L’età biologica offre un target quantificabile e modificabile soprattutto quando si combinano omics, intelligenza artificiale e invecchiamento biologico.
Lo conclude il commentario di Carsten Carlberg e colleghi dell’Accademia di Scienza Polacca (Olsztyn, Polonia), pubblicato su NPJ Aging.
L’invecchiamento è un processo biologico inevitabile che varia da individuo a individuo e, sebbene non possa essere arrestato, può essere influenzato da interventi sullo stile di vita e sull’ambiente. Nell’UE, l’aspettativa di vita media è di 81,4 anni, ma questa longevità non sempre equivale a una buona salute. Fattori come dieta, attività fisica, gestione dello stress e il sonno sono cruciali per gli esiti dell’invecchiamento, ma le influenze genetiche ed epigenetiche complicano ulteriormente il quadro. A ciò si aggiungono il ruolo del microbioma intestinale nella resilienza e il suo potenziale per una nutrizione di precisione attraverso i progressi nell’ambito dell’omica e dell’intelligenza artificiale.
Le abitudini alimentari influenzano l’età biologica
Le abitudini alimentari influenzano significativamente l’invecchiamento e le malattie non trasmissibili. Infatti, diete ricche di vegetali, un apporto calorico equilibrato e un regolare esercizio fisico sono correlati a un miglioramento della qualità della vita e a una riduzione del rischio di malattie croniche in età avanzata. Inoltre, l’interazione di vari composti bioattivi alimentari è fondamentale per comprendere i meccanismi dell’invecchiamento.
Ricerche emergenti sottolineano il ruolo degli orologi epigenetici nella valutazione dell’invecchiamento, osservando che possono distinguere tra invecchiamento cronologico e biologico. Il campo degli orologi epigenetici si è rapidamente espanso, utilizzando diversi algoritmi e tipologie di dati, esplorando anche i profili del microbioma intestinale e plasmatico per comprendere meglio l’invecchiamento. Strategie complete che combinano influenze dello stile di vita e fattori genetici sono quindi fondamentali per promuovere un invecchiamento sano.
L’età biologica, distinta dall’età cronologica, infatti, varia in base alla genetica, allo stile di vita e a fattori ambientali. Le principali traiettorie includono un invecchiamento ottimale, subottimale e non ottimale. I fattori critici comprendono la dieta, l’esercizio fisico, la qualità del sonno e le interazioni sociali. Mantenere un peso sano e l’impegno sociale sono infatti fondamentali per prevenire le malattie croniche e promuovere la longevità, in contrasto con gli effetti negativi della solitudine sulla qualità della dieta.
Il microbioma come target nutrizionale
Il microbioma intestinale è essenziale per lo sviluppo immunitario e metabolico, rimodellandosi progressivamente dalla nascita all’età adulta. Con l’invecchiamento aumenta la variabilità della sua composizione, influenzata dalla dieta e dallo stile di vita, e alcune specie batteriche risultano associate a benefici o rischi per la salute. Di particolare aiuto sono i regimi alimentari ricchi di fibre e di alimenti di origine vegetale, che favoriscono risposte antinfiammatorie e un invecchiamento più sano, mentre diete ad alto contenuto di grassi animali si associano a uno stato infiammatorio cronico. In questo contesto, un’alimentazione mirata al microbioma rappresenta uno strumento centrale per preservare la funzione immunitaria e ridurre il rischio di malattie non trasmissibili.
Con l’età l’autofagia delle tossine batteriche diminuisce contribuendo all’infiammazione intestinale cronica e alla disbiosi, rendendo necessari interventi nutrizionali per mantenere l’equilibrio autofagico. Inoltre, promuovere la salute intestinale può influire positivamente sull’invecchiamento e sulle malattie neurodegenerative: l’asse intestino-cervello evidenzia infatti come cambiamenti nella dieta possano influenzare la salute del cervello. Al contempo, l’invecchiamento altera i ritmi circadiani, con ripercussioni su diverse funzioni fisiologiche; interventi come la fototerapia e l’alimentazione a tempo limitato possono aiutare a riallineare questi ritmi, ritardando potenzialmente l’invecchiamento cognitivo. L’identificazione di biomarcatori che colleghino in modo robusto la composizione del microbioma e lo stato infiammatorio sarà essenziale per intervenire precocemente nella storia naturale delle malattie non trasmissibili.
