Sono ormai diventate una sfida sempre più rilevante per la salute pubblica a livello mondiale: stiamo parlando delle malattie metaboliche, come obesità, diabete di tipo 2, ipercolesterolemia e ipertensione.
Diverse ricerche hanno confermato che alterazioni del microbiota intestinale e dei suoi metaboliti sono strettamente legate alla sensibilità all’insulina, alla secrezione di incretine, all’omeostasi energetica e ad altri fattori associati alla sindrome metabolica. (1, 2)
Alcuni probiotici hanno dimostrato effetti benefici nel trattamento delle patologie metaboliche, sia in studi clinici che preclinici. Tra questi, il Lacticaseibacillus paracasei Shirota (LcS) è stato oggetto di numerose ricerche per il suo potenziale nel contrastare il diabete mellito e l’obesità.
Microbiota e malattie metaboliche
I pazienti affetti da diabete di tipo 2 presentano spesso una disbiosi del microbiota intestinale, caratterizzata da una riduzione dei Firmicutes e da un aumento di Bacteroidetes e Proteobacteria, rispetto ai soggetti sani. Un’alterazione spesso accompagnata dalla traslocazione di batteri intestinali e dei loro componenti, come il lipopolisaccaride (LPS), nel circolo sanguigno, contribuendo a uno stato di infiammazione cronica, una condizione chiave nello sviluppo della resistenza all’insulina. (2, 3)
Quando il LPS attraversa la barriera intestinale e penetra nel flusso sanguigno, si lega alla proteina legante il LPS (LBP), considerata un biomarcatore della sindrome metabolica. Diversi studi hanno evidenziato un’associazione tra i livelli di LBP e l’interleuchina-6, una citochina pro-infiammatoria, nei pazienti con diabete di tipo 2.
Inoltre, nei pazienti obesi con diabete scarsamente controllato, sono stati osservati livelli elevati di LBP, indicando una condizione di infiammazione sistemica più intensa. (1, 2)
Specifici probiotici possono contribuire a ridurre la traslocazione batterica e i livelli di endotossine come il LPS, migliorando il controllo dell’infiammazione e favorendo la salute metabolica complessiva.
La somministrazione di probiotici in pazienti con sindrome metabolica ha mostrato benefici sull’indice di massa corporea, sul metabolismo dei lipidi e dei carboidrati, con effetti positivi anche sui marcatori infiammatori come l’interleuchina-6. (1, 2)
Studi osservazionali hanno inoltre confermato un legame tra microbiota intestinale e obesità. Si ipotizza che i microbi intestinali possano convertire polisaccaridi indigeribili in monomeri, che non soltanto forniscono energia, ma fungono anche da segnali nei percorsi metabolici e nella regolazione dell’appetito.
Formulazioni probiotiche e simbiotiche stanno emergendo come potenziali terapie per il controllo dell’obesità e delle sue comorbidità metaboliche, mostrando effetti moderati ma costanti sulla riduzione dell’indice di massa corporea e della circonferenza vita. (3,4)
Nonostante i meccanismi esatti di questi effetti non siano ancora del tutto chiariti, l’uso di probiotici è stato associato a una riduzione dei livelli di fosfolipasi A2 associata alle lipoproteine e del colesterolo LDL ossidato.
Un recente studio ha evidenziato come i lattobacilli, attraverso la secrezione di acido gamma-aminobutirrico (GABA), possano contribuire alla riduzione della percentuale di massa grassa, in particolare nel tessuto adiposo mesenterico. (3)
LcS nelle malattie metaboliche
La somministrazione orale di Lacticaseibacillus paracasei Shirota (LcS) ha dimostrato di apportare miglioramenti nelle anomalie metaboliche associate all’obesità tra cui la resistenza all’insulina, la compromissione della tolleranza al glucosio, il diabete di tipo 2 e la steatosi epatica nei modelli murini.
Recenti ricerche hanno evidenziato il ruolo di questo probiotico nei pazienti prediabetici, uno stato associato all’obesità è caratterizzato da anomalie metaboliche come l’iperglicemia post-carico di glucosio e la dislipidemia, che aumentano il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari.
