Antibiotici in età pediatrica potrebbero aumentare il rischio diabete di tipo 1

Gli antibiotici alterano il microbioma intestinale e aumentano il rischio di diabete di tipo 1: lo dice una ricerca della New York University.
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Antibiotici in età pediatrica potrebbero aumentare il rischio diabete di tipo 1

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Gli antibiotici modificano la composizione del microbioma intestinale e aumentano il rischio di contrarre il diabete di tipo 1: lo afferma una ricerca condotta su topi da laboratorio dalla New York University.

Nello specifico, dalla ricerca è emerso che la malattia emerge più spesso e più rapidamente negli animali trattati con antibiotici a dosaggi paragonabili a quelli utilizzati sui bambini.

Il microbioma, le specie batteriche che convivono e si sono evolute in simbiosi con gli esseri umani, gioca un ruolo importante nella digestione, nel metabolismo e nel sistema immunitario.

Negli ultimi anni si è assistito a un aumento significativo nell’uso di antibiotici nei bambini e l’incidenza di malattie autoimmuni (come il diabete di tipo 1) è più che raddoppiata.

Solo negli Stati Uniti, si stima che un bambino riceva dieci cicli di antibiotici entro il decimo anno di età.

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune, nella quale il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina.

Senza insulina, l’organismo non è più in grado di controllare i livelli di glucosio nel sangue. Ciò porta a danneggiare nervi e vasi sanguigni.

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Rappresentazione grafica dei rapporti tra gruppi di specie batteriche OTU nei topi trattati con antibiotici e in quelli non trattati. Il grafico dimostra che i topi trattati con antibiotici (rosso) hanno un set di OTU molto diverso e meno eterogeneo rispetto ai topi di controllo (blu).

Alcuni studi suggeriscono che il microbioma naturale funzioni come una sorta di palestra per il sistema immunitario, spingendolo a tararsi meglio e a evitare di attaccare l’organismo. Gli antibiotici, secondo gli autori di questa ricerca, possono interferire con questo meccanismo.

Nella ricerca sono stati utilizzati animali da laboratorio particolarmente sensibili alla patologia (topi NOD, diabetici non obesi).

L’incidenza di diabete di tipo 1 è risultata essere del 53% fra gli animali che hanno ricevuto una terapia antibiotica, contro il 26% del gruppo di controllo.

In una seconda batteria di test, gli esemplari femmina sono risultati più esposti dei maschi. Sono in programma ulteriori studi specifici per stabilire la rilevanza di questo dato.

Inoltre, per stabilire se un microbioma alterato dall’uso di antibiotici avesse di per sé ripercussioni a livello immunitario, sono stati trasferiti i batteri intestinali da animali sottoposti a terapia antibiotica ad altri animali privi di batteri.

Le alterazioni manifestate da questi esemplari sono risultate in tutto e per tutto simili a quelle degli esemplari di partenza: un microbioma alterato è quindi di per sé sufficiente ad alterare il sistema immunitario.

Nello specifico, in queste condizioni sono presenti in minor numero i linfociti T regolatori, preposti al controllo delle reazioni immunitarie.

Lo studio, secondo i ricercatori, inizia a gettare luce sul nesso fra le alterazioni del microbioma dovute agli antibiotici e la maggiore incidenza di diabete di tipo 1.

«È il primo studio a suggerire che gli antibiotici alterino il microbioma e hanno effetti duraturi sullo sviluppo metabolico e immunitario, sfociando nell’autoimmunità» spiega Jessica Dunne, una delle autrici della ricerca.

La speranza dei ricercatori è che la loro scoperta abbia un impatto positivo sullo sviluppo di cure preventive e di vaccini specifici.

Davide Soldati

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