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Modulare il microbioma per ridurre la pressione arteriosa: una review fa il punto della situazione

Modulare il microbioma per ridurre la pressione arteriosa: una review fa il punto della situazione

Dai dati ottenuti si è osservato che la modulazione del microbioma intestinale ha avuto un impatto statisticamente significativo sulla pressione diastolica in individui con diabete mellito di tipo 2 (T2DM).
Stato dell'arte

Il diabete mellito di tipo 2 (T2DM) ha un grosso impatto a livello globale, e pertanto è fondamentale comprendere in modo esaustivo quali sono i fattori che ne influenzano la gestione. Il microbioma intestinale è emerso come un potenziale regolatore della pressione sanguigna negli individui con T2DM.

Cosa aggiunge questa ricerca

Questa revisione generale mirava a consolidare i risultati delle meta-analisi esistenti in letteratura che avevano studiato l’impatto della modulazione del microbioma intestinale sulla pressione arteriosa sistolica e diastolica nei pazienti con T2DM.

Conclusioni

Dai dati ottenuti si è osservato che la modulazione del microbioma intestinale ha avuto un impatto statisticamente significativo sulla pressione diastolica in individui con diabete mellito di tipo 2 (T2DM), mentre  l’effetto sulla pressione sanguigna sistolica non ha raggiunto la significatività statistica.

In questo articolo

L’ipertensione è una delle condizioni mediche croniche più diffuse, con una prevalenza mondiale standardizzata per età del 32% nelle donne e del 34% negli uomini nel 2019. Rappresenta il principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari (CVD) e aumenta la possibilità di comorbilità quali il diabete di tipo 2 (T2MD) e il rischio di mortalità precoce. 

Studi recenti hanno evidenziato l’impatto significativo delle alterazioni del microbioma intestinale su vari disturbi metabolici, offrendo promettenti prospettive per interventi terapeutici. Pertanto, una revisione generale della letteratura, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases, ha indagato la relazione tra microbiota intestinale e pressione sanguigna in individui affetti da diabete di tipo 2.

Ipertensione e complicanze

L’ipertensione è definita da una pressione sanguigna sistolica (PAS) di 130 mmHg o superiore e/o una pressione sanguigna diastolica (PAD) di 80 mmHg o superiore. La pressione sanguigna elevata, un segno distintivo dell’ipertensione, non solo aumenta in modo indipendente il rischio di morbilità e mortalità cardiovascolari, ma si correla anche a malattie croniche come il diabete mellito di tipo 2 (T2DM), e tra i pazienti con T2DM, l’ipertensione è la causa principale di morbilità e mortalità nell’ambito delle malattie cardiovascolari

Inoltre, l’ipertensione contribuisce all’insorgenza e alla progressione di complicazioni microvascolari come retinopatia e nefropatia e la neuropatia, nonché di complicazioni macrovascolari, in particolare l’aterosclerosi, negli individui con T2DM. 

Microbioma e pressione sanguigna

Le modulazioni del microbioma intestinale potrebbero potenzialmente avere un impatto sui livelli di pressione sanguigna nei pazienti con T2DM. È stata trovata un’associazione positiva tra modulazione microbica intestinale e miglioramento dei livelli di pressione sanguigna diastolica, mentre, sebbene la pressione sanguigna sistolica risultasse diminuita con la modulazione microbica intestinale, questa relazione non raggiungeva la significatività statistica 

Gli interventi mirati al microbioma intestinale, come la somministrazione di determinati alimenti probiotici, prebiotici e simbiotici, potrebbero comunque dimostrare una notevole efficacia nella gestione di disturbi metabolici e nella regolazione della pressione sanguigna.

Dieta, microbiota e pressione in soggetti diabetici

La modulazione del microbiota intestinale a livello alimentare ha portato a risultati discordanti per quanto riguarda la regolazione della pressione sanguigna.

Uno studio clinico randomizzato in doppio cieco ha confrontato due gruppi di pazienti, uno trattato con lievito di birra (1.800 mg/giorno), e uno con placebo, per un periodo di intervento di 12 settimane. I risultati hanno rivelato una significativa diminuzione della pressione sanguigna sistolica e diastolica nel gruppo che ha ricevuto l’integrazione di lievito di birra. 

Un altro studio, randomizzato, in doppio cieco, prospettico, controllato con placebo, della durata di 12 settimane, ha approfondito gli effetti del latte fermentato con Lactobacillus helveticus sulla pressione sanguigna, sul controllo glicemico e sui fattori di rischio cardiovascolare nei pazienti con T2MD, ma i risultati non hanno rivelato una riduzione significativa della pressione sanguigna sistolica o diastolica nelle 24 ore, diurna o notturna.

Infine, un terzo studio ha esaminato i potenziali effetti sinergici di Cucurbita ficifolia e yogurt probiotico su parametri metabolici chiave in individui con T2MD. Dopo 8 settimane di trattamento si è osservato che la combinazione di C. ficifolia e yogurt probiotico ha dimostrato significative riduzioni degli indici di pressione sanguigna.

Conclusioni

Le incongruenze osservate negli studi che indagano l’associazione tra la modulazione del microbioma intestinale e il suo impatto sui risultati di salute, in particolare nel contesto del diabete di tipo 2, possono derivare da vari fattori. 

In generale però è possibile affermare che la modulazione del microbioma intestinale ha avuto un impatto statisticamente significativo sulla pressione sanguigna diastolica nei soggetti con diabete mellito di tipo 2 (T2DM), ma non sulla pressione sistolica.

Redazione
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