In Italia vi è una situazione particolare riguardante la conoscenza del microbiota intestinale.
Da una parte brillanti scienziati che fanno ricerca e pubblicano su riviste di prestigio come Nature o Science, i quali hanno un’enorme conoscenza teorica sul microbiota intestinale. Dall’altra i clinici che ogni giorno lavorano, nei reparti, negli ambulatori e nelle divisioni, modulando il microbiota, spesso inconsapevolmente, ma agendo in maniera clinica sui pazienti.

Un vero e proprio “gap” simile a quanto accadde tempo fa con le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI o IBD), oggi ormai colmato.

Nel mondo del microbiota, come ci spiega Gianluca Ianiro, gastroenterologo del Policlinico Gemelli di Roma, «c’è bisogno di una figura traslazionale, il cosiddetto “clinico del microbiota“, che conosce molto bene la teoria, sa interpretare un profilo di microbioma intestinale, sa quali sono le associazioni tra disbiosi e patologia e sa come modulare la composizione microbica intestinale sulla base dell’evidenza scientifica. Trainer, educatore e formatore di una nuova categoria.»

Tale figura servirà soprattutto perché da una parte abbiamo medici che non credono e non guardano alle evidenze sul microbiota intestinale, dall’altra invece che guardano ad esse senza spirito critico perché mancanti degli strumenti giusti per poter analizzare questa complessità.

Ecco l’intervista a Gianluca Ianiro, registrata alla decima edizione del congresso Probiotics, prebiotics & new foods di Roma.