I risultati di un recente studio condotto da ricercatori italiani, guidati dal Dott. Davide Borroni e dalla Prof.ssa Caterina Gagliano, e pubblicato sulla rivista Experimental Eye Research, offrono nuove informazioni sul microbiota della superficie oculare nei pazienti con glaucoma in trattamento ipotonizzante topico, rivelando alterazioni significative nella diversità, nella composizione e nella diversa abbondanza microbica rispetto agli individui sani.
Microbiota e glaucoma: un legame sempre più evidente
Il glaucoma è una delle principali cause di cecità irreversibile e non dipende esclusivamente dall’aumento della pressione intraoculare: anche fattori vascolari, metabolici, infiammatori e immunitari possono contribuire al danno delle cellule gangliari retiniche. Negli ultimi anni, l’attenzione si è spostata anche sul ruolo del microbiota, grazie alle tecniche di sequenziamento di nuova generazione che consentono di analizzare le comunità microbiche in modo più accurato. È emerso che il microbiota della superficie oculare, pur essendo poco ricco, è attivo e variabile, e che differenze nella sua composizione possono influenzare la salute dell’occhio.
Crescono, inoltre, le evidenze che collegano il glaucoma alla disbiosi: fattori di rischio come età, obesità e depressione possono alterare il microbiota, favorendo a loro volta meccanismi infiammatori dannosi per il nervo ottico. Studi epidemiologici mostrano un’associazione tra disturbi gastrointestinali e glaucoma, mentre specifiche alterazioni del microbiota intestinale sono state correlate a un aumento del rischio di malattia.
Analisi genetiche e metagenomiche suggeriscono anche possibili rapporti causali, con alcuni batteri che sembrano aumentare la vulnerabilità al glaucoma e altri che potrebbero avere un ruolo protettivo, ad esempio tramite la produzione di metaboliti neuroprotettivi come il butirrato. Queste evidenze aprono all’idea che intervenire sul microbiota possa rappresentare una strategia terapeutica, sfruttando approcci già impiegati in altri contesti e potenzialmente adattabili anche all’ambito oftalmologico.
Caratterizzazione del microbiota oculare nei pazienti con glaucoma primario ad angolo aperto
I ricercatori italiani hanno condotto uno studio trasversale che ha incluso 27 pazienti con glaucoma primario ad angolo aperto (POAG) in terapia ipotonizzante cronica e 119 soggetti di controllo sani, il cui microbiota oculare è stato analizzato tramite sequenziamento dell’amplicone 16S rRNA.
I campioni dei pazienti con POAG hanno mostrato una maggiore diversità α e un profilo di diversità β distinto. Le variazioni nella composizione includevano una deplezione dei Firmicutes con perdita di Staphylococcus rispetto ai controlli, e un arricchimento di Proteobacteria (ad es. Pseudomonas), insieme a Enterobacterales non classificati e a una quota più ampia di taxa non classificati.
I test di abbondanza differenziale hanno identificato numerosi taxa significativi che distinguevano i gruppi, coerenti con un microbiota più diversificato, ma meno definito nei pazienti con POAG, che suggerisce una perturbazione ecologica della superficie oculare. Nei campioni di glaucoma, è stato riscontrato anche un aumento della proporzione di taxa considerati rari.
Conclusioni e prospettive future
Sebbene questo studio, di tipo trasversale, non permetta di stabilire un rapporto di causa-effetto, anche per la possibile influenza di fattori come età, sesso, comorbilità ed esposizione ai trattamenti, i risultati ottenuti suggeriscono che il microbiota abbia un ruolo nella fisiopatologia del glaucoma. Le caratteristiche microbiche identificate potrebbero diventare, in futuro, strumenti utili per valutare il rischio di malattia, monitorarne l’andamento o sviluppare nuove strategie terapeutiche basate sulla modulazione del microbiota.
Per confermare e approfondire questi risultati saranno necessari studi più solidi: in particolare, ricerche longitudinali che seguano i pazienti nel tempo, includano pazienti non ancora trattati e confrontino casi e controlli stratificati con maggior precisione per età e sesso. Sarà, inoltre, importante capire se le alterazioni del microbiota precedano lo sviluppo del glaucoma o ne siano una conseguenza, esplorare i meccanismi biologici attraverso cui alcuni batteri potrebbero contribuire al danno oculare e valutare l’efficacia di possibili interventi mirati al microbiota (come probiotici o altre terapie modulanti) come opzioni aggiuntive ai trattamenti attuali.
