Nel corso del XIII Congresso sul microbioma, una sessione dedicata alle malattie infiammatorie croniche intestinali ha acceso l’attenzione sul possibile ruolo del microbioma sia nell’insorgenza sia nel controllo di queste patologie.
Come sottolinea Maurizio Vecchi, gastroenterologo del Policlinico di Milano, il rapporto stretto tra epitelio intestinale e comunità microbiche suggerisce un coinvolgimento rilevante dei microrganismi intestinali nei meccanismi di malattia, aprendo prospettive interessanti non solo sul piano terapeutico, ma anche su quello preventivo. Allo stato attuale, tuttavia, i risultati disponibili non sono ancora pienamente soddisfacenti, soprattutto per la complessità del microbioma umano e per la difficoltà di comprenderne e modularne i meccanismi in modo efficace.
In questo scenario, appaiono incoraggianti i dati presentati su uno studio in cui l’aggiunta di Lactobacillus rhamnosus GG alla mesalazina in pazienti con colite ulcerosa lieve o lieve-moderata ha mostrato una significativa modulazione immunitaria in senso immunoregolatorio e una riduzione degli indici di infiammazione, pur senza raggiungere l’endpoint primario dell’induzione della remissione clinica.
Secondo Vecchi, questi risultati indicano che il probiotico potrebbe rappresentare un importante modulatore dell’immunità locale, con possibili ricadute favorevoli sul mantenimento della remissione e sul benessere del paziente.








