Depressione e bibite zuccherate: il microbiota intestinale è l’anello mancante?

Bere bevande gassate o zuccherate potrebbe non essere così innocuo come sembra. Infatti, un recente studio, condotto presso la Goethe University di Francoforte e pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry,che ha coinvolto932 partecipanti, ha evidenziato una correlazione significativa tra consumo di bibite analcoliche, la diagnosi di depressione e la sua gravità. L’associazione sarebbe mediata da cambiamenti nel microbiota intestinale, in particolare dall’abbondanza del batterio Eggerthella nelle donne. Questi dati aprono nuove prospettive sulla relazione tra alimentazione, intestino e salute mentale, suggerendo che le scelte quotidiane a tavola potrebbero avere effetti sul nostro umore più di quanto immaginassimo.

Soft drink e depressione: il ruolo del microbiota intestinale

Che il consumo di bevande analcoliche sia associato a conseguenze negative per la salute, tra cui obesità, diabete, malattie cardiovascolari e cancro è noto da tempo. Tuttavia, crescono anche le evidenze che indicano anche un impatto negativo delle bevande analcoliche sulla salute mentale, con studi longitudinali e trasversali che collegano un’assunzione regolare a un aumento del rischio di depressione. In particolare, questa associazione sembra specifica per le bevande ad alto contenuto di zuccheri. 

Il microbiota intestinale rappresenta un possibile collegamento tra il consumo di bevande analcoliche e il disturbo depressivo maggiore (MDD), dato il suo ben noto legame con entrambi. Le bevande analcoliche (ultra-processate, ad alto contenuto calorico e ricche di zuccheri semplici come glucosio e fruttosio) possono infatti sovraccaricare la capacità di assorbimento dell’intestino tenue e favorire la crescita di specifici generi batterici. 

Questo legame è sostenuto da numerosi studi, che hanno permesso di osservare che nei pazienti con disturbo depressivo maggiore vi è un aumento dei batteri Atopium, Eggerthella, Hungatella, Bifidobacterium, Enterococcus, Flavonifractor, Holdemania e Streptococcus e una riduzione di Faecalibacterium, rispetto ai controlli sani. Considerando il forte legame tra microbiota intestinale e MDD e l’effetto documentato del consumo di bevande analcoliche sulla composizione del microbiota, i ricercatori tedeschi hanno ipotizzato che il consumo di bevande analcoliche sia correlato ai sintomi depressivi nei pazienti con MDD e che questa associazione sia mediata dall’aumento di Eggerthella e Hungatella.

Eggerthellamedia l’effetto delle bibite sulla depressione

Lo studio tedesco ha coinvolto pazienti con disturbo depressivo maggiore e controlli sani di età compresa tra 18 e 65 anni, reclutati dalla popolazione generale e dai servizi di cure primarie tra settembre 2014 e settembre 2018. L’analisi dei dati è stata eseguita tra maggio e dicembre 2024. 

I ricercatori hanno utilizzato modelli di regressione multivariata e analisi della varianza (ANOVA) per esplorare l’associazione tra consumo di bevande analcoliche e diagnosi o gravità dei sintomi depressivi, tenendo conto dell’abbondanza dei batteri intestinali Eggerthella e Hungatella. Sono state inoltre effettuate analisi di mediazione per verificare se le alterazioni del microbiota intestinale contribuissero a questa correlazione.

In totale, lo studio ha incluso 405 pazienti con MDD (67,9% donne; età media 36 anni) e 527 controlli sani (65,5% donne; età media 35 anni). Il consumo di bevande analcoliche si è rivelato predittivo sia della diagnosi di MDD sia della gravità dei sintomi, con effetti più evidenti nelle donne. Tra queste, un maggiore consumo era associato a un aumento di Eggerthella, mentre non si osservavano variazioni significative di Hungatella. Le analisi di mediazione hanno confermato che Eggerthella media in modo significativo l’associazione tra consumo di bevande analcoliche e MDD, spiegando l’effetto sia sulla diagnosi sia sulla gravità dei sintomi.

Conclusioni e prospettive future

Lo studio conferma che il consumo di bevande analcoliche è collegato a un rischio maggiore di depressione e a sintomi più gravi, con un ruolo centrale del microbiota intestinale, in particolare dell’aumento del batterio Eggerthella. Gli effetti risultano più evidenti nelle donne, sottolineando l’importanza di strategie di prevenzione e intervento personalizzate per sesso

I dati mostrano anche come si tratti di un fattore di rischio ampiamente diffuso, ma completamente evitabile: ridurre l’assunzione di bevande zuccherate dovrebbe diventare parte integrante delle linee guida preventive e dei programmi di supporto per chi presenta sintomi depressivi. 

Gli autori dello studio notano come, a livello di sanità pubblica, politiche mirate a limitare disponibilità, vendita e pubblicità di queste bevande, come tasse, restrizioni nelle scuole e regolamentazioni pubblicitarie, potrebbero rappresentare strumenti efficaci di prevenzione. 

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