Farmacomicrobiomica: il nuovo libro di Lucio Capurso

Una guida rigorosa per scoprire come il microbioma influenza l’efficacia dei farmaci, offrendo una bussola sicura tra nuove scoperte e disinformazione.
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Farmacomicrobiomica di Lucio Capurso è un testo di taglio clinico–scientifico che prova a mettere ordine in un’area destinata a pesare sempre di più nella pratica: l’interazione bidirezionale tra microbiota intestinale e farmaci, cioè la farmacomicrobiomica. L’impianto è dichiaratamente rigoroso e orientato a “fare chiarezza” in un campo in rapidissima evoluzione, in cui il rischio di semplificazioni eccessive (o, peggio, disinformazione) è reale. 

Un libro utile in ambulatorio e in corsia

Il punto di partenza, molto “da clinico”, è la variabilità interindividuale della risposta ai farmaci: un problema noto, che spesso alimenta empirismo terapeutico (aggiustamenti di dose, ricerca della finestra efficace con minimi effetti collaterali). Il libro collega questo tema a fattori regolatori e di farmacocinetica classica (ad esempio il Biopharmaceutics Classification System e i riferimenti ad agenzie regolatorie come Food and Drug Administration, World Health Organization e European Medicines Agency), per poi aprire il focus sul microbiota come ulteriore determinante biologico. 

Il messaggio “operativo” è chiaro: non parliamo solo di antibiotici. Il microbiota entra nella discussione dell’efficacia e della sicurezza di molte terapie, soprattutto orali, e l’autore ricorda che oltre 200 farmaci sono noti per essere metabolizzati dal microbiota (con una parte di incertezza ancora elevata su quali specie siano responsabili). 

La costruzione è progressiva e rassicurante per chi vuole un quadro completo: prima i fondamenti (genesi e funzioni del microbiota, approcci “omici”), poi il capitolo chiave sulle interazioni microbiota–farmaci, quindi un’ampia carrellata per aree terapeutiche.

Uno dei punti forti è l’ampiezza delle classi considerate e la loro rilevanza pratica: antibiotici e disbiosi; FANS ed enteropatia; IPP; statine; diabete e metformina; psicofarmaci (con prospettive sui “psicobiotici”); terapia oncologica; fino a capitoli su fitochimici e microbiota, farmaci biologici e un capitolo conclusivo che aggancia esplicitamente microbiota, medicina di precisione e “medicina dei probiotici”.

Il testo è arricchito da numerose tabelle e figure che funzionano da “ancore” per chi legge con mentalità clinica: ad esempio tabelle sui batteri coinvolti nella fermentazione dei carboidrati e su come diverse fibre alimentari modifichino il microbiota e alcuni marker metabolici; oppure schemi e figure sui fitochimici e sui loro possibili benefici.

Interessante, e poco comune in testi di area clinica, l’ampia appendice sui metaboliti microbici derivati da fitochimici con proprietà salutari, organizzata in modo consultabile (metabolita–fitochimico–pianta–metodo/effetto/dose–bibliografia): è una sezione che può tornare utile a chi lavora tra nutrizione clinica, gastroenterologia e counselling su supplementi/fitoterapici. 

Lucio Capurso

Farmacomicrobiomica

Rigore e prudenza (senza spegnere l’entusiasmo)

Il libro non “vende” la farmacomicrobiomica come soluzione facile; al contrario, insiste su ciò che oggi manca per trasformare conoscenza biologica in strumenti clinici robusti. Nelle pagine finali dedicate alle sfide della medicina di precisione applicata al microbioma, emerge con forza un’impostazione molto attuale: la difficoltà di standardizzare campionamento e metodi, l’assenza di un consenso su cosa sia un “microbiota sano”, il dibattito sul termine “disbiosi”, e soprattutto il nodo della riproducibilità e generalizzabilità degli studi — incluse criticità metodologiche e rischio di falsi positivi in assenza di preregistrazione e piani analitici solidi.

Un approccio “critico” perfettamente coerente con l’obiettivo dichiarato nella prefazione: offrire una bussola affidabile, distinguere tra evidenze solide e suggestioni premature, e aiutare gli HCP a interpretare (e filtrare) messaggi spesso semplificati che circolano sul microbioma. 

Medicina di precisione e probiotici: un capitolo che parla al presente

L’ultima parte del volume è probabilmente quella più “strategica” per chi si occupa di innovazione clinica: la medicina di precisione non come slogan, ma come percorso (dalla evidence-based alla precision e poi alla personalized medicine) e come modello di implementazione, con esempi di marker clinici/biologici e una discussione esplicita degli ostacoli quando si prova a trasferire questi concetti nell’area dei probiotici.

Per molti lettori questa sezione può essere un antidoto utile contro due rischi opposti: l’entusiasmo acritico (“microbioma = soluzione per tutto”) e lo scetticismo totale (“troppo confuso, quindi inutile”). Il testo prova a stare nel mezzo: mostra potenzialità e limiti, e soprattutto ricorda che il salto verso applicazioni cliniche richiede standard, trasparenza scientifica e capacità di distinguere sottogruppi e contesti.

È un libro consigliabile a gastroenterologi e internisti, ma anche a chi lavora “al confine” con terapie e microbiota: diabetologi (metformina), cardiologi/medici di medicina interna (statine), psichiatri e neurologi (psicofarmaci), oncologi (microbiota e terapia oncologica), farmacisti ospedalieri e territoriali interessati a variabilità di risposta e interazioni.

L’aspettativa corretta non è quella di un manuale di prescrizione o di linee guida: Farmacomicrobiomica funziona meglio come testo di inquadramento avanzato e come strumento di “alfabetizzazione critica” su un tema che inevitabilmente entrerà nelle decisioni cliniche, anche solo per interpretare correttamente studi, test di microbioma e claim su probiotici/nutraceutici.

Il volume è pubblicato da Clorofilla Editoria Scientifica (prezzo 38 euro), e si presenta come un’opera strutturata e pensata per durare come riferimento, pur in un settore che cambia rapidamente.

Massimo Barberi
Direttore di Microbioma.it

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