La Chlamydia trachomatis è l’infezione batterica a trasmissione sessuale (IST) più comune, con oltre 130 milioni di casi a livello globale ogni anno, e comporta gravi rischi per la salute, soprattutto per le donne. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che alcuni batteri presenti nel microbiota vaginale sono associati a un rischio aumentato di infezione da clamidia.
I risultati, pubblicati su Cell, suggeriscono che interventi mirati basati su questi marcatori microbici potrebbero aiutare a ridurre i tassi di infezione.
I principali fattori di rischio per l’infezione da clamidia includono avere più partner sessuali, una storia di IST e la presenza di vaginosi batterica, una condizione che altera il microbiota vaginale.
Tuttavia, la correlazione tra vaginosi batterica e infezione da clamidia non è ancora stata chiarita in quanto sono entrambe influenzate dai comportamenti sessuali.
Per capire come il microbiota possa predisporre all’infezione da clamidia, un team di ricercatori guidato da Mykhaylo Usyk dell’Albert Einstein College of Medicine di New York ha quindi deciso di confrontare i microbi vaginali di donne che in seguito hanno sviluppato o meno l’infezione.
Rischio di infezione se c’è vaginosi batterica
Dai dati ottenuti è emerso che le donne con vaginosi batterica presentano un rischio aumentato del 62% di infezione da clamidia rispetto alle donne senza questa condizione. Inoltre, l’analisi del microbiota vaginale ha mostrato differenze significative, tra cui una maggiore diversità batterica.
I comportamenti sessuali, come avere più partner sessuali, non sembrano invece influenzare il rischio di infezione attraverso la vaginosi batterica. Al contrario, specifiche comunità batteriche all’interno del microbiota vaginale sono risultate associate all’infezione, con uno specifico sottotipo di vaginosi batterica, chiamato mBV-A, che è risultato correlato a un rischio più elevato.
I ricercatori hanno identificato anche un set di 10 batteri che sono risultati associati a un rischio aumentato di infezione da clamidia, tra cui Candidatus Lachnocurva vaginae, Prevotella e Megasphaera.
Quali rischi per la salute
Dopo il trattamento, la composizione del microbiota vaginale delle donne è stata ristabilita, ma i livelli di alcune comunità batteriche sono rimasti elevati, tra cui il sottotipo mBV-A, che è stato collegato alla reinfezione e ad altri rischi per la salute, come la malattia infiammatoria pelvica e l’aborto spontaneo.
Nonostante le piccole dimensioni del campione e i dati auto-riportati, lo studio suggerisce che alcune caratteristiche del microbiota vaginale, tra cui la presenza di specifiche comunità batteriche, potrebbero indicare un aumento del rischio di infezione da Chlamydia.
«I dati raccolti potrebbero costituire la base per mettere in atto nuove misure di sanità pubblica con l’obiettivo di ridurre il peso delle infezioni da Chlamydia trachomatis mediante lo sviluppo di strategie preventive e terapeutiche basate su caratteristiche più “granulari” del microbiota cervico-vaginale», concludono gli autori.
