La sindrome dell’intestino irritabile (Irritable Bowel Syndrome, IBS) è una condizione gastrointestinale cronica complessa e molto diffusa.
L’incidenza varia tra Paesi (circa il 7% in Italia), con un esordio tipico tra i 20 e 30 anni colpendo maggiormente la popolazione femminile in età fertile1,2.
Considerando la percentuale di persone colpite, la variabilità dei quadri clinici con cui si manifesta, l’assenza di biomarcatori per una diagnosi tempestiva oltre che di terapie risolutive, le ricerche mediche in questo campo sono in costante aumento come anche nella formulazione di prodotti efficaci nel controllare la malattia.
A tal proposito, è stato dimostrato come la dieta e l’equilibrio del microbiota intestinale siano aspetti fondamentali per una sua buona gestione. L’uso di prodotti prebiotici e/o probiotici sta quindi prendendo sempre più piede3.
Ma capiamo un po’ meglio cosa di intende per IBS e quali sono gli “ingredienti” negli ultimi prodotti in commercio.
IBS, un disturbo funzionale
L’IBS è classicamente nota come un “disturbo funzionale gastrointestinale”, ossia una condizione da ricondurre a cause non legate ad alterazioni strutturali, sistemiche o metaboliche.
Potrebbe infatti essere la conseguenza di un’interazione tra fattori dietetici, gastrointestinali, neurormonali e immuntari. Da qui, la nuova definizione di “disordini dell’interazione intestino-cervello” (Criteri Roma IV)4.
Il quadro sintomatologico, benché variabile, si caratterizza prevalentemente con dolore addominale frequente associato a modifiche nella motilità intestinale (diarrea, costipazione), dolore durante la defecazione, meteorismo, gonfiore, nausea, sazietà precoce.
A questi se ne possono aggiungere altri di extra-intestinali (anche se meno frequenti) quali cefalea, insonnia, disfuzione sessuale e molti altri 5.
Per poter esser considerati diagnostici, questi sintomi devono esser presenti per almeno sei mesi ma, essendo generici, possono facilmente esser attribuiti a qualche altro disturbo ritardando la corretta diagnosi5.
Intestino irritabile e microbiota intestinale, la nuova frontiera
Numerose sono le evidenze che dimostrano come pazienti affetti da IBS abbiano un alterato profilo microbico intestinale con, molto spesso, disbiosi da ricondurre generalmente ad alterazioni a carico di Firmicutes (Bacillus, Ruminococcus gnavus etc.), Proteobacteria (Shigella, Escherichia spp.) o Actinobacteria, alla quale è stato attribuito un ruolo rilevante nel contesto eziopatologico di IBS2,6.
In presenza di malattia si osserva per esempio, una diminuzione di batteri produttori di metano associata a un maggior tempo di transito fecale intestinale. Ridotti anche i ceppi sintetizzanti butirrato, soprattutto in soggetti con IBS caratterizzata da diarrea (IBD-D), con compromissione dell’integrità della mucosa intestinale, maggior rischio di infiammazione e sollecitazione della risposta immunitaria2,7.
Si osserva invece un aumento di Proteobacteria e Firmicutes (compresi alcuni ceppi di Lactobacillus e Ruminococcus).
Le strategie terapeutiche
Come anticipato, non esiste ad oggi una terapia risolutiva di questo disturbo. Ci si affida quindi a trattamenti sintomatici per migliorare la qualità di vita dei pazienti, molto spesso pesantemente compromessa.
Una dieta scorretta è da tempo un fattore noto per essere tra le prime cause di problematiche gastrointestinali, IBS compresa. La terapia nutrizionale ha quindi preso piede nel tentativo di ridurre la sintomatologia eliminando quei cibi che potenzialmente favoriscono condizioni infiammatorie (alimenti piccanti ad esempio) o di risposta immunitaria.
Un’attenzione particolare è invece riservata a regimi alimentari “amici” del microbiota intestinale considerandone la sua importanza nella salute complessiva dell’ospite. Via libera quindi alle fibre, soprattutto se solubili, per migliorare il transito intestinale, mentre da ridurre sono i carboidrati fermentabili (i famosi FODMAPs) per contrastare il gonfiore addominale o singoli elementi specifici per il singolo individuo che danno reazioni di intolleranza7.
Accanto a una dieta bilanciata, il supplemento di probiotici e prebiotici mirati sta dimostrando ulteriori vantaggi. In che modo? Benché l’esatto meccanismo d’azione rimanga incerto, la loro azione potrebbe essere da ricondurre a più livelli, inclusa l’ottimizzazione della permeabilità e protezione della barriera intestinale, la riduzione dell’infiammazione mucosale o il controllo della proliferazione di specie patogene.
I probiotici non sono però tutti uguali ed è quindi importante scegliere quelli giusti, da soli o in combinazione, abbinati a un altrettanto corretta posologia. Vediamo quindi qualche esempio di ceppi probiotici e prebiotici che hanno dimostrato efficacia nel trattamento di IBS8.
Probiotici per l’intestino irritabile
Iniziando dai probiotici abbiamo ad esempio, Bifidobacterium animalis ssp. lactis, Lactobacillus acidophilus, L. rhamnosus, L. paracasei e Streptococcus thermophilus, somministrati singolarmente o in combinazione.