In uno studio clinico condotto su pazienti obesi prediabetici con iperglicemia post-prandiale, la somministrazione giornaliera di LcS per otto settimane ha portato a una riduzione significativa dei livelli di albumina glicata, un importante indicatore del controllo glicemico.
Questo risultato è stato accompagnato da una diminuzione dei livelli di glucosio post-prandiale a un’ora e di emoglobina glicata (HbA1c) alla fine delle otto settimane. Tuttavia, le riduzioni nei livelli di albumina glicata e glucosio post-prandiale a un’ora sono svanite dopo un periodo di washout, suggerendo che l’effetto del probiotico sul controllo glicemico sia temporaneo. Al contrario, la riduzione dell’HbA1c si è mantenuta, indicando un effetto a lungo termine sul controllo glicemico nel gruppo trattato con LcS. (1)
Ulteriori risultati sono emersi da uno studio condotto su volontari sani sottoposti a una dieta ad alto contenuto di grassi ed energia, trattati con LcS due volte al giorno. In questi soggetti, l’eccesso di alimentazione ricca di grassi a cui sono stati sottoposti durante lo studio ha comportato una riduzione della sensibilità all’insulina di circa il 27%. Tuttavia, la supplementazione con il probiotico LcS, sia prima sia durante il periodo di sovralimentazione, ha contribuito a preservare il controllo glicemico e a mantenere l’azione dell’insulina. Non è stata osservata una riduzione rilevante delle concentrazioni di glucosio o insulina a digiuno dopo la supplementazione probiotica, probabilmente a causa della selezione di soggetti sani con valori basali normali. (3)
Uno studio epidemiologico retrospettivo ha evidenziato un’associazione tra il consumo di LcS e un rischio ridotto di ipertensione nella popolazione giapponese anziana: i dati hanno rivelato che le persone con pressione sanguigna normale che consumano LcS almeno tre volte a settimana hanno una probabilità inferiore di sviluppare ipertensione nell’arco di 5 anni.
Tuttavia, sebbene ricerche precedenti abbiano evidenziato effetti positivi in contesti clinici, i benefici osservati in questo studio non hanno raggiunto la significatività statistica, rendendo necessarie ulteriori ricerche per confermare se questa associazione possa essere considerata di natura causale. (5,6)
Conclusioni
Lacticaseibacillus paracasei Shirota (LcS) rappresenta un potenziale strumento nella gestione delle malattie metaboliche, contribuendo a migliorare il controllo glicemico e a modulare l’infiammazione. Tuttavia, è fondamentale condurre studi più ampi e controllati per validare questi risultati e definire in modo chiaro il ruolo dei probiotici nel trattamento delle malattie metaboliche.
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Reference
- Naito E, et al. Effect of Lactobacillus casei strain Shirota-fermented milk on metabolic abnormalities in obese prediabetic Japanese men: a randomised, double-blind, placebo-controlled trial. Bioscience of Microbiota, Food and Health 2018;Vol.37(1),9-18, 2018.
- Kanazawa A, et al. Effects of Symbiotic Supplementation on Chronic Inflammation and the Gut Microbiota in Obese Patients with Type 2 Diabetes Mellitus: A Randomized Controlled Study. Nutrients 2021;13:558. https://doi.org/10.3390/nu13020558.
- Hulston CJ, et al. Probiotic supplementation prevents high-fat, overfeeding-induced insulin resistance in human subjects. British Journal of Nutrition 2015;113(4):596-602.
- Cao S, et al. Effect of probiotic and symbiotic formulations on anthropometrics and adiponectin in overweight and obese participants: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Journal of King Saud University – Science Volume 32, Issue 2, March 2020, Pages 1738-1748.
- Aoyagi Y, et al. Habitual intake of fermented milk products containing Lactobacillus casei strain Shirota and a reduced risk of hypertension in older people. Beneficial Microbes 2016;8(1):23-29.
- Nakajima K, et al. Antihypertensive effect of extracts of Lactobacillus casei in patients with hypertension. Journal of Clinical Biochemistry & Nutrition 1995;(18):181-187.
