Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001: cosa dice la letteratura
L’uso di probiotici con finalità preventive o di trattamento è sempre più diffuso e sostenuto da un crescente numero di evidenze. A un aumento di fiducia verso questi prodotti si accompagna una loro sempre maggiore disponibilità e varietà sul mercato. Lactobacilli e Bifidobacteria sono i principali generi batterici studiati e utilizzati nelle formulazioni, da soli ma soprattutto in combinazione.
Tra questi, particolarmente versatili ed efficaci sono risultati essere Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001 dimostrando non solo di arrivare vitali alla mucosa intestinale, ma anche di colonizzarla con successo modificando la composizione del microbioma locale a vari livelli.
A questo, si aggiungono altre attività extra-intestinali, come la modulazione immunitaria in caso di allergie, infezioni da patogeni esterni o processi infiammatori. Vediamo alcune evidenze a riguardo.
B. longum BB536 e L. rhamnosus HN001 nella modulazione del microbioma locale
La somministrazione combinata e continuata di B. longum BB536 e L. rhamnosus HN001 modifica il microbioma intestinale di soggetti sani aumentando l’espressione dei “batteri buoni” e diminuendo quella di microorganismi potenzialmente patogeni come Proteobacteria (frequentemente associato a disturbi gastrointestinali) o Firmicutes (associato ad obesità) anche a un mese dopo la sospensione del trattamento.
A dimostrarlo è uno studio italiano coordinato da Marco Toscano dell’Università di Milano, durante il quale è stata somministrato per 30 giorni B. longum BB536 (4×109 CFU) e L. rhamnosus HN001 (1×109 CFU) a dieci soggetti sani 30 minuti prima di colazione (somministrazione pre-prandiale), ad altri dieci 30 minuti dopo (somministrazione post-prandiale).
Valutando l’impatto nella componente batterica locale è stato dimostrato che:
- al termine del periodo di somministrazione l’espressione intestinale di entrambi i ceppi, B. longum BB536 e L. rhamnosus HN001, è in generale aumentata rimanendo ad alti valori anche a un mese dalla sospensione del trattamento nella maggior parte dei soggetti di entrambi i gruppi. Questo dato è indicativo di una buona colonizzazione;
- la biodiversità e la ricchezza batterica non hanno registrato cambiamenti significativi nonostante una leggera riduzione dell’indice Chao1 a un mese dal termine della somministrazione
- al termine dei 30 giorni di somministrazione sono state osservate variazioni a livello di phyla e specie:
- tra i phyla, Firmicutes ha dimostrato una riduzione significativa (circa il 50%)
- a livello di specie, un significativo incremento è stato dimostrato da Blautia producta, Blautia wexlerae e Haemophilus ducrey accompagnato da una riduzione di Holdemania filiformis, Escherichia vulneris, Gemmiger formicilis e Streptococcus sinensis
- a un mese dalla sospensione del trattamento:
- il phylum Firmicutes ha presentato un’ulteriore riduzione di espressione (20%), Proteobacteria invece si è ridotto di un 58%
- le specie Escherichia vulneris e Gemmiger formicilis si sono ulteriormente ridotte
- Akkermansia muciniphila è risultata aumentata contrariamente alle ridotte Roseburia faecis e Ruminococcus gnavus
B. longum BB536 e L. rhamnosus HN001 nella modulazione della risposta immunitaria
La capacità di B. longum BB536 e L. rhamnosus HN001, soprattutto se in combinazione, di intervenire nella protezione contro microorganismi patogeni ostacolandone l’adesione e l’attività è stata dimostrata da una ricerca condotta da Rosanna Inturri dell’Università di Catania.
Anche nel caso della risposta immunitaria, i probiotici a base di Lactobacillus e Bifidobacterium stanno collezionando un numero sempre più crescente di evidenze. Competizione per il sito d’azione o risorse nutritive, modulazione del pH attraverso la produzione di acido lattico, acido acetico ecc, o di specifiche batteriocine sono le principali modalità con cui i probiotici hanno dimostrato di intervenire contro i patogeni.
Sebbene nel caso di B. longum BB536 e L. rhamnosus HN001 il meccanismo d’azione sia ancora del tutto da chiarire, test in vitro sull’associazione dei due ceppi hanno evidenziato un’attività inibitoria nei confronti di diversi tipi di Gram negativi (Escherichia coli EC4219, Salmonella enteritidis SEN6 and Salmonella typhi STN12 come enteropatogeni; Escherichia coli EC3960 come uropatogeno) senza per altro antagonizzarsi l’un l’altro. B. longum BB536 ha inoltre mostrato di inibire l’adesione di E. coli EC3960 ed E. coli EC4219 alla linea cellulare HT-29 con meccanismo di competizione per il primo.
Non solo. Testato contro S. enteritidis SEN6 e S. typhi STN12 è risultato in grado di inibirli, spiazzarli e competere con entrambi. L. rhamnosus HN001 ha inibito invece l’adesione di E. coli EC3960, E. coli EC4219, S. enteritidis SEN6 e S. typhi STN12 competendo con tutti ma non spiazzando nessuno dal sito di legame.
In conclusione B. longum BB536 e L. rhamnosus HN001, hanno dimostrato con i due studi presentati molteplici benefici nel mantenimento e promozione della salute dell’ospite.
Fonti
Effect of Lactobacillus rhamnosus HN001 and Bifidobacterium longum BB536 on the healthy gut microbiota composition at phyla and species level: A preliminary study. Toscano M, et al. World J Gastroenterol. 2017 Apr 21;23(15):2696-2704.
Growth and adhesion to HT-29 cells inhibition of Gram-negatives by Bifidobacterium longum BB536 e Lactobacillus rhamnosus HN001 alone and in combination. Inturri R, et al. Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2016 Dec;20(23):4943-4949.
