE

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La composizione del microbioma nasale influisce notevolmente sul nostro olfatto modificandone le capacità, molto probabilmente, attraverso la produzione più o meno marcata di composti altamente odorosi da parte di determinate specie batteriche.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Scientific Reports e condotto da un gruppo di ricercatori austriaci.

Il sistema olfattivo umano, attraverso appositi recettori, è normalmente in grado di riconoscere una vasta gamma di odori e una sua disfunzione sembrerebbe essere legata ad un altrettanto ampio numero di disturbi o patologie vere e proprie, dalle rinosinusiti croniche o malattie respiratorie a quelle neurodegenerative e psichiche. Nonostante il suo vasto coinvolgimento, il microbiota nasale rimane ad oggi poco studiato.

A questo proposito, Kaisa Koskinen e colleghi hanno voluto approfondire la correlazione tra le specie batteriche locali e le funzionalità olfattive di 67 volontari sani suddividendoli in 3 sottogruppi in base alle loro capacità di percepire, distinguere e riconoscere gli odori. Nel dettaglio, attraverso la batteria di test Sniffin, sono stati identificati i soggetti con normali funzionalità olfattive, detti anche “normosmici” (gruppo 1), quelli con aumentate capacità olfattive, i “buoni normosmici” (gruppo 2) e, infine, quelli dalle ridotte funzionalità, o “iposmici” (gruppo 3).

Il prelievo del microbiota nasale è stato eseguito con tamponi successivamente analizzati attraverso numerose tecniche tra le quali il FastDNA SPIN Kit, il sequenziamento Illumina MISeq, la classificazione OTUs e l’algoritmo LEfSe (Linear discriminant analysis Effect Size). Sono stati inoltre considerati parametri addizionali quali sesso e indice di massa corporea come possibili fattori confondenti.

Complessivamente, la caratterizzazione del microbioma nasale ha permesso di identificare 27 phyla batterici nonostante il più abbondante sia risultato quello degli Actinobacteria (50%) seguito da Firmicutes (28%) e Proteobacteria (14%).

La composizione è risultata dipendente dalla BMI individuale, seppur in maniera non statisticamente significativa, probabilmente a causa della ristrettezza del campione considerato.

Sono state dunque confrontate le comunità batteriche dei rispettivi gruppi, in termini di composizione (alpha diversity) e abbondanza relativa (beta diversity).

Quello che si è notato è una sostanziale differenza sia a livello di OTUs sia di genere, soprattutto tra il primo e terzo gruppo.

Così il microbioma nasale influisce sul senso dell’olfatto

Dall’analisi fatta per le sottocategorie delle funzionalità olfattive generali, ovvero percezione, distinzione e riconoscimento, si è visto anche in questo caso una marcata associazione con le differenti espressioni di microbioma, fatta eccezione per la capacità di riconoscere l’odore.

Di contro, la soglia percettiva e la distinzione hanno mostrato di essere influenzati da diversi gradi di alpha e beta diversity. I soggetti iposmici hanno infatti registrato una più ampia diversità microbica rispetto ai normosmici.

La riduzione delle capacità olfattive è, con ogni probabilità, da imputare a determinate specie batteriche. A supporto di ciò, Corynebacterium e Faecalibacterium sono risultati biomarcatori frequentemente espressi in situazioni di ridotta percezione e discriminazione dello stimolo odoroso. In soggetti con abilità nel distinguere gli odori ma carenti nella percezione e identificazione è stata invece riscontrata abbondanza di Comamonadaceae ed Enterobacteriaceae. Da ultimo, generi di Porphyromonas e Lachonospiraceae hanno mostrato correlazione con la riduzione di tutte e tre le sottocategorie funzionali.

In conclusione, questo studio ha dunque dimostrato come le abilità olfattive siano in generale direttamente correlate al microbioma nasale di ciascun individuo e come una sua alterata composizione si ripercuota su di esse.

In particolare, le specie di FaecalibacteriumPorphyromonas producenti butirrato sono quelle maggiormente associabili alla riduzione delle capacità olfattive. Considerando il ruolo del microbioma nello sviluppo dell’epitelio e dei recettori olfattivi, è ragionevole supporre che i recettori stessi, essendo esposti a segnali del microbioma dal carattere fortemente odoroso, ad esempio acidi grassi a catena corta tra i quali il butirrato, possano modificare di riflesso la loro sensibilità.

Ulteriori ricerche sono quindi indispensabili al fine di verificare se l’elevata presenza di microorganismi producenti acido butirrico in soggetti iposmici sia il risultato o la causa delle loro ridotte funzionalità olfattive.

Silvia Radrezza

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