L. rhamnosus (IMC 501) ha dimostrato attività inibitoria nei confronti di batteri gram positivi e negativi, contro i patogeni Staph. aureus ed E. coli in particolare oltre che a due ceppi del lievito C. Albicans (ATCC 10261 e ISS7).
Simile attività inibitoria è stata osservata per L. Paracasei, in particolare contro S. Aureus, Proteus mirabilis e tutti i ceppi di Candida (ad eccezione di C. Glabrata e C. Tropicalis)9.
Questi due ceppi, L. rhamnosus e L. Paracasei, hanno poi dimostrato (quando co-somministrati) di migliorare il transito intestinale in individui sani favorendo l’equilibrio della flora batterica commensale10.
Migliorano anche l’espressione di proteine di giunzione stretta con conseguente beneficio per la funzionalità della barriera intestinale da parte svariati probiotici appartenenti a Lactobacillus (L. Rhamnosus incluso) e Bifidobacterium (B. animalis ssp. Lactis ad esempio)11.
In casi di intolleranza al lattosio poi, Streptococcus thermophilus ha mostrato notevoli benefici facilitando la produzione dell’enzima alfa-galattosidasi, carente in questi soggetti, con conseguente scissione del lattosio in glucosio e galattosio. Da qui, considerando l’incidenza di questa intolleranza nella popolazione, il suo esteso utilizzo in integratori probiotici12.
Non solo probiotici: prebiotici, acido ialuronico e alghe marine
Assieme ai probiotici, l’utilizzo di agenti adiuvanti, quali acido ialuronico ad esempio, si è rivelato utile per aumentarne l’efficacia.
L’acido ialuronico, notoriamente utilizzato in ambito cosmetico per i suoi effetti idratanti, ha mostrato benefici anche a livello dell’epitelio intestinale promuovendone l’integrità.
Effetti positivi anche per il microbiota intestinale, favorendo la proliferazione, l’adesione e la maturazione di batteri lattici (L. acidophilus, L. bulgaricus, L. casei, L. fermentum, L. plantarum, L. reuteri, L. rhamnosus, L. salivarius etc.), importanti per il mantenimento dell’equilibrio intestinale e, in caso di IBS, nel migliorarne i sintomi13.
Accanto all’acido ialuronico, prebiotici appartenenti alla classe dei gluco-oligosaccaridi, ottenuti per via enzimatica dagli zuccheri, sono in grado non solo di raggiungere il microbiota intestinale, ma anche di interagire positivamente con la flora batterica locale.
È il caso ad esempio di alfa-gluco-oligosaccaridi ottenuti da maltosio e saccarosio, efficaci e ben tollerati, digeribili da parte dei batteri intestinali.
La loro fermentazione e conversione in acidi grassi a corta catena (i famosi SCFAs) stimola infatti la crescita di batteri buoni come lactobacilli o bifidobacteria limitado di contro quella di ceppi patogeni. Come i probiotici però, anche le fibre prebiotiche non sono tutte uguali.
Inulina o fruttoligosaccaridi per esempio possono aumentare il gonfiore intestinale peggiorando il malessere di soggetti con IBS14.
Ad “aiutare” il microbiota intestinale, oltre ai tradizionali prebiotici, ci sono poi supplementi multi-minerali di origine vegetale, alghe marine del tipo Lithothamnion (alga litotame) ad esempio, ricche in calcio.
L’introduzione di calcio ha infatti dimostrato effetti simil-prebiotici proteggendo la flora batterica commensale dalla proliferazione di patogeni e riducendo l’acidità gastrica, spesso associata a IBS.
Non solo: un appropriato supplemento di minerali (calcio, magnesio, selenio, sodio etc.) sembrerebbe aiutare in casi di infiammazione migliorando inoltre la funzionalità della barriera gastrointestinale, in misura maggiore rispetto all’impiego del calcio da solo 15.
Reference
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9. Coman MM, et al. In vitro evaluation of antimicrobial activity of Lactobacillus rhamnosus IMC 501(®), Lactobacillus paracasei IMC 502(®) and SYNBIO(®) against pathogens. J Appl Microbiol. 2014 Aug;117(2):518-27. doi: 10.1111/jam.12544.
10. Verdenelli MC, et al., Influence of a combination of two potential probiotic strains, Lactobacillus rhamnosus IMC 501® and Lactobacillus paracasei IMC 502® on bowel habits of healthy adults. Lett Appl Microbiol. 2011 Jun;52(6):596-602. doi: 10.1111/j.1472-765X.2011.03042.x.
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12. European Food Safety Authority Panel on Dietetic Products. Scientific opinion on the substantiation of health claims related to live yoghurt cultures and improved lactose digestion (ID 1143, 2976) pursuant to article 13(1) of regulation (EC) No 1924/2006. EFSA J. 8, 1763 (2010)
13. Riehl TE, Ee X, Stenson WF. Hyaluronic acid regulates normal intestinal and colonic growth in mice. Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2012 Aug 1;303(3):G377-88. doi: 10.1152/ajpgi.00034.2012.
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15. Felice VD, et al., A Marine-Derived, Multi-mineral Supplement Influences Bacterial Fermentation and Short Chain Fatty Acid Profile In Vitro. J Med Food. 2021 May;24(5):558-562. doi: 10.1089/jmf.2020.0099.