Intelligenza artificiale e multi-omica in interventi di precisione contro l’invecchiamento
I recenti progressi nella comprensione degli orologi dell’invecchiamento e nelle tecnologie multi-omiche forniscono solide basi per l’applicazione delle stime dell’età biologica alle strategie sanitarie, con l’obiettivo di rallentare l’invecchiamento biologico. Il Biomarkers of Aging Consortium delinea criteri chiave – fattibilità, validità, meccanismo, generalizzabilità, reattività e costi – per la valutazione di questi biomarcatori e favorirne il passaggio all’uso clinico.
In questo contesto, la nutrizione di precisione può essere migliorata con diete personalizzate basate sui profili molecolari individuali andando a includere piccole molecole derivate dagli alimenti, in gran parte inesplorate, che si mostrano promettenti nell’influenzare i principali percorsi di invecchiamento. Modelli di apprendimento automatico, come AltumAge e DeepMAge, integrano grandi set di dati per chiarire il ruolo dei biomarcatori nell’invecchiamento. Tuttavia, la trasposizione pratica di queste conoscenze rimane difficile, richiedendo la convalida in diverse popolazioni e garantendo la convenienza economica e la fattibilità clinica. Una ricerca clinica strutturata e l’utilizzo di strumenti di salute digitale potranno supportare una gestione personalizzata dell’invecchiamento.
Invecchiamento: cosa fare
L’HATDT (Healthy Ageing Think & Do Tank), istituito da EIT Food nel 2024, è un’iniziativa transdisciplinare che riunisce oltre 50 esperti con l’obiettivo di affrontare le sfide dell’invecchiamento in salute attraverso un approccio sistemico. Basandosi sulla progettazione traslazionale inversa, il Think & Do Tank traduce i bisogni reali delle comunità in strategie molecolari, con particolare attenzione a interventi dietetici, nutrizione personalizzata e salute del microbioma.
Tre gruppi di lavoro strategici favoriscono il dialogo tra ricerca, politiche sanitarie e coinvolgimento dei cittadini, accelerando l’adozione di soluzioni basate sull’evidenza. Si tratta quindi di un programma pilota di rilievo, sviluppato in collaborazione con le autorità sanitarie regionali, che mira a potenziare l’educazione alimentare nelle persone di mezza età a rischio di sindrome metabolica, integrando marcatori biologici dell’età per valutare l’efficacia degli interventi. Nel complesso, l’HATDT si propone di trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti pratici e scalabili per supportare popolazioni che invecchiano in modo sano e sostenibile.
Per concludere
I ricercatori ridefiniscono il cibo come un regolatore complesso dell’invecchiamento piuttosto che come una semplice fonte di nutrimento, promuovendo la mappatura di prodotti alimentari bioattivi per trasformare la nutrizione di precisione, collegando le strategie dietetiche ai marcatori dell’età biologica per interventi personalizzati. Per attuare questi cambiamenti, gli autori raccomandano di promuovere un accesso equo a cibo nutriente, finanziare la ricerca sui fattori che determinano l’invecchiamento, integrare i biomarcatori nell’assistenza sanitaria e promuovere partnership multisettoriali. Enfatizzando modelli alimentari strutturati, si suggerisce di incorporarli nelle politiche di sanità pubblica per facilitare un invecchiamento sano come standard. Nel complesso, sollecitano continui progressi scientifici e sistemici per sfruttare la scienza alimentare, l’invecchiamento e l’intelligenza artificiale nelle strategie di salute preventiva.
