La vaginosi batterica è una condizione comune caratterizzata da una riduzione dei livelli di batteri vaginali protettivi, come i lattobacilli, che causa sintomi quali perdite e cattivo odore e aumenta il rischio di infezioni e complicanze in gravidanza. I dati di un recente studio clinico suggeriscono che un probiotico vaginale aiuta a ripristinare i livelli di batteri protettivi e a ridurre le recidive, sebbene la sua efficacia dipenda dalla composizione individuale del microbiota vaginale.
I risultati, pubblicati su Cell Host & Microbe, suggeriscono quindi che l’uso di probiotici dopo un trattamento antibiotico potrebbe aiutare a prevenire le recidive di vaginosi batterica, aprendo la strada a trattamenti personalizzati in base al profilo del microbiota.
Precedenti studi hanno dimostrato che terapie a base di probiotici come LACTIN-V, che contiene il batterio benefico Lactobacillus crispatus, sono utili per prevenire le recidive di vaginosi batterica, ma solo parzialmente.
Per identificare fattori che ne possano aumentare l’efficacia, Seth Bloom del Ragon Institute di Cambridge, in Massachusetts, e i suoi colleghi hanno condotto uno studio randomizzato su 213 donne di età compresa tra i 18 e i 45 anni affette da vaginosi batterica.
Microrganismi benefici
Le partecipanti hanno prima completato un ciclo di 5 giorni di antibiotici intravaginali e poi hanno ricevuto LACTIN-V o un placebo. Per monitorare eventuali cambiamenti nella composizione del microbiota vaginale, i ricercatori hanno raccolto campioni vaginali prima della somministrazione degli antibiotici, dopo la somministrazione degli antibiotici ma prima del probiotico, e in diversi momenti nell’arco di 24 settimane.
Prima della somministrazione degli antibiotici, quasi tutte le partecipanti presentavano bassi livelli di batteri protettivi del genere Lactobacillus e alti livelli di microbi nocivi come Gardnerella, Prevotella e altri batteri associati alla vaginosi batterica.
Dopo la somministrazione degli antibiotici, la maggior parte delle partecipanti ha temporaneamente sviluppato una flora batterica dominata da Lactobacillus iners, anziché dal più protettivo L. crispatus. Tuttavia, le donne trattate con il probiotico LACTIN-V avevano una probabilità maggiore di sviluppare una dominanza di L. crispatus a 12 e 24 settimane rispetto a quelle che avevano ricevuto un placebo.
Risposta individuale
Dall’analisi del microbiota vaginale è emerso che LACTIN-V è in grado di promuovere la dominanza di L. crispatus in circa un terzo delle partecipanti che lo hanno ricevuto. Nelle donne caratterizzate da un microbiota dominato da L. crispatus alla quarta settimana dall’inizio del trattamento, questo microbo è rimasto presente fino alla dodicesima e alla ventiquattresima settimana. Inoltre, le donne con alti livelli di L. crispatus non hanno avuto recidive di vaginosi batterica.
Ulteriori esperimenti hanno dimostrato che maggiori livelli di batteri del genere Lactobacillus o di batteri nocivi prima della somministrazione di LACTIN-V sono associati rispettivamente a una minore o maggiore infiammazione vaginale. Inoltre, è stato osservato che la risposta al trattamento con LACTIN-V varia a seconda della composizione iniziale del microbiota vaginale di ciascuna donna.
Nonostante le piccole dimensioni dello studio, secondo gli autori questi risultati chiariscono gli effetti di prodotti bioterapeutici vivi sul microbiota e identificano i fattori predittivi del successo del trattamento, fornendo informazioni utili per migliorare le strategie di intervento volte a promuovere la salute delle donne.
